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Marini non ce la fa, si va verso le elezioni anticipate
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Governo
«Rammarico». Usa questa parola Franco Marini per annunciare che il suo mandato è finito. Il presidente del Senato incaricato di esplorare la possibilità di trovare una maggioranza per un governo di riforme, non ce l'ha fatta. Nonostante tra le forze politiche sia «diffusa la consapevolezza di modificare la legge elettorale», «non c'è una significativa maggioranza» disposta a farlo. Una settimana di consultazioni, insomma, non è bastata a mettere d’accordo le forze politiche, né a farle ragionare in virtù della responsabilità nazionale a cui il presidente si era più volte appellato.

Silvio Berlusconi, nei suoi 25 minuti di colloquio con il presidente del Senato, non aveva aperto nessuno spiraglio. È convinto di vincere, e vuole correre al voto. Come lui Gianfranco Fini, che non ha voluto nemmeno accettare l’ipotesi di un “governo per il referendum” nonostante An fosse uno dei maggiori sponsor dei quesiti.

Per questo a Walter Veltroni, l’ultimo, il 27esimo, degli “ospiti” di Marini, il presidente del Senato non aveva potuto fare altro che mettere in tavola le carte della sconfitta.

A questo punto, non c’è alternativa, Napolitano dovrà sciogliere le Camere e indire le prossime elezioni, che si terranno presumibilmente nel primo o nel secondo fine settimana di aprile. Il Presidente della Repubblica non ha potuto fare altro che prendere atto dell’esito delle consultazioni, ringraziando Marini «per l'alto senso di responsabilità con cui ha svolto il compito affidatogli».

«È chiaro» – commenta la capogruppo Pd al Senato Anna Finocchiaro – che sarà Prodi a guidare il governo fino al voto. Fino all'ultimo la proposta del Pd per un «governo delle riforme di tre mesi», era rimasta valida. Ma il patto con Forza Italia, aveva ammesso lo stesso segretario del Pd, è ormai «difficile da sostenere».

È arrabbiato Veltroni, perché chi ha boicottato la missione di Marini «vuole far precipitare il paese verso elezioni con una legge elettorale sbagliata e con coalizioni eterogenee e confuse».

Finge dispiacere, invece, il “sabotatore” Berlusconi: «Mi auguro – ha detto a giochi fatti – che il dialogo possa proseguire dopo il voto, perché la situazione italiana è drammatica». «Come sapete – ha aggiunto – io sono la persona con la quale è più facile dialogare. Io mi faccio concavo e convesso rispetto al mio interlocutore». E poi gli gira le spalle.

da www.unita.it
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