
''Risposta alla bubbola numero 1'' - Risposta al Sig. Claudio Baccianti - 13/10/08
Mi scrive ancora il signor Baccianti, quello che ha ridato indietro la tessera di Megachip.
Dice che io non accetto che "a qualcuno sorgano dei dubbi dopo avere letto le argomentazioni di Attivissimo".
No, non è vero che io non accetto. A ciascuno il profeta che si merita.
Scrive però, testualmente, il signor Baccianti, al mio riguardo, che io avrei "appositamente evitato i primi
nove punti" della sua lettera". Aggiunge: "Zerobubbole contiene
anche molte sciocchezze, ma quei 9 punti non lo sono. I primi 9, non il decimo. Lei
penserà "ora gli smonto il nono e lui dirà: i primi 8, non il 9". No, le assicuro
che l'ultimo punto, quello delle difese del Pentagono, l'ho messo per fare cifra
tonda (con rammarico, visto che per me è stato un boomerang). Le prime 9 critiche
sono fondamentali e ne sono ancora più convinto ora che ho visto come lei si impegna
ad evitarle.
Un'altro mio errore è stato quello di abusare con i riferimenti al sito di
Attivissimo, così che lei ha pensato che la mia lettera fosse un "Cavallo di Troia".
Il terzo errore è stato quello di scrivervi una seconda email, per sollecitare una
qualche risposta."
Infine conclude, in riferimento a Pandora, con queste parole:
"Lei dà per scontato che io non contribuirò a Pandora, invece si. Ci partecipano
molti altri illustri giornalisti e l'idea è buona. Ancora non è partita, quindi è
difficile valutare a priori. Voglio dare una chance al progetto, ma stia tranquillo
che sarò in prima fila a criticarlo se Pandora rispecchierà la filosofia (piuttosto,
i metodi) di Zero e della discussione che abbiamo avuto.
La ringrazio comunque per avermi scritto.
Distinti saluti.
Claudio Baccianti
Ecco perchè ho deciso di rispondergli ancora una volta. L'ultima, contravvenendo al mio proposito, più volte enunciato,
di non dare inutile spazio ai provocatori. Lo faccio, in via del tutto eccezionale, perchè mi sembra che il signor Baccianti sia
in buona fede. E visto che egli afferma che io "appositamente evito" di
rispondere alle prime nove confutazioni del suddetto kamikaze di Bush,
mi propongo di dimostrargli che non "evito" un bel niente. Evito solo di
perdere tempo.
La mia risposta contiene, implicitamente, la spiegazione, molto
concreta, del fatto che non intendo rispondere a tutte le altre
scorrettezze truffaldine del suddetto kamikaze di Bush: non ho tempo, e
nemmeno voglia di farlo, anche perchè sono tutte basate sugli stessi
espedienti (truffaldini appunto) nei quali persone non avvezze possono
cadere abbastanza facilmente. Per così dire, demolita la prima, anche le
altre, applicando lo stesso criterio, fanno la stesa fine delle tre
torri del World Trade Center, cioè si afflosciano verticalmente su se
stesse. In questo caso molto ben spiegabilmente, essendo prive di
sostegni e costruite su artifici rettorici fin troppo esili.
Quindi, dopo avere spiegato -- l'ho fatto in precedenza rispondendo allo
stesso lettore (vedasi la lettera titolata "Errata corrige etc") - che
il fatto di non poter fotografare i sistemi di difesa del Pentagono non
significa affatto che quei sistemi non esistono, sceglierò la prima tra
quelle che il suddetto KdB (kamikaze di Bush) definisce "bubbole".
Non l'ottava o la nona, o una più comoda. Scelgo la prima.
Nella quale il nostro KdB comincia con l'andare per farfalle accusando
"Zero" di fare ricorso a "testimonianze indirette", e paragona la
tecnica giornalistica del film "a quella di Elio _/Mio Cuggino /_e le
Storie Tese". Ti aspetteresti, dopo cotanta dichiarazione, fuoco e
fiamme demolitrici. Invece KdB non smentisce niente di quello che, nel
film, dichiara il prof. Hafeez Mossaddeq Ahmed. E cioè che Osama bin
Laden non è ricercato per l'attacco dell'11 settembre. KdB non fa che
confermare esattamente che la fonte della notizia era Muckraker Report
del 6 giugno 2006, e precisamente Paul V. Sheridan (Vincitore del Premio
per la Giustizia Civile nel 2005). Il quale, avendo mandato una
richiesta formale all'FBI il giorno prima, si era sentito rispondere,
non dal portiere di notte ma da Rex Tomb, Chief for Investigative
Publicity, che -- testualmente - "la ragione per cui il 9/11 non è
menzionato nella pagina in cui Osama bin Laden è collocato tra i most
wanted consiste nel fatto che l'FBI non ha prove concrete (hard
evidence) che colleghino bin Laden al 9/11"
Paul V.Sheridan continuava così: "Sorpreso" da una tale "stupefacente
dichiarazione" chiesi come ciò fosse possibile. E Tomb continuò: "Bin
Laden non è stato formalmente incolpato in connessione con l'11
settembre". Quindi in che consisterebbe la "bubbola"? Nel fatto che non
siamo andati a interrogare direttamente Paul V. Sheridan? La smentita
sarebbe valida se quello che dice Nafeez Ahmed contraddicesse quel
fatto. Invece niente. Allora KdB dice che noi avremmo fatto "un sunto di
terza mano", di dichiarazioni di "fantomatici giornalisti". Ma quali
fantomatici? Quanto al "sunto" evidentemente KdB non sa distinguere un
film da un libro. Voleva, per ogni punto della nostra analisi, che
scrivessimo un intero volume? E quanti film ci sarebbero voluti per
ciascuna delle decine di pagine di menzogne del rapporto ufficiale? Noi
abbiamo fatto dunque un'operazione di sintesi non solo perfettamente
legittima e non smentibile, ma del tutto corrispondente alle esigenze
temporali di un film. Per giunta basandoci su un esperto di chiara fama,
conoscitore del mondo arabo e a sua volta autore di ponderose inchieste
in materia.
Ma KdB insiste che noi diciamo cose "per sentito dire". E aggiunge una
argomentazione sconcertante. Rex Tomb avrebbe "chiarito" che "l'assenza
di bin Laden nella lista non è affatto misteriosa o scagionante", bensì
-- udite, udite! - "è solo una questione procedurale". Una faccenda che
noi avremmo "nascosto" e che "smonta in partenza il mistero". Vediamo
dunque il suo "smontaggio". A parte il fatto che il primo a non essere
stato smontato fu proprio l'autore dello scoop, Paul V. Sheridan,
incredulo quanto noi. A tal punto che il povero Rex Tomb, dopo avere
fatto la gaffe, prima si fa intervistare dal Washington Post per dire
che "la prassi governativa in atto da tempo" è quella di "basarsi solo
su imputazioni formali". Molto bene. Solo che nel 2006, a oltre quattro
anni di distanza dalla tragedia, quelle "imputazioni formali" non erano
ancora state presentate. E dunque nasce la domanda. Come mai il rapporto
ufficiale, che precede la dichiarazione di Rex Tomb, ha potuto giungere
a conclusioni così chiare (Osama bin Laden è il colpevole) senza che
nessuna "imputazione formale" fosse stata presentata al Dipartimento per
la Giustizia? Nonostante gli sforzi, il nostro KdB non riesce a tirarsi
fuori dalle sabbie mobili. E nemmeno il Washington Post, che corre a
sentire, evidentemente per trovare conforto, l'ex procuratore federale
David Kelley. Costui riconosce che "può sembrare strano" (confermo, a
noi, infatti pare strano) ma "se fossi parte del governo sarei perplesso
se mi chiedessero di mettere un cartello Wanted quando non sono state
depositate accuse formali, chiunque sia l'accusato".
Lodevole garantismo, che però non smentisce niente di quello che noi
abbiamo detto. Ma soprattutto che apre una serie di altre gravi domande.
Il KdB finge di non sapere che l'8 di ottobre2001 gli Stati Uniti
d'America chiesero la convocazione del vertice Nato, a livello di
ambasciatori, in cui chiesero l'applicazione dell'articolo 5 del
trattato, affermando di avere prove certe (hard evidence) della
colpevolezza di Osama bin Laden. L'incontro si tenne a Bruxelles e
Washington ottenne il risultato che si proponeva, cioè di scatenare la
rappresaglia contro l'Afghanistan, luogo di rifugio di Osama bin Laden.
Chi non ha la memoria corta ricorderà che il governo americano dichiarò
allora che "le prove incontrovertibili" della responsabilità di Osama
erano state presentate a tutti i governi della Nato, ma che non
sarebbero state rese note. Cinque anni dopo si scopre che non le avevano
neanche loro, quelle "prove". Cioè si scopre che mentirono ai loro
alleati fin dall'ottobre 2001. Il risultato fu una guerra in cui
morirono (e muoiono tuttora) decine di migliaia di persone.
In seguito le "confessioni" sotto tortura, rilasciate da Khaled Sheikh
Mohammed ci avrebbero rivelato (se ci credessimo, ma non ci crediamo,
anche perchè lo abbiamo rivisto per qualche minuto, all'inizio di un
processo subito sospeso, solo diversi anni dopo il suo arresto e la sua
sparizione, per anni, in carceri segrete di cui non si conosce
l'ubicazione) che sarebbe stato lui l'ideatore, l'inventore,
l'organizzatore dell'11 settembre. Dunque le bugie e le contraddizioni
si moltiplicano. Ma KdB ci comunica, malinconicamente, che rendere note
le fonti le comprometterebbe e "forse i tempi non sono ancora maturi per
farlo". E questo sarebbe il Torquemada al quale dovremmo delle risposte
per le bubbole che diffonde sul web?
Quella in questione è la bubbola numero uno. Bubbola di proprietà
esclusiva di KdB. La teniamo come esempio preclaro di come i servi dei
bugiardi e degli assassini lavorano. Non si può pretendere, del resto,
che i servi siano migliori dei loro padroni. E con questo, egregio
signor Baccianti, concludiamo questa diatriba inutile.
Utile solo a dimostrarle che il trucco non è mio o nostro. E che non
temo nessuna cialtronesca "confutazione". Questo non significa che io
non abbia fatto errori. Ma, lo ripeto, si tratta di fare il calcolo di
errori e di cose giuste. E poi tirare le somme.
Quanto a Pandora si chieda come mai tanti professionisti "illustri",
come lei li chiama, vengano a lavorare con me. Il suo contributo e le
sue critiche saranno bene accette.
Giulietto Chiesa
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