Giuliana Sgrena
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Roma , 19 febbraio 2005
Per chiedere ''Liberate Giuliana'' e per dire ''Stop the war''
a Roma oggi sono sfilate le mille anime della pace. Un corteo
di 500 mila persone, secondo gli organizzatori, o 200 mila
secondo le forze dell'ordine presenti sul posto - caratterizzato
proprio da segmenti diversi che rappresentano le varie sfaccettature
del popolo della pace. ''La piu' grande manifestazione per
la pace dal febbraio del 2003'' ha sintetizzato il direttore
del Manifesto, Gabriele Polo intervenendo dal palco. Ma il
modo di sfilare per le vie del centro storico della capitale
e' stato profondamente diverso. Dietro lo striscione de ''Il
manifesto'', portato dai colleghi di Giuliana Sgrena e con
accanto i genitori ed il compagno della giornalista, la testa
del corteo ha sfilato in silenzio: senza slogan, senza musica
e amplificazione, senza concedere nulla al colore e al folclore.
L'irreale silenzio era interrotto solo dagli applausi di passanti
e gente che si sbracciava dalle finestre al passaggio dello
striscione de ''Il Manifesto'' e dal rumore dell'elicottero
della polizia.
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Brindisi
a Giuliana
Cara Giuliana, la tua presenza in Iraq è molto di più che
la presenza di una giornalista del manifesto. E' la presenza
di quei milioni e milioni di persone che in tutto il mondo
sono uscite in strada a dire no alla guerra. Rappresenti quel
99 per cento dell'umanità che si è manifestata apertamente
per la pace e per la legalità internazionale.
Di Luis Sepúlveda
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Il
testo dell'appello di Giuliana
"Sono in Iraq dalla fine di gennaio, per testimoniare la situazione
di questo popolo, che muore ogni giorno, migliaia di persone
sono in prigione, bambini, vecchi, le donne sono violentate
e la gente muore ovunque, per strada, non ha più niente da
mangiare, non ha più elettricità, non ha acqua."
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Piena e affettuosa
solidarietà a Giuliana Sgrena
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L'Associazione Megachip esprime
la piena e affettuosa solidarietà al collettivo del Manifesto
e alla compagna e amica Giuliana Sgrena, sequestrata
a Baghdad. Le nostre forze, piccole e grandi, saranno a disposizione
per tutte le iniziative che possano contribuire alla sua liberazione.
Noi pensiamo che anche questo rapimento sia il segno che nessuna
normalizzazione è possibile in Iraq fino a che resterà l'occupazione
militare. La vergogna della guerra non è stata cancellata
da un voto di cui nessuno - salvo coloro che lo hanno organizzato
- può certificare la validità. Un voto che divide il Paese
invece di unirlo. La grande canea propagandistica - cui anche
forze di sinistra hanno ceduto - non modifica la nostra convinzione
che la democrazia non si esporta con la guerra e massacrando
la popolazione civile. Giuliana Sgrena è una combattente
per la libertà dell'informazione e noi siamo con lei in questo
difficile momento.
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Ai
colleghi giornalisti - Manifestazione 19 febbraio a Roma |
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