Roma, via Tomacelli - 22-6-06
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“Emergenza manifesto: trentacinque anni di vita spericolata precipitano in una crisi finanziaria che mette a rischio l'esistenza del giornale […] le crisi finanziarie hanno scandito la nostra esistenza: le abbiamo sempre superate con il nostro lavoro e con l'aiuto del nostro mondo. Ora siamo al punto che trentacinque anni possono precipitare in un pomeriggio d'estate. Perché la libertà costa, soprattutto a chi la pratica, e arriva il momento che quei costi si materializzano in scadenze non più rinviabili.
Per evitare il precipizio abbiamo bisogno di aiuto, perché questa crisi è più grave delle altre e mette a repentaglio la stessa esistenza del giornale. Non è un grido d'allarme, è una semplice notizia: nelle pagine interne ne illustriamo i termini. Perciò da oggi inizia un referendum sul futuro di questo giornale: le schede elettorali stanno nel portafoglio di tante e tanti”.
Questo leggiamo sul manifesto del 22 giugno.
Megachip lancia due appelli: uno ai cittadini italiani, di qualunque fede politica essi siano, ed uno al governo.
Agli Italiani chiediamo di fare la loro parte per salvare una voce critica che non ha prezzo, come non ha prezzo il giornalismo indipendente, messo a repentaglio oramai in ogni parte del mondo.
Al governo chiediamo di intervenire sulla legge per l’editoria. Noi lettori mettendo mano alle nostre tasche possiamo solo dare ossigeno al manifesto, ma non possiamo garantirgli il futuro che merita. Per questo è necessario che venga riportata equità e intelligenza nel settore dei finanziamenti pubblici alla stampa, perché è noto a tutti, (anche dopo una recente trasmissione di Report di Milena Gabanelli), che esistono giornali che non hanno alcun bisogno di denaro, per via delle loro dimensioni, delle loro tirature, della loro pubblicità, dei loro proprietari - editori “impuri”-, e che sono invece garantiti con danaro pubblico da una legge per l’editoria, strabica e malfatta.
Un giornale essenziale al dibattito pubblico, come il manifesto, che non vuole padroni e non cerca compromessi deve boccheggiare per sopravvivere e rischia di non riuscirci. La sua battaglia è dunque la nostra, per la libertà di espressione.
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