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Il massimalismo minimo dei sindacati tradizionali - 22-1-06

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intervista a Fabrizio Tomaselli e a Paolo Maras del SULT, sindacato unitario dei lavoratori dei trasporti

E' in una villetta unifamiliare alle porte di Roma che incontro Fabrizio Tomaselli e Paolo Maras, segretari del SULT, sindacato del trasporto aereo  e più rappresentativo tra gli  assistenti di volo Alitalia, l'organizzazione sindacale di base che, con un fax, fu sospesa dai suoi diritti di rappresentanza nella scorso Agosto. Maras mi è venuto a prendere in macchina, siamo attesi per ora di pranzo a casa di Tomaselli. Tomaselli e Maras sembrano due persone normali, parlano dandosi il cambio con con un sereno affiatamento, dicono le cose che hanno da dire con semplicità, ma si avverte una rassicurante competenza delle problematiche del trasporto aereo in Italia.

A tavola con i figlioli, più o meno adolescenti, c'è Cinzia, la moglie di Tomaselli. "Sarebbe pure ora che il Sult fosse riammesso al tavolo delle trattative, questa casa sembra essere diventata una succursale sindacale, non si parla d'altro, i telefoni squillano in continuazione." Su questo punto sembrano dire la verità, i telefoni di Tomaselli e Maras faranno da contrappunto durante tutta la nostra conversazione. Entriamo nel vivo quando Cinzia serve il caffè, che consumiamo a tavola, sulla tovaglia a quadretti bianchi e rossi.

Dopo la sospensione dei vostri diritti sindacali, e dopo numerose precettazioni avete dato vita allo sciopero di 24 ore del 19. Come sono andate le cose?

Tomaselli:-Bene, molto bene. L'adesione è stata alta e qualificata. Abbiamo rispettato le fasce protette e avvertito i passeggeri di non mettersi in viaggio. L'azienda aveva preannunciato una settantina di cancellazioni, ma alla fine della giornata i voli che non sono decollati sono stati molto più del doppio.

Maras:-Nonostante le difficoltà, a partire dal fatto che ai nostri delegati non vengono più riconosciuti i permessi sindacali, la categoria ha risposto molto bene. E' la migliore dimostrazione che facemmo bene a non firmare gli accordi di Palazzo Chigi del 2004: avevamo detto che l'operazione di ricapitalizzazione era una tecnica finanziaria, che il piano industriale non era credibile, che i maggiori costi li avrebbero subiti i lavoratori, che si andava dissipando la presenza della compagnia sia sul mercato interno che su quello internazionale. Pensavano fossimo pazzi, massimalisti, non capaci di saperci confrontare con la realtà. Oggi leggiamo una impietosa analisi, pubblicata da Gianni Dragoni su Il Sole 24 ore: l'azienda perde 160 milioni di ricavi. Come avevamo denunciato, la riorganizzazione voluta dall'ing. Cimoli ha prodotto inefficienze dell'operativo e una cronica mancanza di sincronie tra l'attività di volo e la linea di manutenzione. Il taglio degli organici ha reso l'azienda più fragile, meno competitiva.

Il 19 hanno scioperato anche le altre sigle sindacali.

Tomaselli:- Hanno dato vita a una protesta che si è sovrapposta allo sciopero indetto dal Sult.

In un vostro comunicato ho letto: "Aver fatto scioperare i lavoratori ALITALIA fuori dalle regole come hanno fatto Cgil, Cisl, Uil, Ugl e UP avendo come obiettivo immediato quello di un intervento del Governo, disegna una strategia non proporzionata alle difficoltà del momento ed un effetto sui lavoratori sproporzionato rispetto all'impegno ed al rischio al quale si espongono." I ribelli si mettono a fare i bravi; i bravi si mettono a fare i ribelli?

Maras:-Macchè. In tutti questi mesi, in cui si aspettava la ricapitalizzazione e la separazione tra Alitalia Fly e Alitalia Service come ci si aspettasse la manna dal cielo, abbiamo detto in tutte le sedi che il piano Cimoli era sbagliato e che chi lo avesse sottoscritto avrebbe commesso un errore grave. E' successo esattamente quanto era nei fatti. L'atto unilaterale della nostra sospensione dai diritti di rappresentanza sindacale avrebbe voluto togliere di mezzo una voce scomoda. Il risultato è che la forza dei nostri iscritti non è evaporata, sono evaporate le illusioni e gli opportunismi delle sigle confederali. Oggi si accorgono che quello che avevamo detto non solo era vero, ma che la realtà gli si sta ritorcendo contro.

Tomaselli:- Il fatto è che il processo di ristrutturazione ha prodotto un nuovo scenario nelle relazioni sindacali. Oggi ci sono tre aggregazioni: il sindacalismo di base, che il Sult rappresenta; il sindacalismo tradizionale rappresentato dalle confederazioni e poi è nato un polo corporativo, tra i piloti e gli assistenti di volo. Ora succede che in Alitalia Fly Sult da un lato e il polo corporativo dall'altro, equivalendosi numericamente, rappresentano la maggioranza dei lavoratori sindacalizzati. Gli errori delle confederazioni hanno ridotto di molto la loro forza, e fatto prendere fiato al neocorporativismo

Ho letto una dichiarazione di un segretario della Cgil  Filt secondo la quale le organizzazioni confederali avrebbero accettato il taglio del costo del lavoro, in cambio di non far uscire dal perimetro aziendale Alitalia Service.

Maras:- E' purtroppo vero. Quando non firmammo gli accordi di Palazzo Chigi dicemmo che lo scorporo in due dell'azienda avrebbe portato alla fine della unità aziendale, e che Alitalia Service sarebbe finita per essere definitivamente alienata e messa sul mercato. E' proprio quello che sta succedendo.

Le confederazioni dicono che l'ing. Cimoli non sta rispettando i patti.

Tomaselli:- E' vero il contrario. Cimoli sta facendo proprio quello che gli altri hanno sottoscritto. Forse cerca di farlo qualche mese prima degli accordi, ma la sostanza non cambia. Noi ci siamo scontrati molto duramente col management Alitalia perché aveva un missione che non condividevamo. I confederali dicevano che eravamo irresponsabili. Oggi si rendono conto che Alitalia ha perso peso sul mercato, ha allontanato professionalità, ha perso passeggeri, sta perdendo ricavi. Hanno creduto all'asino che vola.

Perché non avete aderito alla protesta delle confederazioni?

Tomaselli:- La fiducia che i lavoratori hanno nel Sult si basa su un principio semplice e basilare: non facciamo le cose per convenienza, non aderiamo alle iniziative sbagliate. Chiedere l'attuazione del piano Cimoli è sbagliato. Dire che Cimoli non rispetta i patti non è vero. Far rischiare sanzioni disciplinari ai lavoratori solo per chiedere un incontro col Governo è  sproporzionato rispetto all¹all'obiettivo. Cosa volete che vi dica un Governo a pochi giorni dalla scioglimento delle Camere per via delle imminenti elezioni?

Però avete scritto una lettera aperta ai segretari delle federazioni del trasporto.

Maras:-A noi non piacciono le azioni sindacali che disorientano i lavoratori. Noi siamo contrari al sindacalismo come cassa di risonanza delle esigenze dell'azienda presso i lavoratori. Al contrario, il Sult è l'interlocutore dei lavoratori presso l'Azienda. Abbiamo scritto, forti del successo dello sciopero del 19, che eravamo disponibili a un confronto a una precisa condizione.

Quale?

Tomaselli:- Che si disdettassero tutti gli accordi. Che si rimettesse in discussione l'intero piano Cimoli. Ma evidentemente ci si accontenta di un poco di propaganda, di qualche titolo di giornale e di un incontro con un Governo uscente, speriamo, per sempre. La partita è un'altra.

Maras:- Siamo in un Paese che ha creduto nel neoliberismo come viatico del rilancio della nostra economia. In questo senso, la vicenda Alitalia è il laboratorio del fallimento delle politiche governative e della difficoltà del sindacalismo tradizionale di sapersi misurare con i cambiamenti. La cura Cimoli ha debilitato la malata Alitalia. Dei ventimila dipendenti oggi rimangono in Alitalia Fly meno di nove mila, tremila dei quali sono precari. Alitalia non ha prospettive sui mercati. L'Italia sta rinunciando al trasporto aereo come risorsa per la mobilità interna e come asse strategico per muovere persone e business nel mondo. Tutto ciò era chiaro quando si è voluto far scendere il capitale pubblico sotto il cinquanta per cento. Ora che sta per succedere anche per Alitalia Service non è uno scandalo, è semplicemente la logica conseguenza degli accordi, suicidi, sottoscritti da tutti, meno che dal Sult.

Chiedete l'allontanamento di Cimoli dalla guida di Alitalia?

Tomaselli:- Le persone si giudicano per il ruolo che assumono, per la missione che gli è stata affidata. Si è voluto dare fiducia a un uomo il cui operato ha portato allo sbando il trasporto ferroviario. Poi "il miglior manager sul mercato", come è stato definito da Berlusconi è stato chiamato a fare quasi la stessa cosa in Alitalia. Ha incarnato una volontà politica precisa: risolvere per vie finanziarie quello che era ed è un problema di strategie di sviluppo. Non credo abbia avuto scrupoli: ha messo in campo la sua competenza, non ci ha lesinato arroganza e strapotere. Se ne andasse non crediamo ci sarebbero rimpianti. Ma il problema è che ci lascerà una compagnia aerea rachitica, poco profittevole, una vera e propria Alitalietta. Di questo più che di Cimoli la responsabilità è della politica.

Maras:- Ma anche del massimalismo minimo dei sindacati tradizionali.

Quando Maras mi riporta in città, apprendo da una telefonata che riceve alla guida della sua auto che il Governo ha accettato di incontrare i sindacati. E che i sindacati stanno per revocare le prossime agitazioni. Maras mi guarda e mi sorride con una certa malizia. Già, il massimalismo minimo ha raggiunto il grande obiettivo: l'incontro a Palazzo Chigi ci sarà. Il Sult, ovviamente non sarà invitato.


di Marco Ferri

  

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