La provocazione l’aveva già lanciata Dulbecco dai microfoni di Rai 1: «Telethon è l'unica iniziativa valida in sostegno della ricerca, mentre il governo non fa nulla per salvaguardare la scienza e gli scienziati». L’altra sera un gruppo di ricercatori lo ha ripetuto riuscendo a irrompere negli studi Rai dove si svolgeva in diretta la raccolta di fondi per Telethon e a prendere il microfono: «Chiedono ai cittadini di fare beneficenza quando il governo Berlusconi taglia i finanziamenti e blocca le assunzioni». Sullo sfondo c’era lo striscione: «Ricerca e investimenti pubblici, meno elemosine». Un assalto a sorpresa, un blitz che non è piaciuto alla Rai e ai suoi dirigenti: Cattaneo ha fatto subito sapere che il responsabile della sicurezza è stato rimosso e in un comunicato ha bollato l’avvenimento come oltraggioso e incivile.
Precari da sempre. Li hanno definiti sedicenti ricercatori. Il giorno
dopo, Sonia Gentili, la ragazza che ha strappato il microfono a Milly Carlucci
replica sorridendo: «Noi siamo ricercatori a tutti gli effetti, lavoriamo nelle
università e nei centri di ricerca. Certo siamo precari, da sempre, anche grazie
a questo governo. L’esistenza di Telethon è la prova della latitanza dello Stato».
Il blitz lo hanno deciso, se è possibile, all’ultimo momento. «Di cosa parliamo?
Di un governo che quest’anno manca gli impegni anche di fronte alla comunità
internazionale e rifiuta di versare il suo contributo al fondo mondiale per
la lotta all’Aids deciso a genova al vertice del G8 del 2001. I denari per sostenere
la guerra preventiva, invece, sono sempre disponibili». Dicono di essere stati
costretti a prendersi questo spazio perché un’altra occasione di dialogo con
le istituzioni o l’opinione pubblica è loro negata. Spiegano che già oggi «55.000
precari tengono in piedi laboratori e università nel Paese».
Questione di Nobel. Il problema c’è ed è stato sollevato da tutti premi
Nobel italiani. A cominciare da Dulbecco appunto: «L'importante - ha spiegato
- sarebbe avere un buon sistema universitario, un sistema che riconosca davvero
il merito dei giovani e cerchi di aiutarli perché possano fare di più. E poi
avere delle buone strutture cioè degli istituti di ricerca di molti tipi non
solo di uno. Perché gli scienziati di vario tipo si aiutino l'uno con l'altro.
Ma devono essere stanziati fondi adeguati».
Al momento le buone intenzioni dei ricercatori, la denuncia di una politica
demenziale nella ricerca lasciano il posto solo alla polemica. E alla durissima
reazione della Rai. I vertici hanno preannunciato una denuncia «per violazione
di proprietà privata e interruzione di pubblico servizio». Per il direttore
della comunicazione e raccolta fondi di Telethon, Niccolò Contucci, un'azione
come questa ha un «effetto di destabilizzazione e sfiducia», soprattutto «in
un momento in cui si cerca di attirare l'attenzione del pubblico sulle difficoltà
della ricerca. Aggravano proprio la situazione contro la quale questi ragazzi
intendevano protestare. Senza contare il fatto - ha concluso - che la protesta
è avvenuta proprio nel corso di un'iniziativa a favore della ricerca sulle malattie
genetiche, sottofinanziata in tutto il mondo, ma nella quale l'Italia è fortemente
impegnata».
Dalla direzione di Raiuno un comunicato: «Si deplora vivamente - si legge in
una nota - l'incidente verificatosi durante la diretta di Telethon ad opera
di alcuni provocatori. La violenza e la fulmineità dell'attacco - si precisa
- hanno consigliato di mandare in onda comunque la lettura del comunicato in
quanto non si poteva prevedere se si trattasse di persone disposte ad altro
tipo di violenza».
Un nuovo record. Intanto la raccolta di fondi per la ricerca va meglio
dell’anno precedente. Alle ore 16 di venerdì la Bnl aveva raccolto oltre 7,5
milioni di euro. «L'edizione 2004 - ha spiegato Luigi Abete, presidente della
Bnl - sta avendo un grande successo sia per quanto riguarda la partecipazione
sia per quanto riguarda le donazioni. A parità di ore BNL ha raccolto di più
rispetto al 2003. Anche quest'anno credo che raggiungeremo i migliori livelli».
Fonte: L'Unità