La maggioranza degli americani ritiene che la guerra in Iraq non sarà vinta dagli Stati Uniti e che a Baghdad non sarà possibile insediare un governo democratico. E come se non bastasse, la maggioranza dei cittadini Usa ritiene che l'amministrazione di Washington ha deliberatamente fuorviato l'opinione pubblica sulle ragioni della guerra, e in particolare sulla reale entità del pericolo delle presunte armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, mai ritrovate, anche se la maggioranza ritiene ancora che non sia stato un errore l'invio di truppe in Iraq. È quanto ha constatato un sondaggio congiunto di Cnn-Gallup-USAToday pubblicato sul numero di oggi del quotidiano 'USA Today'.
La percentuale degli americani ancora fiduciosa nella vittoria finale in Iraq, secondo il sondaggio, è pari al 43%, a fronte di un 21% che crede che la guerra potrebbe essere vinta ma nutre dei dubbi in proposito, e di un 32% che pensa semplicemente che la guerra non possa essere vinta.
Solo il 37% delle persone interpellate si dice fiducioso che alla fine a Baghdad ci sarà un governo democratico, contro il 58% che non ci crede affatto.
Tuttavia un 53% ritiene ancora che non sia stato un errore inviare truppe in Iraq: si tratta del sostegno più forte alla guerra dalle elezioni irachene del 30 gennaio scorso, quando l'ottimismo toccò il picco.
Ed è inoltre la prima volta che un sondaggio constata che è divenuta maggioranza (51%) quella parte dell'opinione pubblica americana che ha la sensazione di essere stata ingannata, o per lo meno fuorviata, sulla reale entità del 'pericolo Saddam', che ha giustificato l'attacco all'Iraq nel 2003.
Il sondaggio è stato condotto il 24 luglio ed il quotidiano dichiara che il suo margine d'errore è nell'ordine dei 3-5 punti percentuali.
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Il numero di soldati americani in Iraq potrebbe essere notevolmente ridotto se il processo politico nel paese e il potenziamento delle forze di sicurezza locali continuassero positivamente. Lo ha detto oggi il Comandante delle Forze americane in Iraq, George Casey.
"Se il processo politico e lo sviluppo delle forze di sicurezza (irachene) continuassero sulla via giusta, credo che potremmo ridurre notevolmente (il numero di soldati) fin dalla prossima primavera, dopo le elezioni" generali previste in dicembre in Iraq, ha dichiarato alla stampa a Baghdad il Generale Casey.
Casey ha parlato al termine di un incontro con il Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, in visita a sorpresa a Baghdad, e con l'Ambasciatore statunitense in Iraq, Zalmay Khalilzad.