A tavola con i figlioli, più o
meno adolescenti, c'è Cinzia, la moglie di Tomaselli. "Sarebbe pure ora che
il Sult fosse riammesso al tavolo delle trattative, questa casa sembra
essere diventata una succursale sindacale, non si parla d'altro, i telefoni
squillano in continuazione." Su questo punto sembrano dire la verità, i
telefoni di Tomaselli e Maras faranno da contrappunto durante tutta la
nostra conversazione. Entriamo nel vivo quando Cinzia serve il caffè, che
consumiamo a tavola, sulla tovaglia a quadretti bianchi e rossi.
Dopo la sospensione dei vostri diritti sindacali, e dopo numerose
precettazioni avete dato vita allo sciopero di 24 ore del 19. Come sono
andate le cose?
Tomaselli:-Bene, molto bene. L'adesione è stata alta e qualificata. Abbiamo
rispettato le fasce protette e avvertito i passeggeri di non mettersi in
viaggio. L'azienda aveva preannunciato una settantina di cancellazioni, ma
alla fine della giornata i voli che non sono decollati sono stati molto più
del doppio.
Maras:-Nonostante le difficoltà, a partire dal fatto che ai nostri delegati
non vengono più riconosciuti i permessi sindacali, la categoria ha risposto
molto bene. E' la migliore dimostrazione che facemmo bene a non firmare gli
accordi di Palazzo Chigi del 2004: avevamo detto che l'operazione di
ricapitalizzazione era una tecnica finanziaria, che il piano industriale non
era credibile, che i maggiori costi li avrebbero subiti i lavoratori, che si
andava dissipando la presenza della compagnia sia sul mercato interno che su
quello internazionale. Pensavano fossimo pazzi, massimalisti, non capaci di
saperci confrontare con la realtà. Oggi leggiamo una impietosa analisi,
pubblicata da Gianni Dragoni su Il Sole 24 ore: l'azienda perde 160 milioni
di ricavi. Come avevamo denunciato, la riorganizzazione voluta dall'ing.
Cimoli ha prodotto inefficienze dell'operativo e una cronica mancanza di
sincronie tra l'attività di volo e la linea di manutenzione. Il taglio degli
organici ha reso l'azienda più fragile, meno competitiva.
Il 19 hanno scioperato anche le altre sigle sindacali.
Tomaselli:- Hanno dato vita a una protesta che si è sovrapposta allo
sciopero indetto dal Sult.
In un vostro comunicato ho letto: "Aver fatto scioperare i lavoratori
ALITALIA fuori dalle regole come hanno fatto Cgil, Cisl, Uil, Ugl e UP
avendo come obiettivo immediato quello di un intervento del Governo, disegna
una strategia non proporzionata alle difficoltà del momento ed un effetto
sui lavoratori sproporzionato rispetto all'impegno ed al rischio al quale si
espongono." I ribelli si mettono a fare i bravi; i bravi si mettono a fare i
ribelli?
Maras:-Macchè. In tutti questi mesi, in cui si aspettava la
ricapitalizzazione e la separazione tra Alitalia Fly e Alitalia Service
come ci si aspettasse la manna dal cielo, abbiamo detto in tutte le sedi che
il piano Cimoli era sbagliato e che chi lo avesse sottoscritto avrebbe
commesso un errore grave. E' successo esattamente quanto era nei fatti.
L'atto unilaterale della nostra sospensione dai diritti di rappresentanza
sindacale avrebbe voluto togliere di mezzo una voce scomoda. Il risultato è
che la forza dei nostri iscritti non è evaporata, sono evaporate le
illusioni e gli opportunismi delle sigle confederali. Oggi si accorgono che
quello che avevamo detto non solo era vero, ma che la realtà gli si sta
ritorcendo contro.
Tomaselli:- Il fatto è che il processo di ristrutturazione ha prodotto un
nuovo scenario nelle relazioni sindacali. Oggi ci sono tre aggregazioni: il
sindacalismo di base, che il Sult rappresenta; il sindacalismo tradizionale
rappresentato dalle confederazioni e poi è nato un polo corporativo, tra i
piloti e gli assistenti di volo. Ora succede che in Alitalia Fly Sult da un
lato e il polo corporativo dall'altro, equivalendosi numericamente,
rappresentano la maggioranza dei lavoratori sindacalizzati. Gli errori delle
confederazioni hanno ridotto di molto la loro forza, e fatto prendere fiato
al neocorporativismo
Ho letto una dichiarazione di un segretario della Cgil Filt secondo la quale
le organizzazioni confederali avrebbero accettato il taglio del costo del
lavoro, in cambio di non far uscire dal perimetro aziendale Alitalia
Service.
Maras:- E' purtroppo vero. Quando non firmammo gli accordi di Palazzo Chigi
dicemmo che lo scorporo in due dell'azienda avrebbe portato alla fine della
unità aziendale, e che Alitalia Service sarebbe finita per essere
definitivamente alienata e messa sul mercato. E' proprio quello che sta
succedendo.
Le confederazioni dicono che l'ing. Cimoli non sta rispettando i patti.
Tomaselli:- E' vero il contrario. Cimoli sta facendo proprio quello che gli
altri hanno sottoscritto. Forse cerca di farlo qualche mese prima degli
accordi, ma la sostanza non cambia. Noi ci siamo scontrati molto duramente
col management Alitalia perché aveva un missione che non condividevamo. I
confederali dicevano che eravamo irresponsabili. Oggi si rendono conto che
Alitalia ha perso peso sul mercato, ha allontanato professionalità, ha perso
passeggeri, sta perdendo ricavi. Hanno creduto all'asino che vola.
Perché non avete aderito alla protesta delle confederazioni?
Tomaselli:- La fiducia che i lavoratori hanno nel Sult si basa su un
principio semplice e basilare: non facciamo le cose per convenienza, non
aderiamo alle iniziative sbagliate. Chiedere l'attuazione del piano Cimoli è
sbagliato. Dire che Cimoli non rispetta i patti non è vero. Far rischiare
sanzioni disciplinari ai lavoratori solo per chiedere un incontro col
Governo è sproporzionato rispetto all¹all'obiettivo. Cosa volete che vi dica un Governo
a pochi giorni dalla scioglimento delle Camere per via delle imminenti
elezioni?
Però avete scritto una lettera aperta ai segretari delle federazioni del
trasporto.
Maras:-A noi non piacciono le azioni sindacali che disorientano i
lavoratori. Noi siamo contrari al sindacalismo come cassa di risonanza delle
esigenze dell'azienda presso i lavoratori. Al contrario, il Sult è
l'interlocutore dei lavoratori presso l'Azienda. Abbiamo scritto, forti del
successo dello sciopero del 19, che eravamo disponibili a un confronto a una
precisa condizione.
Quale?
Tomaselli:- Che si disdettassero tutti gli accordi. Che si rimettesse in
discussione l'intero piano Cimoli. Ma evidentemente ci si accontenta di un
poco di propaganda, di qualche titolo di giornale e di un incontro con un
Governo uscente, speriamo, per sempre. La partita è un'altra.
Maras:- Siamo in un Paese che ha creduto nel neoliberismo come viatico del
rilancio della nostra economia. In questo senso, la vicenda Alitalia è il
laboratorio del fallimento delle politiche governative e della difficoltà
del sindacalismo tradizionale di sapersi misurare con i cambiamenti. La cura
Cimoli ha debilitato la malata Alitalia. Dei ventimila dipendenti oggi
rimangono in Alitalia Fly meno di nove mila, tremila dei quali sono precari.
Alitalia non ha prospettive sui mercati. L'Italia sta rinunciando al
trasporto aereo come risorsa per la mobilità interna e come asse strategico
per muovere persone e business nel mondo. Tutto ciò era chiaro quando si è
voluto far scendere il capitale pubblico sotto il cinquanta per cento. Ora
che sta per succedere anche per Alitalia Service non è uno scandalo, è
semplicemente la logica conseguenza degli accordi, suicidi, sottoscritti da
tutti, meno che dal Sult.
Chiedete l'allontanamento di Cimoli dalla guida di Alitalia?
Tomaselli:- Le persone si giudicano per il ruolo che assumono, per la
missione che gli è stata affidata. Si è voluto dare fiducia a un uomo il cui
operato ha portato allo sbando il trasporto ferroviario. Poi "il miglior
manager sul mercato", come è stato definito da Berlusconi è stato chiamato a
fare quasi la stessa cosa in Alitalia. Ha incarnato una volontà politica
precisa: risolvere per vie finanziarie quello che era ed è un problema di
strategie di sviluppo. Non credo abbia avuto scrupoli: ha messo in campo la
sua competenza, non ci ha lesinato arroganza e strapotere. Se ne andasse
non crediamo ci sarebbero rimpianti. Ma il problema è che ci lascerà una
compagnia aerea rachitica, poco profittevole, una vera e propria
Alitalietta. Di questo più che di Cimoli la responsabilità è della politica. Maras:- Ma anche del massimalismo minimo dei sindacati tradizionali.
Quando Maras mi riporta in città, apprendo da una telefonata che riceve alla
guida della sua auto che il Governo ha accettato di incontrare i sindacati.
E che i sindacati stanno per revocare le prossime agitazioni. Maras mi
guarda e mi sorride con una certa malizia. Già, il massimalismo minimo ha
raggiunto il grande obiettivo: l'incontro a Palazzo Chigi ci sarà. Il Sult,
ovviamente non sarà invitato.
di Marco Ferri
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