Giovedì, Maggio 17, 2012
   
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Quando i giornalisti non vogliono vedere le pistole fumanti

Zero 11 Settembre

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giuliettochiesapinocabrasdi Pino Cabras – Megachip. Con Video di MegaChannelZero in coda all'articolo.

Abbiamo provato a ricordare ai giornalisti d’inchiesta che l’analisi dei segreti del potere non è nata con Wikileaks. Segreti penetrabili ce n’erano anche prima. Ad esempio tante vicende collegate all’11 settembre 2001, spesso delle vere «pistole fumanti». Proprio questo è il titolo che abbiamo dato all’incontro con i giornalisti e i cittadini venerdì 10 dicembre a Roma. Giornalisti che hanno risposto all’invito: pochissimi. Hanno preferito continuare nel loro silenzio, confortante per le verità ufficiali. Così non hanno assistito alla proiezione dei filmati inediti o poco conosciuti che raccontavano un 11 settembre molto diverso da quello della narrazione corrente. Giulietto Chiesa ha presentato un documento relativamente nuovo, mai tradotto finora in italiano.

Si tratta dell’inchiesta di un gruppo di tenaci investigatori statunitensi, il Citizen Investigation Team.

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Sono andati a intervistare nuovamente tutti i testimoni chiave che avevano assistito al volo di un aereo che si avvicinava al Pentagono. Li hanno collocati lungo una mappa. Hanno scoperto che la traiettoria che risulta è incompatibile con quella ufficiale.

Uno dei testimoni, Lloyde England, credendo di non essere ripreso, ammette di fatto che la sua testimonianza iniziale non era vera, e che si è piegato a volontà di un gioco troppo grande per lui.

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Un altro filmato mostra bene come inizia il crollo del WTC7, l'edificio 7 del World Trade Center (che molti ignorano). 47 piani non colpiti da alcun aereo coinvolti in un collasso repentino e totale entro il perimetro della base in pochi secondi. Per quasi due secondi e mezzo sappiamo che il crollo è stato a caduta libera: la struttura non oppone resistenza. Il filmato mostra in modo evidente che la scena è in tutto identica a una demolizione intenzionale. Il che obbliga a postulare uno scenario di complicità molto più vaste della banda di Mohammed Atta.

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Assieme ad altri filmati di questo tenore è stata letta anche una rivelazione di Wikileaks che un anno fa fu ignorata dai media, sebbene ricca di implicazioni. Uno dei numeri di telefono più segreti al mondo, quello della sicurezza del presidente USA, non certo un numero da pagine gialle, ricevette un messaggio inquietante: «ora tocca ad Angelo». Angelo era la parola d’ordine di quel giorno per denominare l’Air Force One, l’aereo di Bush. Chi era a minacciare le istituzioni? Uno scenario da golpe.

Al centro dello scenario una serie impressionante di esercitazioni degli apparati militari e di quelli della sicurezza. Erano tanti, troppi, i War Games che interferivano su ogni aspetto rilevante di quella tragica giornata, dai radar del Norad fino al quartier generale del superservizio del NRO, ai preparativi di una simulazione d’attacco terroristico a Manhattan, fino al piccolo ma importante test che bloccava l'antincendio del WTC7. Nell'incontro sono state elencate altre esercitazioni ancora, tutte a ridosso degli eventi.

La mole di materiali è tale che non ci saranno più scuse per i silenzi. L’11 settembre continuerà a essere un ingombrante banco di prova per il giornalismo d’inchiesta e per chi voglia collegare grandi e piccole prove della strategia della tensione del XXI secolo.

 

Video della conferenza a cura di MegaChannelZero:

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