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Un fantasma si aggira fra le pagine di Luogocomune: è la parola "spaccatura"
Si parla di una presunta - o forse reale - "divergenza" fra il gruppo di Megachip e Luogocomune, nell'ambito della battaglia per la verità sull'11 settembre. Ritengo la cosa naturalmente ridicola, per quanto sintomatica, purtroppo, di una caratteristica tutta italiana nel riuscire a farsi del male da soli, anche quando vi siano tutti i presupposti per trarne invece giovamento comune.
In ogni caso, mi ritrovo a questo punto in dovere di rendere trasparenti tutti i passaggi più importanti di questa vicenda, per chi fosse interessato a conoscerli.
PRIMO ATTO:
Conobbi Giulietto Chiesa grazie al suo libro sull'undici settembre, "La guerra infinita". Mi colpì molto una certa lucidità nell'esporre alcune questioni di geopolitica, che mi erano fino a quel momento risultate annebbiate, e fu così che il libro di Meyssan, uscito qualche mese dopo, riuscì paradossalmente a non sorprendermi più tanto, avendo trovato il terreno già spianato dalle pagine di Chiesa.
In seguito mi affacciai in rete, e cominciai a scrivere articoli qui e là, accorgendomi di avere una relativa capacità di coinvolgere i lettori. Mi venne a quel punto naturale offrirmi a Megachip, che già esisteva (inizio 2003), ...
... come autore/collaboratore. Purtroppo il mio entusiasmo andò subito a cozzare con un ambiente tutt'altro che ospitale, e la cosa finì nel nulla. (Sottolineo che nè Chiesa nè gli attuali responsabili di Megachip furono coinvolti in quell'occasione).
Feci comunque la mia interessante esperienza su comedonchisciotte e su triburibelli (ambedue in compagnia di Marco Cedolin), dopodichè nacque Luogocomune. Da lì in poi, per chi legge, è "storia nota", e salto quindi direttamenente agli incontri di Bologna sul 9/11 di questa primavera.
All'ultimo dei quattro incontri, accanto al "solito" Blondet, partecipò anche Giulietto Chiesa. Ci fu così fra noi un primo scambio a distanza, nel corso del quale, fra le altre cose, io suggerii pubblicamente quanto utile sarebbe stato un apporto di Beppe Grillo - fino a quel momento vistosamente assente - alla lotta per l'undici settembre.
Qualche giorno dopo ci fu fra me e Chiesa un lungo e piacevole scambio telefonico, che risultò, almeno per me, di grande arricchimento.
Dopo un pò di tempo ricevetti una lettera da un certo Paolo Jorni Bianchi - che ancora non conoscevo - il quale mi chiedeva, a nome di Giulietto Chiesa, di spedirgli il film Inganno Globale da visionare, per motivi non meglio specificati.
Non avendone parlato direttamente con Chiesa, e non conoscendo Jorni Bianchi, non risposi subito. Mi contattò lui a voce qualche giorno dopo, e mi spiegò che avevano in preparazione un film intitolato "7 domande sull'11 settembre", che voleva essere una specie di compendio di tutto il lavoro fatto fino a quel momento dai vari autori sul fronte della ricerca. La cosa mi sembrò molto interessante, anche perchè implicava la "discesa in campo" ufficiale dello stesso Chiesa, e mi dissi quindi pienamente disponibile.
Al momento però di ricevere il premontato del loro film, che Jorni Bianchi mi aveva offerto di esaminare, rimasi decisamente imbarazzato: a parte una generica introduzione, fatta dallo stesso Jorni Bianchi, il film conteneva, completi ed intatti, i miei due segmenti su Torri e Pentagono, che in quel momento facevano parte di "11 settembre, quattro anni dopo", e basta. Nient'altro. Vero è che lui mi disse che intendeva utilizzarne solo delle parti, ma l'impostazione di quanto avevo visto era chiaramente quella di un film come tanti altri, che segue magari un suo percorso particolare, ma che andrà chiaramente ad affiancarsi a quelli già esistenti, piuttosto che farne una ben più utile sintesi rappresentativa.
A quel punto domandai a Jorni Bianchi se non fosse più saggio concentrare tutte le forze su Inganno Globale, che era ormai completato, e inglobava anche già organicamente le parti succitate su Torri e Pentagono. Suggerii inoltre che un secondo film italiano, sullo stesso argomento, rischiava addirittura di finire per danneggiarli ambedue. Si trattava infatti di affrontare una spesa non da poco, sul mio come sul loro, per produrre un internegativo a 35mm, con cui tentare la distribuzione in sala, e questo già rendeva il percorso particolarmente difficile per uno soltanto dei due film.
Certo, non è carino dire "usiamo il mio, tanto il tuo al massimo viene uguale", ma la realtà era sotto gli occhi di tutti: uno era quasi finito, l'altro appena impostato, mentre non si trattava certo di un ambito nel quale si voglia misurare il talento personale: i fatti dell'11 settembre sono quelli che sono, e gli stessi materiali sono più o meno a disposizione di tutti. Al di là quindi di una diversa loro organizzazione, si finisce comunque per dire tutti la stessa cosa. Che è poi quella che conta, e che non rappresenta certo la voce personale di chi l'ha detta.
Scrissi anche a Chiesa, facendo le stesse obiezioni, ma non ebbi risposta. Questo non significa che mi abbia necessariamente ignorato, poichè io gli avevo scritto - su precisa indicazione di Jorni Bianchi - alla casella generale di Megachip, e non alla sua personale a Bruxelles. E' quindi possibile che la mia sia andata persa, in mezzo alle mille altre che sicuramente Giulietto riceverà ogni settimana.
Di fatto però la questione rimase in sospeso, almeno per quello che mi riguardava, senza una indicazione precisa in un senso o nell'altro.
SECONDO ATTO:
Saltiamo ora al famoso "secondo video del Pentagono", che è a mio parere l'evento che ha messo in moto la reazione mediatica culminata con le note trasmissioni di Matrix sul 9/11.
Dopo aver messo in rete la mia analisi (definiamola "controversa"), che sosteneva la palese falsificazione di quel video, ebbi la piacevole sorpresa di vederla ripresa dal telegiornale di La7. Nel frattempo avevo saputo che Beppe Grillo si era finalmente accorto, per mano di Giulietto Chiesa, che fra il 10 e il 12 settembre di ogni anno esiste anche il giorno undici.
Qualche giorno dopo Mentana mi contattava, annunciandomi di voler affrontare "questa storia dell'11 settembre", e mi chiedeva di mandargli una sintesi di Inganno Globale (una specie di ampio trailer, sui 4-5 minuti, da mostrare in trasmissione), che io preparai immediatamente.
Fu quella la puntata in cui assistemmo al confronto fra Chiesa e Taradash. Purtroppo Mentana quella sera era partìto in ritardo, e mi disse poi di non aver fatto in tempo a mandare il nostro trailer (la cui messa in onda io nel frattempo avevo annunciato con grande baldoria sul sito).
La doccia fredda però si rivelò una gran fortuna, poichè Mentana, dopo aver visto con più calma il film completo, il giorno seguente, decise di mandarne in onda addirittura 25 minuti, nell'ambito di una seconda puntata che risultò, a mio parere, molto più rilassata e costruttiva della prima.
Fra le due puntate c'era intanto stato, fra me e Chiesa, uno lungo scambio telefonico, nel quale abbiamo finalmente potuto chiarirci in maniera diretta i maggiori aspetti della faccenda, soprattutto riguardo al film. Sarebbe ora scorretto entrare nei dettagli, ma posso tranquillamente dire che da parte mia fui molto rincuorato nel sentire in lui una sincera intenzione di unire le forze, per mettere insieme il meglio che ciascuno di noi avesse da offrire. Diciamo, tanto per capirci, che io ho sempre ritenuto Chiesa un ottimo scrittore, mentre lui mostrò di non disprezzare affatto le mie capacità di comunicazione visuale.
Non erano comunque tutte rose e fiori, sia chiaro: durante la stessa telefonata, gli chiarii meglio la mia critica, già espressa pubblicamente, di essersi voluto esporre ben oltre il necessario nel presentarsi al pubblico in un ruolo che - indipendentemente dai meriti di Chiesa - nessun individuo al mondo ha le spalle larghe abbastanza da poter ricoprire: quello del paladino unico/eroe assoluto nella battaglia per il 9/11.
Nel farlo, suggerii, rischiava inoltre di rendersi responsabile per una eventuale sconfitta dell'intero "movimento", nel caso fosse andato incontro a una imprevedibile disfatta personale, di qualunque tipo.
Questa fu, e rimane a tutt'oggi, l'unica mia vera critica ad un uomo di cui rispetto profondamente l'onestà intellettuale, il coraggio personale e l'intensità con cui si dedica ad una causa che di certo non gli renderà la vita facile.
Lo ripeto, a scanso di equivoci: la mia critica non aveva nulla a che fare con un eventuale desiderio di protagonismo da parte mia, ma si basava sul rischio oggettivo che si corre nel voler accoppiare un volto specifico - di chiunque esso sia - ad una lotta così tremendamente più grande di qualunque singolo essere umano: se malauguratamente quel volto dovesse affondare, per la ragione più impensata, trascinerebbe con sè anche tutti coloro che hanno lavorato per la stessa causa nel silenzio della loro umiltà, in tutti questi anni. (Non a caso Taradash, scorretto ma non certo stupido), aveva già iniziato a cercare di "bollare" Chiesa come "antisemita", "comunista", e tutto quello che gli capitava a tiro in quel momento. Se gli fossero stati concessi altri venti minuti, rischiavamo di arrivare alla fine che come minimo eravamo tutti dei pedofili incalliti.
Nello stesso tempo, era proprio sul loro lavoro umile e silenzioso di mille altri, che Megachip stava chiaramente cercando di appoggiarsi, per apparire come "il lanciere bianco" dell'undici settembre.
Questo, spiegai, non mi stava bene. Una cosa è riconoscere e sponsorizzare il lavoro altrui, coordinandolo, unificandolo, e certo rafforzandolo con il peso del proprio nome, ma restandone comunque a debita distanza personale. Ben altra è appropriarsene in toto, per presentarsi poi come protagonista unico della Grande Battaglia.
Non fu certo una telefonata facile, da parte mia, ma ricordo di esserne rimasto complessivamente molto contento.
Ho notato invece con amarezza, nella recente intervista su ARCOIRIS, che Chiesa continua a presentarsi in pubblico come se il problema dell'undici settembre fosse una questione privata fra il Pentagono, la Casa Bianca e "noi di Megachip".
Da parte mia, se mai potessi offrire una prova che non si tratti di una questione personale, dico che in occasione della seconda puntata Mentana mi chiese - come era logico aspettarsi da un conduttore TV - di comparire in video (visto che sto a Los Angeles) durante la trasmissione. E pur rischiando di vedere andare di nuovo tutto in fumo, gli risposi che Mazzucco, come persona, non aveva nulla di significativo da dire al riguardo. A parlare di undici settembre, da quel momento in poi, c'era il nostro film. Se lo voleva, era a sua completa disposizione.
Non fu contento, ovviamente, ma capì perfettamente. Mi permetto quindi di suggerire che se la questione 9/11 quella sera fece un enorme balzo in avanti, a livello di percezione pubbilca, è anche dovuto al fatto che Mentana abbia in qualche modo dovuto rinunciare a una ulteriore, inutile corrida, lasciando finalmente lo spazio ai fatti, sullo schermo, esposti sia da un fronte che dall'altro in maniera pacata e ragionata.
Da quel giorno non ebbi più nessun segnale da parte di Megachip, nè in un senso nè nell'altro.
TERZO ATTO:
Arriviamo così a metà Luglio, con la nota selezione (in seguito sfumata) di Inganno Globale per il Festival di Venezia. Confesso che a quel punto, vedendo arrivare una nuova mail da parte di Jorni Bianchi, ero assolutamente certo che avessero preso la decisione che già mi pareva naturale sin dall'inizio, e che dopo la notizia del Festival diventava a mio parere obbligatoria.
Invece Jorni Bianchi non faceva la minima menzione di Venezia, mentre mi chiedeva, con candore assoluto, di mandargli alcune parti del film "come da impegni già assunti" (dietro pagamento da stabilire, ovviamente). Fui quindi io a "dovergli" comunicare della partecipazione al Festival, e di come questo, al di là del loro prolungato silenzio, rendesse ormai impossibile che il film contenesse delle scene che appaiono anche in film altrui.
Jorni Bianchi semplicemente mi ringraziò, ma non fece nemmeno un cenno alla famosa mia proposta iniziale, su cui attendevo ancora una risposta ufficiale.
Cercai allora Chiesa al telefono, lasciandogli un messaggio nel quale insistevo per mettere almeno a punto una comune strategia, che aiutasse a far percepire i due film come complementari, e non come concorrenti. Purtroppo, non mi ha mai richiamato.
EPILOGO:
Leggo ora fra i nostri commenti che apparentemente "quelli di megachip non mettono a disposizione i "loro" conferenzieri per iniziative legate al film di mazzucco, perché c'hanno i film "loro" e la "loro" strategia."
Ovvero, pare che stiano addirittura dando segni di pubblica ostilità nei nostri confronti.
Diventa quindi molto difficile pensare di presentare i due film come "complementari", quando uno dei due fronti si propone addirittura come "alternativa" all'altro. Doppia amarezza quindi, visto che nel frattempo mi ritrovo pure a dover spiegare una "spaccatura" che, per quanto mi riguarda, esiste solo sul lato opposto della crepa.
Non vedo infatti a mio carico nessuna scelta che possa aver influito negativamente sull'esito di questa faccenda, se non quella di aver opposto la giusta resistenza ad un chiaro tentativo di "colonizzazione" da parte di chi, pur con tutti i meriti di questo mondo, non ha fatto un decimo delle fatiche che abbiamo fatto noi qui sul sito, e non ha combattuto un centesimo delle battaglie da noi combattute per difendere e portare avanti un'idea che è nata con il sito stesso.
Se quindi la mia colpa è di non aver "svenduto tutto" al primo politico di passaggio, me la prendo molto volentieri fino in fondo. Altrimenti, mi sento perfettamente a posto con la mia coscienza, sia rispetto a me che agli altri iscritti e amici del sito, mentre lascio a chi ha cercato questa "spaccatura" tutte le responsabilità del caso.
Quella sull'11 settembre non è una battaglia fra soldatini di cartone, e non c'è assolutamente spazio per il protagonismo di qualunque tipo, politico o personale che possa essere.
Massimo Mazzucco
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Risposta di Giulietto Chiesa
Leggo con sorpresa la ricostruzione di Massimo Mazzucco. Ma non ho intenzione di replicare.Se non su alcuni punti, a mio avviso opinabili. Che la faccenda 11 settembre sia da me considerato un fatto "personale" tra me e la Casa Bianca , o tra Megachip e la Casa Bianca mi pare esagerato.
Ci sono stati effettivamente molti equivoci, dettati anche da gelosie. Ma non vedo perchè avrei dovuto rinunciare all'azione politica che ho intrapreso, a mio rischio e pericolo. Non vedo perchè non avrei dovuto usare anche la mia faccia, se serviva, per rompere il muro del silenzio.
Capisco che Massimo, dopo avere tanto lavorato in solitudine, non abbia gradito l'arrivo (con qualche discreto risultato) di altri sul campo. Le accuse che mi mosse, dopo la prima trasmissione di Matrix, le respinsi con una semplice argomentazione: io non avevo nessuna intenzione di rappresentare tutti, tutto il movimento, insomma. Io ero io, noi eravamo noi, né sopra, né sotto gli altri. E naturalmente non esisteva nè poteva esistere un luogo a cui chiedere il permesso La mia idea era (e rimane): unificare gli sforzi, quando possibile; usare il lavoro e i progressi raggiunti da tutte le componenti; ottenere il massimo risultato possibile per demolire la menzogna. Niente più e niente meno.
Forse con Mazzucco non ci siamo ben capiti sul seguito.
La nostra idea (abbiamo diritto di averne una?) era di mandare un filmato al grande pubblico che sta fuori della rete. Cioè un film. Lui aveva già fatto il suo film. Benissimo. Io lo sto reclamizzando e, ottenutene due copie, lo sto facendo vedere anche all'estero.
Molto bello, e molto utile. Lo sto usando anche per imparare altre cose.
Noi stiamo facendo un'altra cosa, per un pubblico che ci proponiamo più vasto e soprattutto diverso. Ne abbiamo diritto? Io penso che stiamo dando un contributo, che non è in polemica con nessuno, ma che impone percorsi operativi e creativi diversi.
Ci si chiede di mandare nostri oratori alle iniziative di proiezione del film di Mazzucco. Dove sarà possibile ci andrò anch'io. Ma noi abbiamo forze limitate e, quando si pone il problema di scegliere, scegliamo di sostenere le iniziative che promuove Megachip. Anche perchè stiamo raccogliendo il denaro necessario per fare il nostro film. Non mi pare che ci si possa offendere per questo.
Una cosa anche a proposito di "Sette domande". Ho già spiegato che non è un film. Lo abbiamo usato come strumento di lavoro interno. Ne siamo molto contenti perchè ci ha permesso di convincere molte persone di qualità che non avevano mai visto niente di quei materiali. Non ci sputerei sopra, come mi pare faccia Mazzucco con qualche disprezzo. E' l'esempio del metodo che abbiamo usato in questi mesi. Certo che abbiamo usato anche i materiali che abbiamo trovato in rete. Ma li abbiamo riorganizzati, abbiamo fatto una scelta, alcuni li abbiamo lasciati da parte, altri li abbiamo modificati in base a un ragionamento collettivo che ci pareva utile a renderli più efficaci. Ne abbiamo fatto uno strumento di lavoro che ha dimostrato la sua efficacia. Non è completo, infatti pone solo sette domande, ma è una sintesi utile. Non vedo nulla di male in questo, nulla di offensivo per nessuno. Io, personalmente, ho studiato le ricerche altrui e di mio ci ho messo solo le mie più o meno vaste capacità analitiche. Spero non mi si accuserà di avere "copiato". Tutti, in qualche modo "copiamo" quando studiamo le cose altrui.
Punto e, quasi, basta. Giulietto Chiesa e Megachip non fanno guerre a nessuno. Noi siamo pronti a collaborare con tutti. Noi non siamo i depositari di verità esclusive. Noi non vogliamo arrivare primi. Noi non vogliamo colonizzare nessuno. Noi non abbiamo nessuna ambizione di rappresentare tutti quelli che si battono per la verità sull'11 settembre.
Credo che basti. Di solito quando si creano equivoci, la responsabilità non è di una sola parte. In questo caso si sono purtroppo creati e forse noi abbiamo una parte di responsabilità. Non ingigantiamoli inutilmente. Il mondo è già fin troppo pieno di settari che, camminando nella foresta non riescono a vedere l'albero. Evitiamo di fare altrettanto.
Giulietto Chiesa |