Nuovo documento di Megachip e interventi - ottobre 2006
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23 TESI PER LA DISCUSSIONE
Megachip di fronte ai problemi dell'Italia che vuole cambiare
di Giulietto Chiesa
1) Megachip ha ormai raggiunto i cinque anni di vita. Molte cose sono cambiate dal momento della sua nascita, e l'Associazione ha oggi una fisionomia, un'influenza, una forza e un'esperienza di gran lunga superiori.
2) Molte cose sono cambiate nella realtà italiana e nel mondo. S'impone una riflessione su basi nuove, cui chiediamo di partecipare a tutti coloro che fanno parte del nostro collettivo di compagni e di amici.
3) Il quadro politico è completamente trasformato. Berlusconi è stato sconfitto. C'è un governo di centro-sinistra che, in molti aspetti sostanziali, è assai diverso, in meglio, da quello che l'ha preceduto. Non vedere la differenza tra Gasparri e Gentiloni sarebbe un errore madornale. Ma in altri aspetti, anch'essi sostanziali, negli atti e nei progetti, questo governo non sembra in grado, o non sembra intenzionato, a modificare lo stato reale delle cose in molte sfere della vita politica, sociale e culturale.
4) La differenza sostanziale, e dirimente, consiste nel fatto che appare possibile - ed è già in corso - un dialogo con questo governo, suscettibile di produrre risultati e cambiamenti positivi nell'azione di governo. Questo intendiamo contribuire a fare. Poichè siamo sempre stati ispirati non da uno sterile desiderio di critica, ma da una costruttiva azione di cambiamento, nulla di meglio potrà accadere che il trovarci in sintonia con il cambiamento positivo, democratico, che il centro-sinistra sarà capace di produrre. Non ci consideriamo dunque, in nessun caso, all'opposizione pregiudiziale, preconcetta.
5) Nello stesso tempo intendiamo proclamare la nostra piena autonomia rispetto al governo e ai suoi atti. Megachip non intende essere organizzazione fiancheggiatrice di nessun governo, incluso il governo di centro-sinistra. Tanto più che i primi mesi di vita del nuovo governo hanno messo in evidenza contraddizioni all'interno della coalizione, che sono sfociate in gravi rinunce democratiche, in inciuci vergognosi (come nel caso dell'indulto), in scelte che contrastano con la collocazione di pace del nostro paese (come nel caso del rifinanziamento della missione militare in Afghanistan e nel ritardo del ritiro dall'Irak delle nostre truppe). In generale noi riteniamo inaccettabile preliminarmente ogni tendenza alla "bipartizanship", cioè a intese con la destra eversiva che abbiamo dovuto fronteggiare negli ultimi cinque anni. Non vi è terreno di possibile convergenza con Forza Italia, con la Lega, con Alleanza Nazionale. Pertanto ogni intesa e ogni negoziato di questo genere li consideriamo forieri di danno per gl'interessi della democrazia, della Costituzione, cioè con le esigenze delle classi popolari. In quella direzione non vi è risanamento possibile, morale ed economico dell'Italia. E dunque noi combatteremo con le nostre forze ogni scivolamento del genere.
6) Questa sottolineatura è particolarmente importante in vista delle decisioni che riguardano la specifica missione politico-culturale che Megachip si è data fin dal suo nascere, che è racchiusa nel suo Manifesto costitutivo, e a cui non intende rinunciare. Parliamo di tutta la materia che riguarda il conflitto d'interessi, con particolare riferimento al sistema della informazione-comunicazione. Senza risolvere radicalmente il conflitto d'interessi non sarà possibile, in Italia, alcuna rinascita democratica. Senza una riforma profonda del sistema radiotelevisivo pubblico e privato non sarà possibile risalire la china dell'incultura, della faziosità, dell'indecenza, della libertà di espressione, del pluralismo, dell'etica pubblica e privata. Noi riteniamo che debba essere ribadito il principio che chi possiede mezzi di comunicazione di massa non deve e non può avere cariche di governo, sia nazionale che locale. E non solo perchè, in quel caso, si troverebbe nella posizione di conflitto d'interessi in quanto concessionario di un bene pubblico, ma perchè, appunto, informazione e comunicazione sono bene pubblico e non possono essere soggette all'interesse commerciale privato. Ogni cittadino ha pieno diritto di svolgere attività politica, ma non deve essere possibile che questa si sovrapponga e s'intrecci con interessi economici di rilevanza pubblica. Unica soluzione possibile è quella della vendita della proprietà come condizione per l'accesso a cariche pubbliche, nelle forme stabilite dalla legge.
7) Per quanto riguarda la riforma del sistema radiotelevisivo, Megachip è stata tra i promotori del progetto di legge iniziato da Tana De Zulueta, lo ha sostenuto, attivamente come nessun'altra organizzazione della società civile, nel momento della raccolta delle firme, e lo considera il progetto più rispondente ai propri principi ispiratori. Naturalmente aperto alla discussione, a miglioramenti e integrazioni che si renderanno necessarie o utili, ma saldo nei suoi principi di base, che implicano la sottrazione del sistema informativo e comunicativo al controllo asfissiante della classe politica che continua a occuparlo.
8) Ma tutte queste considerazioni vanno inquadrate anch'esse nel nuovo contesto che si apre di fronte a noi e che comporta una riflessione sul ruolo di Megachip nella battaglia per la difesa della democrazia e della pace, per la giustizia sociale e la dignità nazionale, per una collocazione dell'Italia in Europa e nel mondo.
9) Tutti questi temi sono stati ampiamente presenti nel funzionamento quotidiano del sito www.megachip.info . Li abbiamo trattati con rigorosa impostazione pluralistica, dando voce a diverse opinioni, volta a volta, ma tutte inscritte dentro coordinate di difesa della Costituzione, di giustizia sociale, di lotta contro la guerra, e naturalmente di democrazia nell'informazione comunicazione. Questo fa parte dell'idea di buon giornalismo, di corretta deontologia professionale, e intendiamo mantenerlo anche in futuro. Ma fino ad ora l'attività di controinformazione del sito è stata in un certo qual senso parallela alla missione precipua di Megachip, che è la democrazia nella comunicazione, alfabetizzazione della gente, specie dei giovani e giovanissimi, ai linguaggi televisivi e dell'immagine, attività di difesa degl'interessi degli spettatori, controllo contro la manipolazione, attacco contro la menzogna (vedi campagna contro Auditel) ecc.
10) Il quadro nuovo ci impone di dare a Megachip una caratterizzazione più ampia, più politica. Abbiamo riscontrato in questi anni un crescente distacco di vaste aree della società, della gioventù in particolare, dalle istituzioni rappresentative. La deriva oligarchica dei partiti non solo li ha fatti diventare sempre più eguali gli uni agli altri, ma anche sempre più lontani dai problemi e dalla sensibilità di larghe masse. La politica, trasformata in spettacolo televisivo, in gossip, in talk-show, si è isterilita e si è isolata nei palazzi del governo. La corruzione è cresciuta ben oltre i limiti, modesti al confronto, di quella tangentopoli che provocò la fine della prima repubblica, fino a coinvolgere ormai ampi settori del centro sinistra e della sinistra.
11) Tutto ciò non ha diminuito la domanda politica di cambiamento in Italia. L'esito del referendum per la difesa della Costituzione - ignorato di fatto dai partiti del centro-sinistra - ha dimostrato che esiste, ed è assai più vasta della somma dei consensi al centro sinistra, una grande parte del paese che continua a volere e ad attendere una svolta politica risanatrice e rinnovatrice. Ma questa massa non ha punti di riferimento, "maniglie" cui aggrapparsi, partiti in cui credere. Noi ci troviamo dunque in una situazione altamente instabile, in cui gli stessi partiti del centro sinistra, chi più chi meno tutti, sono ormai sottoposti a tensioni interne assai acute, a prospettive di scissioni. Lo scarto tra le aspirazioni del popolo delle primarie e i rappresentanti eletti è evidente.
12) Al di fuori dei partiti la miriade di movimenti che si era moltiplicata e diffusa in molte aree del paese, ha subito seri processi di logoramento. Le cause di questo sono numerose e andranno analizzate: in parte si è trattato di modificazioni fisiologiche intrinseche, che hanno volta a volta ristretto e burocratizzato i gruppi dirigenti; in parte le difficoltà di troppi e diversificati linguaggi; in parte l'attività corruttrice dei poteri, che hanno fornito mezzi di sopravvivenza ma chiedendo in cambio collateralismo e annacquamento delle posizioni. Non è un caso che il movimento pacifista sia andato in pezzi, letteralmente, proprio con uno dei primi gesti del nuovo governo, sull'Afghanistan, quando il pacifismo senza se e senza ma si è sciolto come neve al sole di fronte alle necessità e alle "responsabilità supreme" della conservazione in vita del governo. Ma la causa più profonda della crisi consiste nella mancanza di forme organizzate di collegamento, di una direzione comune non burocratica, ma reale, delle diverse componenti. E' mancato uno stato maggiore capace di dare indicazioni politiche comuni e di stimolare la riflessione comune. Questo occorre creare adesso. Le uniche realtà che, a livello di movimento , sono rimaste vitali sono state le organizzazioni sindacali. Ma anch'esse impossibilitate in linea di principio e di fatto, a svolgere azione di coordinamento permanente.
13) Questa sostanziale sconfitta è stata propiziata anche dalla debolezza dell'analisi delle cause della guerra, che hanno costretto il movimento sulla difensiva, impegnato a reagire all'offensiva mediatica e militare (entrambe cruciali) degli avversari invece che capace di anticipare e prevedere. Ciò che è avvenuto, per esempio, nel corso dei rapimenti di italiani in Irak, che hanno costretto il movimento a manifestazioni che non si capiva per chi fossero e contro chi, mentre i partiti dell'allora opposizione si piegavano timorosi sotto le bandiere bipartizan del dolore nazionale, sedendosi allo stesso tavolo di Berlusconi, offrendogli la copertura. Pacifismo, movimentismo, girotondismo, ambientalismo sono rimasti fermi, divisi, incerti, senza guida. Il rischio è che la delusione di molti si trasformi in sfiducia finale, in distacco dalla politica.
14) Una critica e un'autocritica severe vanno dunque fatte in queste direzioni. Megachip è parte di questo quadro e ritiene suo compito aiutare la riflessione collettiva. Ciò costituisce un evidente ampliamento della sua missione politico-culturale. Dobbiamo decidere se lo riteniamo compatibile con le nostre comuni aspirazioni; se lo riteniamo possibile in base alle nostre forze; se lo riteniamo necessario sulla base della situazione in cui ci troviamo ad agire.
15) Il "che fare" si presenta molto complesso e inedito. Noi non siamo tra coloro - e sono già troppi - che si ripromettono di costruire un nuovo partito. L'esigenza di una formazione politica che si collochi alla sinistra del partito democratico prossimo venturo è largamente presente. Ma soddisfarla è impresa che non può essere improvvisata e che non può e non deve essere affidata a un solo soggetto dello schieramento variegato esistente. Per la semplice ragione che morirebbe prima di nascere. Ma, nel frattempo, nel corso di processi unitari, che devono coinvolgere tutti gli interlocutori possibili, occorre costruire molte cose nuove. A cominciare da un attento censimento delle forze sui territori, delle esperienze unitarie già esistenti ma sparse e prive di collegamenti tra di loro. I dati fino ad ora disponibili dicono che realtà autonome di questo genere, "cani senza padrone", sono centinaia. Bisogna sapere dove sono, chi sono, cosa pensano, come agiscono.
16) Occorre nello stesso tempo una razionalizzazione dei mezzi di comunicazione esistenti, una sinergia tra la Rete e una miriade di testate preziose e insostituibili, grandi e piccole, quotidiani, settimanali e mensili che hanno svolto comunque un'opera di collegamento, anche se sparsi e divisi; la creazione di radio e di canali tv satellitari o digitali. Un movimento senza una comunicazione adeguata non potrà nascere e svilupparsi.
17) Occorre pensare fin da ora a una politica dei quadri, cioè a una forte e nuova organizzazione culturale, in cui ricostruire un linguaggio unitario dalla attuale babele di lingue, e spesso chiacchiere, che sono l'effetto inesorabile di esperienze sparse e incomunicanti. Anche questo potrebbe essere un compito comune di diverse organizzazioni, cellule di base, su scala nazionale ma anche regionale. Megachip mette a disposizione le sue forze, seppure relative, per tutti questi progetti di costruzione di un discorso unitario.
18) Bisogna andare alla ricerca sistematica delle competenze che la sinistra parlamentare ha emarginato o non è stata capace di coinvolgere. Occorre pensare al loro ruolo come a un mezzo indispensabile per la costruzione di un progetto per un nuovo modo di vivere e consumare, per una nuova idea di sviluppo sostenibile. Ci sono già migliaia di intellettuali diffusi di questo genere, quasi sempre tenuti fuori dal governo, anche da quello locale. Sono una forza di massa, qualificata e attiva.
19) Gl'interlocutori per tutta questa vasta iniziativa sono i cittadini senza partito, i giovani, le aggregazioni locali esistenti, gli embrioni di nuove aggregazioni, i circoli culturali, i luoghi di lavoro e di studio, tutte le manifestazioni di organizzazione dal basso della società civile. E' qui, in primo luogo, che si può andare incontro a chi cerca una nuova rappresentanza per i propri interessi. La ricca articolazione dei movimenti esistenti non è stata smantellata, sebbene sia oggi assai più frantumata di quanto non fosse tre anni fa. E' con essi che dobbiamo interagire. E gli stessi partiti tradizionali, alla cui base e nelle cui periferie si riscontrano evidenti segni di malessere e di scollamento, devono diventare terreno di azione unitaria e costruttiva. Megachip, proprio perché si considera nodo attivo di una rete complessa, dovrà essere, essa stessa, fortemente decentrata, capace di stimolare forme di aggregazione che potranno essere molto diverse tra di loro sia per modalità organizzative, sia per tematiche, sia per la qualità delle convergenze politiche.
20) Tutto ciò richiede un salto di qualità organizzativo anche per Megachip, che di esso comunque può essere solo parte e non il tutto. Ciò che importa capire è che, anche se il risultato finale non potrà essere un partito tradizionale, molte delle qualità del partito "pesante" dovranno essere gradualmente recuperate. La ricostruzione di una forza reale di cambiamento implica e presuppone la sconfitta della politica spettacolo, televisiva, mediatica e il ritorno a una politica di contatto diretto con la gente e i giovani.
21) A prima vista questi compiti sono talmente giganteschi - e la frantumazione delle idee e delle forze è così variegata - da scoraggiare qualsiasi tentativo di ricostruzione. Ma sarebbe un errore esaminare il quadro che abbiamo di fronte in modo statico. La situazione è in movimento rapido perchè la crisi internazionale, economica e politica, va aggravandosi a ritmi crescenti. Assai presto, probabilmente prima che le classi dirigenti dell'occidente se ne rendano conto, vasti sommovimenti politici saranno creati dalle crisi derivanti dalla mancata capacità di rispondere alle sfide globali. Il primo appuntamento sarà fissato dal prezzo del petrolio e dell'energia. La guerra infinita è in corso e produrrà sconquassi immensi negli equilibri politici, inclusi quelli europei. Basti pensare agli effetti di un eventuale, assai probabile, attacco contro l'Iran. Misurare con il bilancino gli attuali equilibri italiani, per giunta quelli partitici, significa restare molto al di sotto e indietro rispetto all'evoluzione prevedibile, in cui quegli equilibri saranno spazzati via dalle cose. Dunque occorre un'analisi dinamica delle forze e un'iniziativa lungimirante contro la guerra che si prepara, non solo contro le guerre che ancora si protraggono.
22) Né va dimenticato che il risultato del referendum ci dice - come s'è già accennato - che lo schieramento di rinnovamento radicale è più vasto degli attuali confini della sinistra. Larghi strati di mondo cattolico erano alla base del movimento pacifista. Lo sono tutt'ora. Si dovrà lavorare tenendo presente un quadro di alleanze politiche, sociali, culturali, ideali molto più vasto di quello offerto dalla sinistra tradizionale. Senza dimenticare neppure che per la grandissima maggioranza della gioventù i partiti tradizionali della sinistra non significano nulla, non sono conosciuti, ne ri-conosciuti, non hanno alcuna attrazione, sono vecchi, non sono rock.
23) Questo progetto implica e sottintende una completa autonomia economica dell'Associazione e un vero netto passaggio dalla logica del socio a quella del militante che si batte per realizzare un progetto politico. La chiave di volta sarà la democrazia, e la legittimità di una continua dialettica interna, il cui obiettivo dovrà essere il superamento delle differenze e non la sterile e paralizzante contrapposizione.
6 Settembre 2006
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Intervento di Alessandro Cisilin
Il documento:
Il testo propostoci è una buona analisi sul quadro politico esistente e un eccellente stimolo alla discussione, fondamentale, su chi siamo e cosa vogliamo essere. Ma andremmo fuori strada, credo, se procedessimo in questa fase a discutere “emendamenti” su l'uno o l'altro dei ventitrè paragrafi. Si tratta anzitutto di capire qual è la proposta politica , di cosa stiamo parlando. Sul dettaglio dei singoli passi, se ne parli in un momento successivo, perché il nodo sollevato è di fondo, sul livello e le modalità della nostra partecipazione politica.
Associazione e politica, l'analisi oggi:
Il quadro è in realtà quello di sempre, da quando esiste Megachip, e anche da ben prima. Facciamo un'attività politica in senso lato (e talora anche in senso stretto), in un contesto in cui i partiti non rappresentano quasi nessuno, al di fuori del momento elettorale e di quello della spartizione di poltrone e poltroncine. La novità è che oggi, gli stessi “movimenti” sono in crisi, e al governo ci sta il centrosinistra e non più lo spauracchio-Berlusconi: sarebbe pertanto più delicato e complesso relazionarci con la politica. In realtà, la novità è ininfluente per la nostra identità e per il nostro, se siamo un'associazione politico-culturale . Non abbiamo imbarazzi di collateralismo, non abbiamo (salvo ovviamente per i membri delle assemblee) la necessità di compromessi parlamentari, possiamo permetterci di non fare sconti, a nessuno, in virtù del nostro non-essere partito, e della nostra assoluta indipendenza dai partiti, di ogni colore. Sarebbe un incomprensibile errore porci anche solo il problema di cambiare registro, in quanto associazione.
Crisi dei partiti e dei movimenti: per colpa loro o per cause strutturali?
Utile all'analisi e utile a noi stessi porci il quesito. Il problema della forma-partito se lo pose Occhetto vent'anni fa, e ci sono fiumi di parole e di “documenti politici” in proposito, su come dovrebbe essere e su come dovrebbe allargarsi, su quello che “ occorre ” ed “ è necessario ”. Ora, siamo tutti più o meno allergici alla struttura degli attuali partiti e alla loro leadership. Ma siamo sicuri che, con altri leader, esisterebbe in astratto un partito “bello” nel quale potremmo tutti identificarci? La risposta è no, per lo stesso motivo per cui, pur ammirando Zapatero, siamo tutti contenti di scriverci un articolo critico. Il punto è strutturale: con la crisi delle ideologie la politica non si muove più per appartenenze. Non le sentiamo noi, che abbiamo sicuramente al nostro interno idee diverse su Afghanistan, bioetica, liberalizzazioni, eccetera, figuriamoci se le sente “ la massa ”, che pretenderemmo di rappresentare, e che tra l'altro non c'è più. Per l'identico motivo, i movimenti non sono definibili “in crisi”. Sono la vera veicolazione politica contemporanea, ma per loro natura, non hanno e non debbono avere una vera “ struttura ”, sono slanci spontanei su tematiche specifiche, talora limitate nel tempo. Nulla di strano se oggi, a manifestare per la pace, lo sdegno di piazza per la politica estera italiana raccolga qualche adesione in meno rispetto all'era-Berlusconi. E nulla di più sbagliato se, in quanto associazione (e non parlo di singole personalità politicamente riconosciute, come Giulietto), pretenderemmo di inglobarli in una qualche struttura, di esserne la “ guida ”, di inviare Paolo Bianchi o qualcun altro a spiegare loro cosa devono fare o pensare, il bene e il male. Cito Rifondazione, e i successi elettorali sotto Bertinotti, piacciano o meno: la tensione era quella di esserci sempre, a fianco dei movimenti, facendo però attenzione a non dare l'impressione di volerli inglobare.
Che fare, chi essere?
Se dunque ci si pone obiettivi fuori luogo, rischiamo non soltanto di non raggiungerli (che forse non sarebbe neppure un male), ma addirittura di screditare noi stessi. Fondamentale tenere a mente l'obiezione di Grollo. I partiti lasciamoli stare, addirittura forse anche le categorie di destra e di sinistra. Se perdiamo l'indipendenza, facendo “ il partito dei movimenti ”, o qualcosa del genere, non solo creiamo un problema “ di soldi ” con le amministrazioni con cui ci relazioniamo, ma soprattutto mettiamo in crisi la nostra identità , ammesso di trovare qualche seguito sostanziale. Mi viene in mente il modello-Legambiente. Ha conservato una sua indipendenza, pur fornendo i quadri al centrosinistra. E con quella indipendenza, pur avendo una collocazione politica piuttosto chiara, conserva un'autorevolezza con cui alimentare le sue iniziative e la sua struttura, relazionandosi con chiunque.
Politica, informazione, comunicazione: il nostro pane, da sviluppare:
Il problema posto da Giulietto è comunque serio. Possiamo fare di più. Possiamo, questo a mio parere è legittimo e cruciale, dare coscienza politica al nostro agire. Che non significa “metterci ai voti” per avere “ una posizione” univoca sul ritiro delle truppe dall'Afghanistan o sulla ridefinizione della missione. Non significa dividerci sul fatto che la causa dei tutti i mali del mondo sia o meno il liberismo. Significa prendere ulteriore coscienza che la nostra battaglia è la madre di tutte le battaglie, che c'è una problematica essenziale, quasi marxiana, sulla distribuzione e il possesso di quel mezzo di produzione che è l'informazione. Che è assai poco rilevante in tal senso la presenza o meno di Berlusconi in quanto tale. Che è utile darci una visibilità quotidiana (benissimo l'idea del portavoce ), tenere costanti e indipendenti i rapporti con partiti, movimenti ed enti pubblici, senza ombra di pretesa egemonica. Che serve continuare ad aggiornarci (si veda l'ultimo articolo di Ruggirei, sull'arretratezza in tal senso della sinistra) sul nodo cruciale del rapporto tra politica e comunicazione, senza pretendere di sapere già noi tutto, specie se giornalisti. Che è fondamentale, in poche parole, dare fondo a quello che abbiamo sempre cercato di fare, rafforzando la presa di coscienza della natura politica di tale sforzo. E' importante dircelo a noi stessi, ma forse è superfluo e ambiguo proiettare all'esterno un altro manifesto , quando quello che c'è resta attualissimo.
6 ottobre 2006
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Intervento di Giovanni Melogli
Non voglio fare il trombone di turno che per il puro e narcisistico piacere di farsi leggere, e leggersi, si lancia in una sofisticata parafrasi delle posizioni che lo hanno preceduto e con cui, fondamentalmente, è d'accordo.
Condivido le osservazioni Alessandro Cisilin, mi ha rubato le parole dalla tastiera: dobbiamo continuare a non fare sconti a nessuno e ciò, purtroppo, è in contraddizione con un posizionamento istituzionalizzato nell'arena politica (ottimo l'esempio del modello-Legambiente); il Manifesto di Megachip resta attualissimo: la sensibilizzazione e l'educazione dei cittadini a un mondo governato dalla "fabbrica dei sogni" (Giulietto Chiesa) è solo all'inizio, e ritengo debba continuare ad essere il nostro obiettivo prioritario.
Fondamentale la necessità di un "salto di qualità organizzativo" di Megachip (punto 20, Manifesto 2) che credo non possa prescindere da consapevoli decisioni collettive (Giunta Nazionale) sull'utilizzo e l'allocazione delle risorse, sia umane che finanziarie, dell'Associazione. (Avevo già espresso questa mia opinione nella comunicazione alla Giunta Nazionale del 1 agosto 2006).
I miei più cari saluti.
Giovanni
10 ottobre '06
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Intervento di Massimo Marco Rossi
Tesi 2 ...cos'è cambiato in Italia e nel Mondo negli ultimi 5 anni ? e n. 8...il ruolo di Megachip ?
Nel Mondo tutto! E' chiarissimo che :
1 - Dopo l'11 settembre 2001 l'impero americano ha tentato di estendere il proprio progetto di dominio sul mondo acquisendo, con la forza delle armi, il totale controllo dei Paesi Islamici, assolutamente determinante per gli Usa in vista del prossimi scontri mortali ( economico-finanziari e bellici) con i nuovi colossi emergenti : la Cina , l'India e la nuova coalizione dei Paesi Latino-Americani....non più accomodanti rispetto agli appetiti delle multinazionali Anglo-Americane sulle loro ricchezze.
2 - L'impero Americano ha fallito questo obiettivo in Iraq , in Afghanistan , in Libano, dove non è riuscito e non riuscirà ad imporre suoi ‘Governi Fantoccio' e non riuscirà ad imporre un bel nulla nemmeno all'Iran, vista la propria totale impotenza nei confronti della Corea del Nord che l'arma nucleare ce l'ha e la sperimenta pure, a viso aperto, a proprio piacimento, in virtù della totale copertura cinese...
3 - Il sogno di egemonia dell' impero americano sulla scacchiera mondiale con l'ultima mossa del pedone Nord-Coreano è finito. Del resto nessun sedicente democratico, a meno che non si chiami Berlusconi, Fini o Casini, può pensare di difendere il diritto di un popolo di 300 milioni di cittadini di dettare legge su un miliardo di cittadini islamici e, tanto meno, su scala planetaria, ad una popolazione mondiale di sei miliardi e cinquecento milioni di anime...
4 - Gli Americani, dopo lo scoppio nucleare nord-coreano, non possono più aggredire l'Iran e c'è da scommettere che saranno ben presto costretti ad uscire dagli altri paesi islamici nei quali le forze palesi ed occulte dei loro avversari crescono a vista d'occhio....A questo punto un Crak finanziario di Wall Street di proporzioni gigantesche, dovuto all'impossibilità di ripagare i costi delle guerre con lo sfruttamento di risorse dei Paesi occupati, tale da far scomparire quello del 1929...potrà essere stemperato solo dalla Cina che possiede la gran parte dei titoli di Stato Americani corrispondenti al mastodontico indebitamento USA...
Quale moneta dovrà allora sostituire il dollaro come misura di scambio planetario ? Non l'Euro, non la rupia indiana, non il rublo russo, e nemmeno la moneta cinese io penso...ma una nuova moneta mondiale gestita da un nuovo ONU dei POPOLI, vera autorità super partes, vero governo democratico del MERCATO GLOBALE.
Su questo panorama di estinzione dell'ultimo impero e di necessaria edizione di una del tutto nuova DEMOCRAZIA MONDIALE deve cimentarsi il gruppo di Megachip e tutto l'insieme dell'intellettualità Italiana degna di questo nome se veramente vuole aiutare il popolo italiano e la comunità europea a rimanere in piedi nella bufera (con tendenza alla TEMPESTA GENERALE) che si profila per i prossimi 2 o 3 anni...
In Italia negli ultimi 5 anni è cambiato molto...ma forse troppo poco rispetto alle turbolenze planetarie che il presidente americano e la regina Elisabetta hanno promesso a chiare lettere, per non cambiare il loro imperiale modo di vivere....
L'Italia, alla fine del quinquennio, ha trovato la forza di :
1 -Bocciare il Governo dei nani piduisti, come settanta anni fa, pronti a sedersi alla tavola dei supposti vincitori del terzo conflitto mondiale in corso per accappararsi le briciole del banchetto Reale;
2 -Rifiutare il Governo dei costruttori di opere stupide e nocive come il Mose nella laguna di Venezia, la nuova, devastante galleria per la TAV in val di Susa, il Ponte della mafia e della ndrangheta fra Scilla e Cariddi;
3 -Mandare all'opposizione il Governo che favorì i ricchi contro i poveri; che promosse l'evasiva stupidità dei pubblicitari televisivi anzichè l'impegnata cultura dei creativi Italiani.
Purtroppo la nuova maggioranza si presenta incerta e contraddittoria.
All'interno del nuovo Governo di Centro - Sinistra, alcuni prigionieri della vecchia cultura, tendono a riproporre, in forme nuove, i vecchi, insostenibili modelli economici e sociali.
Nel Parlamento Italiano la vasta area cattolica ex democristiana insieme agli ex socialisti e ad altri Laici di antico e nuovo pelo, fluttua in un grande ed instabile ‘centro' ottusamente ancorato al mito di una possibile riformabilità di quel libero mercato che, aumentando senza limiti le produzioni di merci, esaurisce sempre più implacabilmente gli ecosistemi essenziali alla vivibilità del pianeta e nello stesso tempo, aumentando gli armamenti ed i conflitti bellici per assicurarsi il controllo delle sempre più scarse risorse residue lo spinge inevitabilmente nel baratro finale di Armagheddon,.
A questa massa di centristi confusi, privati della capacità di guardare con realismo ed obiettività al presente e al futuro, a questi ex democristiani, ex socialisti, ex laici libertari già innamorati della razionalità scientifica, oggi catturati dalle immonde figure del neo-oscurantismo centrista MEGACHIP e le altre forze Etiche devono saper parlare se vogliono evitare al nostro Paese il caos dell'ingovernabilità prima e dell'alternativa neosfascista di Bossi, Fini e Berlusconi poi...
E allora prendiamo in mano le pubblicazioni di Serge Latouche, le sue analisi e le otto R che formano il necessario percorso del Nuovo Rinascimento : Rivalutare - Riconcettualizzare - Ristrutturare - Ridistribuire - Rilocalizzare - Ridurre - Riutilizzare - Riciclare....
Vorrei approfondire anche i punti n 12 - n.13 - n. 15 - n.18 - n.21 delle tesi ma mi pare che di carne al fuoco ce ne sia anche troppa e comunque ora non ho la forza e il tempo necessario per farlo......Alla prossima.
Massimo Marco Rossi
17 ottobre 2006
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Intervento di Paolo Jormi Bianchi
Ho letto il documento in 23 punti, gli interventi di Alessandro Cisilin e di Giovanni Melogli.
L'associazione Megachip deve mantere la propria autonomia dal governo, qualunque esso sia, così come non deve diventare un partito. E su questo siamo, credo, tutti d'accordo.
Il documento da cui nasce questo dibattito tiene conto di segnali inequivocabili che indicano che andiamo incontro ad uno sconvolgimento del panorama politico italiano, e questo sconvolgimento prevede la nascita di una nuova aggregazione a sinistra. Per noi significa assistere alla fine dell'atomizzazione degli interlocutori che più negli anni si sono dimostrati attenti alle nostre istanze. Significa vedere interlocutori che fino ad oggi ci hanno aiutato e che soprattutto sono stati aiutati da noi, assumere inedite possibilità d'azione politica. Significa vederli sfilarsi da sotto una classe dirigente ottusa, o incapace di leggere le sfide del futuro, o peggio ancora inciuciate fino al midollo con le destre. Significa vedere singole persone e interi settori della società civile convergere verso un progetto che promette di portare nei luoghi dove si prendono le decisioni, cioè in Parlamento, concetti preziosi e fino ad ora curati solo a parole come, su tutti, il Bene Comune. N i e n t e t r i o n f a l i s m i . Per carità. Ma le premesse sono assai stimolanti.
Vogliamo restare a guardare? Io non credo che sarebbe una mossa intelligente. Nella fase costituente di questa novità politica a sinistra, mentre essa prenderà forma e se ne stabiliranno i principi guida, non dobbiamo commettere l'errore di, mantenendo eccessive cautele nel tentativo di non apparire troppo politicizzati, rimanere in silenzio. Se questa Sinistra avrà più o meno a cuore la democrazia nell'informazione e nella comunicazione, dipenderà da quanto continueremo ad esercitare quell'influenza che nel panorama della società civile fino ad oggi abbiamo saputo esercitare grazie a poche persone volenterossisime che hanno ottenuto grandi risultati.
Molte di queste persone, sparse in tutta Italia, sono ormai divenute dei quadri preparati sui temi che ci stanno a cuore e sono capaci di interagire con la politica, sia locale che nazionale. Se in un futuro non molto lontano, queste persone accedessero a incarichi istituzionali, sarebbe la fine dell'associazione Megachip?
Io non credo. Significherebbe avere maggiore voce in capitolo, uscire prepotentemente da Internet una volta di più, come ci siamo sempre riproposti, e senza diventare affatto un partito. Abbiamo sempre cercato di uscire dalla Rete per andare a "prenderli a calci negli elettrodi" lì dove si decide cosa è reale e cosa non lo è. Per questo abbiamo sempre cercato di compiere incursioni televisive, e per lo stesso motivo "anche se il risultato finale non potrà essere un partito tradizionale, molte delle qualità del partito 'pesante' dovranno essere gradualmente recuperate. La ricostruzione di una forza reale di cambiamento implica e presuppone la sconfitta della politica spettacolo, televisiva, mediatica e il ritorno a una politica di contatto diretto con la gente e i giovani" (dalle 23 tesi).
Arrivo alla stessa conclusione di Cisilin, arrivo a guardare con interesse "il modello-Legambiente. Ha conservato una sua indipendenza, pur fornendo i quadri al centrosinistra". Ma non trovo nelle 23 tesi nulla che contrasti con questa idea: leggendolo ci si è forse irrigiditi di fronte alla parola "partito" senza accorgersi che davanti c'era un "non".
Paolo Bianchi
19 ottobre '06
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Intervento di Marco Ferri
Di che cosa stiamo discutendo.
Il comando dell'Impero si è insediato nella comunicazione. Ha aggiunto la capacità di comunicare agli strumenti di potere economico e militare. E'successo negli anni della globalizzazione.
Grazie alla capacità di comunicare nel pianeta, il comando ha convinto le opinioni pubbliche della necessità della guerra, della giustezza di difendersi dal pericolo rappresentato dall'Islam, come prolungamento militare delle tecniche della Guerra Fredda: ieri il pericolo per le democrazie occidentali era il Comunismo, oggi il Terrorismo Islamico.
Il comando nella comunicazione ha inventato un format globale: lo scontro di civiltà e di religione.
Il comando della comunicazione ha convinto le classi subalterne della bontà del neo liberismo, della necessità di tagliare la spesa sociale, li ha convinti della necessità di produrre di più e di guadagnare di meno, li ha convinti che lavoro precario fosse giusto.
Il comando nella comunicazione ha rimesso al centro delle vite la sicurezza, per cui essere controllati, perquisiti e spiati non significa violazione della privacy, ma una necessità della sicurezza, che proprio attraverso le nuove tecnologie della comunicazione, diventa una condizione per la salvaguardia del benessere occidentale.
Il comando nella comunicazione ha deciso che ci sono uomini e donne sconfitti fin dalla nascita e per questo esclusi per sempre dalla storia e dallo sviluppo dell'umanità.
Essi sono milioni e milioni di persone a cui si negano diritti politici e sociali, istruzione, salute, cibo e addirittura acqua potabile.
A loro viene negato in definitiva il diritto alla esistenza in vita, il diritto di camminare come esseri viventi sulle vie del pianeta: vengono catalogati nella sottospecie dei migranti, da cacciare, rinchiudere, respingere. Essi non hanno neppure il diritto di fuggire da una catastrofe certa.
Il comando nella comunicazione ha reso il Capitale più competitivo nei confronti del Lavoro, fare impresa è più tutelato che produrre lavoro, produrre ricchezza è più importante che produrre saperi.
Il comando nella comunicazione promuove caste, lobby, ceti sociali intoccabili e satrapie corporative.
Il comando nella comunicazione ha messo a valore la stragrande maggioranza del tempo della vita dei singoli: produciamo valore quando lavoriamo, produciamo valore quando consumiamo, produciamo valore quando siamo lettori di libri o giornali, spettatori, telespettatori o navigatori su internet.
Anche quando telefoniamo o semplicemente scriviamo sms, i nostri gusti, le nostre preferenze, i nostri atteggiamenti, i nostri stili di vita e di pensiero diventano un valore economico, un valore d'uso, ma anche un valore di scambio, utile alle reti televisive, alle testate giornalistiche, alle compagnie telefoniche, ai browser per produrre ricchezza, espropriandola sfacciatamente ai singoli, ai consumatori, ai cittadini.
Di tutto questo l'anomalia italiana nei sistemi di comunicazione di massa, in prima istanza il sistema televisivo è solo apparentemente una stortura della democrazia italiana. Ecco perché il berlusconismo sopravvive al governo Berlusconi.
In realtà le grandi concentrazioni dei media sono avvenute in tutto il mondo occidentale, sono quotate nelle Borse, attirano investimenti, costruiscono fortune finanziarie immense, paragonabili alle plusvalenze del ciclo dell'automobile o del petrolio: influiscono, forzano, manipolano le democrazie, le elezioni, scelgono i potenti, accompagnano le ascese dei potentati, li tengono in vita.
Megachip ha fatto di questi temi il suo terreno di analisi, di confronto e di crescita. Qualitativamente prima, e via via anche quantitativamente, il ruolo di Megachip ha preso spazio e sta continuando a prenderne di nuovo. Questo è un dato oggettivo: Megachip gode di una alta reputazione tra i soggetti più sensibili al cambiamento delle prospettive sociali, culturali e politiche della nostra società.
E' sul terreno degli scenari prossimi venturi, su cui si gioca tutta intera la partita del comando nella comunicazioni, che vive e cresce l'esperienza di Megachip.
Ecco il significato delle 23 tesi che sono alla base del dibattito promosso al suo interno da Megachip. Che cade molto a proposito in una fase in cui si rende necessario il passaggio dalla presa di coscienza individuale alla presa di iniziativa politica.
Poiché non si possono fare i conti con la realtà se non ci si prefigge di modificarla strutturalmente, il dibattito è stato reso pubblico.
Il nostro perimetro culturale, sociale e politico, le nostre idee e le nostre competenze si sono svolte nel perimetro della sinistra politica del nostro paese.
Ma la nostra attitudine, per il fatto stesso di essere Megachip una vera novità di impostazione delle questioni legate alla comunicazione e al comando dell'Impero, non può essere meccanicamente ascritta ai partiti della sinistra politica, né essere semplicemente schiacciata sulle alchimie e le compatibilità del governo attualmente in carica.
Per questo dichiariamo apertamente la nostra autonomia dai partiti, dal governo, dunque dai partiti di governo, nel giudizio delle loro azioni e nella critica dell'agire oligarchico dei soggetti politici in campo.
Vogliamo, invece, dialogare, condividere, mescolarci, confrontarci,e, perché no, lottare con soggetti singoli e collettivi, con le competenze e le aspirazioni, con i bisogni e le urgenze sociali del vasto schieramento, non ancora pienamente espresso nella vita sociale italiana ed europea che crede e agisce nella difesa, ma soprattutto nello sviluppo della Pace, dell'Eguaglianza, dei Diritti, del Sapere, dell'Ambiente, della Libertà di comunicare, della Felicità, intesa come traguardo costante di esistenze umane piene di voglia di vivere e gioia di cambiare lo stato presente del mondo.
Essi sono i pilastri di un Bene Comune agli uomini e alle donne di ogni razza, religione, sesso, cultura, nazionalità.
Questa è la novità che dobbiamo cogliere, sviluppare, promuovere e organizzare.
Marco Ferri
Roma, 23.10.06
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Intervento di Francesco De Carlo
Semplicemente (!)
Basterebbe semplicemente (!) rallentare l'inesorabile marcia collettiva verso il vuoto per ricominciare a sperare di poter tornare indietro. Un obiettivo generale, ma di breve periodo, immediato: rallentare la morte della democrazia, rallentare la corsa verso la guerra perenne, rallentare una crescita scellerata e incosciente, per poter sperare di nuovo nella democrazia, nella pace e in un'oramai indispensabile decrescita.
Se la speranza è prerogativa indispensabile al cambiamento, il cambiamento deve diventare prerogativa indispensabile alla speranza. Nell'immediato. Non ci possiamo più permettere di continuare unicamente a operare nel minuto, nella quotidiana attività di sensibilizzazione delle masse, cercando di promuovere come adepti di un dio minore la democraticità di Linux, l'irresistibile sanità della cultura biologica, la rivoluzionaria alternativa dell'equo e solidale. Non è più sufficiente andare nelle scuole per sostituire Scuola e Famiglia nell'opera di formazione delle nuove generazioni. Ovvio: guai a smettere, guai a non continuare a crescere, guai a rinunciare a tentare di inserirsi nelle dinamiche succursali della nostra crescita sociale. Ma non basta più: il cambiamento non può restare fine ultimo, deve diventare mezzo. È vero, questa è stata la nostra fede (e di altri come noi) che ha permesso di impegnarci in milioni di campi della vita sociale, riuscendo a cambiare veramente le piccole cose, dal modo di fare la spesa al modo di guardare la Tv. Però adesso dobbiamo spostarci semplicemente (!) su un'altra area di intervento: quella politica.
Dobbiamo continuare a fare del cambiamento una nostra prassi quotidiana organizzata e non un termine lontano. Non basta più attivarsi nel Piccolo in attesa che qualcuno eletto da noi si faccia carico di cambiare il Grande, in nostra rappresentanza. Le nostre deleghe, quelle in bianco come quelle più convinte, vengono ogni giorno tradite da chi dovrebbe tutelare il bene pubblico, l'acqua, la salute, l'educazione, la cultura, il lavoro, la pace e nel nostro caso la comunicazione. Abbiamo mille volte sperimentato epidermicamente quanto bruci l'individualismo e l'irresponsabilità delle forze che abbiamo chiamato a rappresentarci nelle istituzioni. Il caso della gestione del servizio pubblico radiotelevisivo, della connivenza con l'avversario, della debolissima riforma del conflitto di interessi che sta per vedere la luce e della vergognosa iniziativa dell'indulto minacciano le nostre intelligenze. Oggi, di questo sistema di collusioni complottarde (queste sì!), noi, l'associazionismo militante, siamo diventati fiancheggiatori inconsapevoli, complici involontari che la Storia avrà modo comunque di giudicare. Siamo la sponda più solida di questa sinistra istituzionale, che annacqua le nostre velleità con un sadismo formidabile.
La prima vittima di questo meccanismo è stato sicuramente il pacifismo: ci hanno mandato in piazza, senza se e senza ma, ci hanno chiesto di poterci rappresentare e hanno sintetizzato il nostro antagonismo in una spilletta da esibire di fronte ai carri armati. E non si venga a parlare delle azioni diplomatiche, perché tra poco toccherà alla riforma del lavoro, che non permetterà scorciatoie e imporrà una scelta univoca: o dalla parte degli industriali o dalla parte dei lavoratori. Scommettiamo: da che parte starà il governo Prodi? E anche lì, per l'ennesima volta, il controllo dei media sarà determinante.
“Proprio ora che il capitalismo sta funzionando esattamente nella forma e nella sostanza nel modo in cui l'aveva descritto Marx, nessuno lo studia più” . In questa frase, di uno dei più attenti osservatori della politica italiana che questa associazione possa vantare (perché non ha partecipato ancora a questo dibattito?) sono raccolte tutti i passi cogenti della nostra attività. Il tema del lavoro, così fondante per questa Repubblica e per i giovani che dovranno esserla, non trova più rappresentanza né rappresentazione. In parlamento come nei media. Come si fa a non capire che, se non smettiamo di essere sacche di consenso acritico, il nostro futuro, parlo soprattutto alla mia generazione, verrà precarizzato in nome del liberismo più vorace? Come si può proseguire senza una rilettura del marxismo e una sua riformulazione da contrapporre ai governi e alle loro politiche di privatizzazione? Come si può non vedere che in tutto il mondo una cultura alternativa al capitalismo sta riprendendo nelle forme più disparate le armi ideologiche di una lotta senza confine?
L'organizzazione non è più soltanto necessaria: è indispensabile. Da tempo siamo coscienti di quanto i media contribuiscano all'annullamento intellettuale della comunità e di come siano riusciti nel tempo a costruire il terreno fertile per una dittatura silenziosa. La fuga nel privato, la delusione di massa, l'apatia collettiva, il populismo mediatico: mille termini per definire l'incubo di una società plasmata sul nulla e dal nulla dominata, facile preda della fame del fascismo.
Tanti cittadini, di qualunque ceppo ideologico, sociale o culturale, sono già predisposti al cambiamento, lo aspettano come aspetterebbero l'aria dopo una lunga apnea. Si tratta semplicemente (!) di andarli a intercettare.
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Intervento di Fabrizio Dedoni
Leggo questi interventi sulle "23 tesi per la discussione" e di primo acchito rimango pensieroso: vorrei dire la mia ma come cominciare? Il tema è difficile, importante ed io non ho soluzioni. Non sono tra quelli che hanno militato o militano in un partito e sono abituati a confrontarsi costantemente con gli altri su determinate tematiche (almeno credo che così dovrebbe essere). Sono una persona che si è sempre interessata a queste cose con un approccio molto personale, come quello di chi guarda dal buco della serratura gli avvenimenti all'interno di una stanza, preso come ero dal vivere situazioni di difficoltà concreta di grande rilevanza. Sentendo la necessità di partecipare oltre che di conoscere ho imparato ad interessarmi attivamente a queste tematiche, ed eccomi qui a scrivere un commento sulle 23 tesi per la discussione lanciate da Giulietto Chiesa.
Cosa è cambiato in Italia negli ultimi 5 anni? molto, ma è tutto cominciato prima, molto prima. Stiamo assistendo al consolidamento di una azione che ora porta i suoi frutti, ma che viene da lontano. Ora vengono alla luce i problemi creati dall'avere intrapreso la strada del liberismo, sia a livello globale che locale, ed è fuorviante continuare a chiedersi come mai? Stiamo vivendo una situazione che richiede un intervento radicale verso una totale inversione di tendenza. Siamo immersi in una realtà imposta in maniera verticistica, secondo determinate direttive dalle quali non ci si deve discostare. Le basi culturali sulle quali abbiamo sempre fatto riferimento sono messe in discussione, il problema non è soltanto quello della applicazione di un modello economico, ma soprattutto è culturale, manca la scelta nel modello di vita che si vuole condurre: ne esiste solamente uno ed i ruoli sono assegnati.
In quest'ottica l'informazione gioca un ruolo fondamentale, come importantissima è stata l'alfabetizzazione qualche decennio fa. Diventa necessario conoscere il linguaggio televisivo perchè è da li che passa la maggior parte dell' informazione e si crea consenso: bisogna conoscerlo per saperlo interpretare ed utilizzare.
Internet è uno dei pochi, risicati e vitali spazi di ricerca della conoscenza, scambio culturale, democrazia reale, rimasti e sempre più sotto l'attacco di chi cerca di chiudere anche questa possibilità verso il controllo totalizzante. E con l'11.9 è stato dato il via libera alla chiusura di tutto questo. Sono moltissimi i siti nei quali si parla di politica, è un fiorire costante di nuove discussioni, l'ambiente è molto vitale ma dispiace sottolineare come questo rimarchi l' incolmabile distanza esistente tra i partiti e la gente.
La gestione commerciale (aziendale) della politica economica della nazione, delle ragioni e dei comuni, porta a mostruosità come la privatizzazione dell'acqua o dei cimiteri, per fare soltanto due esempi La spasmodica ricerca della quadratura dei conti è diventato l'unico parametro attraverso il quale giudicare della bontà o meno di una legge finanziaria; interessa solo ed esclusivamente il giudizio delle agenzie di reting
E' la visione mercantile del mondo che comporta l'appropriarsi delle fonti di energia per la produzione... qualcuno tempo fa ha parlato di spazio vitale per i tedeschi per scatenare la guerra, ora lo spazio vitale è delimitato dal mercato, è globale, ma porta ugualmente alla guerra
Dire che il mondo come l'Italia, come il mio Comune, debba solamente essere lo spazio nel quale ricercare un migliore livello di qualità della vita, generale e quindi personale, sembra essere diventata una ingenuità.
Di fronte ad appiattimenti di questa portata credo che non esista altra strada che quella della partecipazione intesa come il riappropriarsi di una parte della propria esistenza, del proprio diritto ed essere diseguale.
Chi si impegna nel raggiungimento di un obbiettivo deve necessariamente fare i conti la realtà dei tempi che corrono, è necessario cogliere il momento storico tanto più se parliamo di politica. Se si vogliono rappresentare delle esigenze reali si deve avere il polso della situazione, conoscerla, annusare l'aria; non si può rimanere arroccati a concezioni della vita politica che non tengano conto di questi concetti, ci si troverebbe fuori dalla realtà. Se lo scopo della iniziativa politica è quello della ricerca di un migliore livello di qualità della vita, non si può prescindere dalla ricerca del bene comune. E' naturale avversare un'idea della politica che non venga dal contatto con le persone, che sia imposta, perché non rispondente ad esigenze reali che in questo momento sono vere e proprie emergenze sociali.
Stiamo attraversando un periodo storico importante che richiede grande impegno e attenzione. I fatti recenti hanno delineato una situazione che non è sostenibile ulteriormente, c'è una forte richiesta di attenzione ai problemi della gente ed il tema della partecipazione democratica è sempre più sentito. C'è chi aspetta da venti anni un momento come questo, per parlare e per finalmente iniziare a fare Politica.
Allora diventiamo davvero promotori di un nuovo modo di fare politica. Nuovo mica tanto, visto che la politica dovrebbe essere comune gestione della cosa pubblica per il bene comune. Questa perlomeno è la definizione che si da della politica in termini astratti. E' nel concreto che si è arrivati ad un cambiamento del significato non solo in termini dialettici, ma pratici. Così come qualche tempo fa nessuno si sarebbe sognato di definire la democrazia come un bene esportabile con le armi o come democratiche elezioni che si tengono in stato di occupazione militare. Questi credo siano fenemeni che ci riguardano da vicino molto più di quanto possa sembrare, basti pensare che è dall'accettazione di stravolgimenti nel significato dei termini, e di conseguenza nel cambiamento di concetti che vi si riferiscono, che si è intrapresa una strada che ha portato a conseguenze tragiche con la diretta responsabilità delle forze politiche nelle quali abbiamo sempre creduto. Ora, è evidente che seppure il linguaggio utilizzato possa anche essere quello conosciuto c'è una discrepanza tra il predicato a ciò che si sta compiendo, e da tempo. Ma allora cosa vuole dire definirsi di sinistra e tenere comportamenti che con l'essere di sinistra non hanno nulla a che fare? é arrivato il momento di dire: Bertinotti di qualcosa di sinistra? è arrivato il momento dell'omologazione anche per rifondazione? qualcun altro lo ha già fatto dieci anni fa e le critiche sono giunte proprio dalla parte politica che ora soffre dello stesso male. Siamo quindi ad un bivio, le prese di posizione devono necessariamente essere precise, non si può essere allo stesso tempo diavolo ed acquasanta!
Se è vero, come è vero che la democrazia partecipativa significa politica dal basso è naturale non svilire il momento della pratica con un cambiamento di rotta. Se abbiamo presente ed a cuore il bene comune non si può vanificare il perseguimento dell'obbiettivo una volta che ci si trova a mettere in pratica quello che ci appassiona dal punto di vista teorico.
Parlare di nuovo modo di fare politica, o semplicemente fare la Politica, credo, porti ad uno sganciamento dalle ideologie e dai preconcetti; cercando di tenere i piedi per terra è necessario prendere atto del fallimento di questo modo di fare la politica. Penso che il compito che ci attende sia grandissimo, difficilissimo ma non impossibile. Sicuramente ci vorrà del tempo ma non nascondo che, per me, sarebbe la naturale evoluzione del mio impegno.
6 novembre '06
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