11 settembre: il film che vedremo - 27-9-06
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Intervista con Franco Fracassi di Alessandro Rizzo - Megachip
Parla uno dei principali autori del film documentario in produzione sui fatti dell'11 settembre a cui partecipa il gruppo di lavoro di Megachip: un film che si propone di ricercare la verità, nascosta, spesso sottaciuta, deformata dalla comunicazione massiva mediatica, gettando un bastone nell'ingranaggio asfittico ed eterodiretto dell'informazione internazionale, gran parte"embedded", imbavagliata dal potere, strumentalizzabile.
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Perchè e da dove nasce l'idea di fare un film documentario, oggi, sui fatti
dell'11 settembre? Quali obiettivi e finalità vi siete posti?
Il documentario si sta realizzando oggi perché solo adesso si sta
diffondendo una coscienza comune sul fatto che la storia che ci hanno
raccontato le autorità statunitensi sull'11 settembre fa acqua da tutte le
parti. Due giorni di indagine e l'Fbi già aveva i colpevoli, dopo solo un mese ha dichiarato risolto il caso.
Credo che la polizia indaghi più a lungo su un portafogli smarrito in un
parco di quanto abbiano fatto gli investigatori di Washington.
L'obiettivo massimo del film è far sì che l'opinione pubblica mondiale
prenda coscienza e faccia pressione sulla Casa Bianca , o quanto meno sui
rispettivi governi, perché si riaprano le indagini. Opinione pubblica
mondiale è esattamente quello che ho detto, perché il film uscirà in tutto
il mondo.
Il cinema, quindi, può diventare anche strumento di divulgazione e di
ricerca della verità?
Il cinema è strumento di comunicazione. E come tutti gli strumenti di
comunicazione serve anche alla divulgazione. Per quanto riguarda la ricerca
della verità, credo non ci sia mezzo mediatico che non possa essere
utilizzato per questo fine.
La distribuzione è, nell'ambito del cinema indipendente e autonomo, tanto
più considerata la portata del documentario e del tema su cui verte, sempre
uno scoglio per gli operatori, i registi che vogliono uscire dal coro
commerciale e omologante della sottocutlura oggi esistente. Quali saranno i
canali attraverso i quali il film verrà veicolato?
Per il momento il film è una vera opera indipendente. Non esiste produttore.
Nel senso che non c'è nessuna persona fisica o società che ne sarà
proprietario. La società proprietaria del film è il film stesso. Sarò più
chiaro. Chiunque può diventare coproduttore investendo il proprio denaro nel film. Ci sono decine di coproduttori, oltre a centinaia di sottoscrittori.
Per quanto riguarda la distribuzione, il film finirà in un primo momento a
cinema (non solo in Italia, ma in tutta Europa), e solo in un secondo tempo
verrà prima commercializzato in dvd e poi raggiungerà l'approdo finale
televisivo. Le potenzialità per un successo di pubblico ci sono tutte, anche
grazie ai grandi nomi di attori e di intellettuali che partecipano alla sua
realizzazione. Proprio per questo siamo tutti molto fiduciosi.
Si può definire questo film un'opera propedeutica ed educativa, o solo di
denuncia sociale e di approfondimento di un argomento che è stato
mediaticamente liquidato con dolo in modo affrettato e superficiale?
Si può definire in tanti modi. E' sicuramente un'opera educativa, ma anche
di denuncia sociale, e perché no di intrattenimento.
Da tempo esiste in Italia un mondo parallelo di produzione e di
distribuzione di opere indipendenti e non commerciabili: questo mondo,
secondo te può essere concorrente a quello ufficiale e di massa, della
grande produzione cinematografica?
Alternativo sì, concorrente non credo proprio. Per essere concorrenziali
bisogna poter usufruire degli stessi canali distributivi. Cosa credo che non
avverrà mai.
Precedenti produzioni hanno rilevato come sia possibile portare a termine
la realizzazione di un film con un canale di finanziamento ad "azionariato
popolare" e "diffuso": anche voi avete seguito questa strada? E' stata
confermata la tendenza della cittadinanza a essere disponibile in buon parte
di divenire azionista, possiamo dire, di pacchetti di capitale utile alla
realizzazione del film documentario?
Il film documentario viene realizzato secondo quali tecniche
cinematografiche di produzione: è un filmato in digitale, secondo una nuova
impostazione tecnologica?
Il film è girato in alta definizione. Anche questa è una novità, almeno per
l'Italia. L'alta definizione permette di realizzare immagini con una
fotografia anche migliore di quella registrata sulla pellicola.
Sono state costose e dove sono state reperite le location?
Il film è stato girato negli Stati Uniti, in Italia e in Inghilterra. Siamo
andati a scovare testimoni ed esperti ovunque essi fossero. Anche per questo
il documentario è stato costoso. In più in Italia stiamo per girare in un
teatro di posa. E sì, perché una parte del documentario si svolgerà su un
palco teatrale.
Si può parlare di un ritorno al cinema come canale di denuncia sociale e di
informazione alternativa, come lo è stato quello degli anni 60 e 70?
Credo che il cinema di denuncia non abbia mai cessato di esistere. E' solo
che in alcuni periodi la gente è stata più ricettiva e in altri meno.
Quale futuro secondo te ha il cinema documentaristico?
Il cinema documentario ha un grande futuro. E spero che se ne accorgano
anche in Italia. Gli spettatori vanno a vedere gli spettacoli per cui sono
stati educati. Se la tv manda in onda solo reality o ogni tanto documentari
di animali gli italiani difficilmente andranno a cinema per vedere un
documentario sociale o storico, cosa che invece avviene all'estero. In altri
Paesi hanno capito la potenza del documentario, in Italia no.
Parliamo spesso di "borghesia illuminata", ossia una parte del ceto sociale
produttivo che è interessata a porre in essere un proprio impegno
industriale e aziendale a cause di natura sociale e di responsabilità
comunitaria: in Italia avete avuto espresso l'interesse di alcune realtà
inerenti a questo ceto sociale, se così si può dire, nonostante viviamo in
un'epoca dove ancora l'imprenditoria italiana è affetta da provincialismo?
L'imprenditoria italiana è affetta da provincialismo, senza dubbio. Quante
volte siamo venuti a sapere di ricconi che hanno sperperato il proprio
denaro per imprese inutili o addirittura ridicole. E poi quando si va con il
cappello in mano a chiedere fondi per cause nobili ci si sente chiedere la
necessità di dare più garanzie di quante ne pretenda una banca. E anche in
questo caso ricevere delle donazioni è quasi una chimera.
di Alessandro Rizzo
da www.cinemaindipendente.it
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