Home  · Chi siamo · Sostieni Megachip · Sezioni · Dossier  · Scrivici · Newsletter · La redazione

 

Mi chiamo Mir Mad… - 7-11-06

(7370 letture)   Pagina Stampabile



Mi chiamo Mir Mad ma come è noto a qualcuno dei miei pochi lettori da un po' di tempo questa firma ha avuto una silenziosa sepoltura: perché Mad oramai sentiva troppo vicino il fiato soffocante di un certo fondamentalismo che aveva da sempre addosso. L'obbligo di diversi pseudonimi per nascondere i propri dati anagrafici porta a volte anche a confondere-negare la propria identità. Più che una crisi di identità (Pirandello nel suo “Il fu Mattia Pascal”) si tratta di convivere con il terrore continuo come il dramma esistenziale di Edward Munch, autore del celebre “L'urlo”, che riferendosi alla propria malattia diceva: “io vivo nella morte”.

Nonostante questa situazione Mir Mad ha continuato a denunciare cercando di essere la voce della ragione nei tempi delle contese dure, dove tutto sembra volgere verso la menzogna spettacolarizzata - divenuta la divinità somma neocon e imposta alla collettività - che mira a offuscare la mente. Mad è stato tra i primi a parlare degli squadroni della morte in Iraq, vedere e denunciare la vera matrice dell'assassinio di Enzo Baldoni e il pericolo del ritorno dei ba'athisti al potere in Iraq: (http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=2835 e http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=2836).

In questa situazione difficile, di contese dure, Mad cercava, ha cercato e cerca di non cadere nella trappola dei tribalismi che sono divenuti cultura dominante, e di impegnarsi coerentemente nella difesa dei diritti democratici e civili.

Il giornalista Maurizio Blondet, dimenticando intenzionalmente o per trascuratezza i crimini dei baathisti e di Saddam scrive “Il Baath alla riscossa, marines alle corde” e visto che i marines sono l'immagine del potere basato sul sopruso e l'usurpazione, la riscossa del Ba'ath suona come qualcosa di positivo, e associato alla guerriglia, quasi eroico, crea suggestioni. Tutto questo impegnando seria stampa democratica come the Independent di Londra.

L'opinione democratica, contestando l'occupazione Usa, sostiene la ragionata lotta della maggioranza degli iracheni per porre fine all'occupazione. Non sostiene però il terrorismo salafita o un ritorno dei baathisti. Perché oramai tutti sono consapevoli che il terrorismo salafita è di dubbia origine e matrice e spesso è manovrato dalle stesse forze d'occupazione, mentre i baathisti che sono una minoranza all'interno della minoranza sannita, combattono per arrivare ad un accordo con le forze d'occupazione e avere maggior peso all'interno della nuova realtà.

Così come può suggestionare la critica alla politica israeliana che si trasforma in antisemitismo paragonando lo stato d'Israele al Terzo Reich, qualcuno, nel combattere l'occupazione americana in Iraq, diffonde odio sulla maggioranza della popolazione dell'Iraq stesso.

C'è un gran polverone, l'acqua è torbida e c'è chi cerca la visibilità a tutti i costi.

In Iraq c'è una tragedia perpetua dovuta alla violenza della guerra e del terrorismo. In mezzo a questa tragedia e nel quadro di una silenziosa guerra settaria, sotto richiesta delle Nazioni Unite e sotto la pressione delle opinioni pubbliche mondiali, le forze d'occupazione hanno dovuto far svolgere le elezioni. Il voto come è noto è stato all'insegna della tripartizione. I kurdi cioè il 15-17% della popolazione hanno votato per i kurdi, i sunniti 15 -20% in percentuali basse hanno votato per i candidati sunniti e gli sciiti cioè 65 -70% della popolazione sotto l'esortazione del loro leader il grande ayatollah Sistani hanno votato i propri candidati vincendo le elezioni. Anche se l'intervento Usa ha posto fine al dominio della minoranza sunnita e alla inaudita violenza di Saddam e sciiti e kurdi sono stati i diretti beneficiari, nonostante ciò la piattaforma elettorale degli sciiti – Alleanza Irachena Unita - nell'articolo 2 chiedeva in maniera chiara e inequivocabile un timetable per la fine dell'occupazione. Il leader indiscusso della comunità sciita nonostante varie richieste ha respinto sempre di ricevere gli esponenti dell'amministrazione Bush. Sistani, immagine di equilibrio e moderazione che nel condannare la violenza della guerra e del terrorismo ha pregato i propri seguaci cioè la maggioranza degli iracheni di non ricorrere alla violenza anche nel caso del suo assassinio. Sistani che nel condannare la violenza della guerra non ha esitato a condannare il terrorismo, compreso quello delle frange estreme sciite, per indirizzare la lotta degli iracheni a chiedere la fine dell'occupazione.

Diverso è stato atteggiamento della minoranza sunnita. Questa comunità sunnita (15% in Iraq ma 85% nel mondo islamico) che ai tempi di Saddam aveva il potere assoluto, poggiandosi sul tessuto tribale dell'Iraq centrale dove vige la regola del sangue e dell'onore, è divenuta il cemento di varie guerriglie e gruppi di terroristi di ogni provenienza: la guerriglia dei generali del Baath, gruppi nazionalisti di nuova formazione e i terroristi jihadisti di al-Qaeda provenienti dal bacino culturale dell'Islam sunnita che diffonde terrore e getta fango sulla ragionata lotta degli iracheni per la liberazione e l'autodeterminazione. I jihadisti di Zarqawi, cioè i tagliatori di teste che cercano di dare volto politico al crimine e trascinare la popolazione sunnita sulle proprie posizioni promuovendo guerra settaria e fratricida. Questa frangia estremista ricorre all'irrazionale ed è un mix di arretratezza culturale e miopia e odio per ogni diversità e per tutto quel che è razionale nel diffondere la violenza invisibile del terrorismo e l'odio sconfinato.

Fra i sunniti iracheni si annida la maggior parte degli ex ufficiali del Ba'ath i quali si sono distinti per i crimini più orrendi contro l'umanità (come il bombardamento chimico della cittadina kurda di Halabceh o il massacro degli sciiti –vedi Dujail per quale Saddam viene condannato a morte- subito dopo la prima guerra del golfo o il genocidio dei kurdi in più occasioni). Questi ufficiali del Baath, che possono trovare sostegno e copertura nel tessuto sociale dell'Iraq sunnita, politicamente sono rappresentati dal “partito Islamico Iracheno”, il maggior raggruppamento sunnita. Inoltre, alcuni estremisti sunniti, godono del sostegno di vari regimi arabi alleati o avversari degli Usa e da sempre in crisi di legittimità e terrorizzati dalle proteste sociali e dalle prove elettorali. Costoro, invece di combattere il terrorismo interno, lo esportano verso l'Iraq. Questi gruppi provenienti dall'estero insieme agli ex ufficiali del Ba'ath hanno scatenato una guerra totale contro la comunità sciita prendendo di mira donne, bambini, operai, giovani disoccupati che hanno la sola colpa di essere sciiti. I terroristi salafiti provenienti dal bacino culturale del wahabbismo, sostenuti da estremisti locali capeggiati dai baathisti hanno compiuto massacri e crimini più orrendi: hanno massacrato 1000 pellegrini del ponte degli imam per opera dei kamikaze suicidi, hanno trucidato i bambini della città di Mossayeb e assassinato gli abitanti della città di Madaen… Con l'esplosione dei simboli religiosi cioè i mausolei degli imam sciiti (asqariyah) sono questi solo alcuni esempi di una violenza quotidiana.

I leader della comunità sciita a partire dal grande ayatollah Sistani fino ad ayatollah Montazeri e ayatollah Fadallah e lo stesso ayatollah Khamenei hanno condannato a più riprese la violenza della guerra, ma anche la violenza terrorista. Addirittura anche il controverso Moqtada Sadr, espressione dell'anima più radicale della comunità sciita irachena, ha scomunicato alcuni dei propri seguaci, responsabili di violenze settarie. Se sono i sciiti a praticare violenza settaria, Jamail non ci spiega perché più del 90% delle vittime del terrorismo settario sono gli sciiti stessi.

Tutto ciò insieme ai risultati del voto iracheno non sta bene a chi ha terrore che la prova elettorale varchi i confini iracheni. Infatti S. Hersh del Guardian di Londra ha parlato della prova elettorale che per i regimi arabi è più pericolosa dell'atomica. Re Abdallah di Giordania per scongiurare il pericolo elettorale ha parlato della preminenza del “pericolo sciita” dal Golfo Persico fino al Libano. Joseph Samara, autorevole opinionista di As Safir, ha scritto di corrotti e labili regimi arabi che invece di rimettersi al giudizio degli elettori parlano del “pericolo sciita”.

I regimi arabi sunniti per paura del voto che farebbe sgretolare le loro repubbliche con presidenti a vita e le loro monarchie assolutiste, premono sulla minoranza sunnita irachena per costringerla a sostenere la crociata antisciita.

In questo quadro la figura di Dahr Jamail è emblematica. Dahr Jamail denuncia coraggiosamente la politica Usa in Iraq e quella israeliana in medio oriente, accusa la maggioranza sciita irachena e vari governi espressione di questa maggioranza e la brigata Badr di praticare il terrorismo e collaborare con gli occupanti ai danni dei sunniti i quali chiedono anche un reinsermento del Ba'ath al potere. Vari politici iracheni hanno paragonato la proposta del Partito Islamico Iracheno di reinserire i ba'athisti negli apparati di stato come il ritorno dei nazisti.

Dahr Jamail è un reporter appassionato. Nei suoi dispacci dall'Iraq occupato dice sempre la verità con coraggio, ma illustrando con assoluta sincerità le ragioni di una parte (forse solo per simpatia), non prendendo in considerazione le ragioni altrui e soprattutto non ricercando la verità si macchia di faziosità. Operando cosi rende la propria verità peggio di una menzogna. Jamail è un “giornalista indipendente” o presunto tale che corre il rischio di andare in Iraq e rimanerci anche per 8 mesi. Questo mentre molti reporter come il compianto Enzo Baldoni notoriamente contro l'occupazione americana dell'Iraq vengono assassinati e una giornalista come Giuliana Sgrena rischia la vita. In questo quadro terrificante Jamail coraggiosamente va addirittura a Fallujah durante le operazioni belliche Usa e riesce a far arrivare al mondo intero i suoi dispacci di fuoco contro le operazioni belliche degli occupanti. Con un linguaggio convincente, esponendo i misfatti, Jamail attrae a volte anche le libere coscienze che si oppongono alla violenza della guerra. In questo quadro Jamail viene intervistato da Amy Goodman di Democracy Now (http://www.democracynow.org/article.pl?sid=05/07/14/1345204

Jamail denuncia giustamente la violenza della guerra, ma lascia inosservata la terribile violenza terrorista.

Quando Jamail seguiva coraggiosamente il corso della guerra da Fallujah denunciando i bombardamenti a tappeto, chiusura degli ospedali,…. un gruppo di camionisti sciiti per il semplice fatto di essere sciiti sono stati trucidati con ferri da stiro. Ma Jamail l'osservatore acuto non ha sentito la notizia e non ha emesso nessun spaccio da Fallujah. La sua è una verità preconcetta che vede solo gli sciiti come colpevoli. Anche se questi sciiti sono semplici camionisti che portano aiuti umanitari.

Jamail non accusa solo gli sciiti iracheni ma anche l'Iran perché sosterrebbe il terrorismo sciita. Anche l'amministrazione Bush accusa l'Iran di sostenere e fomentare il disordine e terrorismo in Iraq.Secondo questa analisi gli sciiti iracheni sono collaborazionisti degli occupanti, e dunque non si capisce perché l'Iran sia da tempo nel mirino dell'amministrazione Bush e sia minacciato addirittura di bombardamenti atomici.

Sono tempi duri per la ragione e la verità, l'agire aggressivo della nuova destra neoconservatrice ha offuscato gli orizzonti di grandi battaglie per il rafforzamento della democrazia e ha indebolito le lotte per la costruzione di una società migliore. Ma il rispetto per la verità rimane sempre il grande mezzo che illumina il cammino dell'uomo.


Nota

(Vedi anche http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=2644,
http://ipsnews.net/news.asp?idnews=35167,
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=1692
,
http://www.ipsnews.net/news.asp?idnews=31336
;
http://www.globalresearch.ca/index.php?context=viewArticle&code=%20CH20060103&articleId=1714
).

Quando l'orizzonte si tinge di giallo zafferano è il preludio di una morte, di un martirio: il sole della ragione per la disattenzione o per la mancanza della serietà e coerenza dell'impegno volge verso il tramonto avviene la "morte di Dio". Quando si perde di vista il monismo universale c'è il conseguente parto di svariati ragni e dei minuscoli satana tribali: di fede, di razza, di etnia, di area geografico - culturale. Una morte che all'insegna dei tempi, avviene non solo nell'animo del volgo ma anche nella testa di chi è impegnato in certe lotte. Questa è l'insegna dei nostri tempi dove sembra se non tutti almeno un insieme di elementi concorrono per offuscare la mente. Quando l'amministrazione neoconservatrice della massima potenza mondiale assume la menzogna come politica di stato applicando la violenza della guerra senza confini e senza limiti di tempo e brucia immense risorse per promuovere le democrazie formali per abbattere le barriere doganali e allargare i mercati, l'ipocrisia diventa subcultura dominante, di conseguenza si comporta secondo la logica della menzogna stessa. Cosi la verità invece di essere cercata viene offuscata e la difesa della propria tribù sostituisce la ricerca della verità, dei grandi ideali, di Dio. Il principio universale di bene comune viene sostituito con l'interesse tribale e di parte. Si dimentica il comune senso di appartenenza al genere umano, il monismo umanista e la necessità di una battaglia universale e insieme ad essa il principio dell'universalità che dovrebbe applicare a tutti a prescindere da qualsiasi appartenenza gli stessi standards.

In mezzo a questo dramma gli uomini di buona volontà, i più coraggiosi, i più generosi con ostinazione e a volte al limite del sacrificio estremo, - spendendo la propria vita l'unica contante che posseggono- in mezzo alla tempesta cercano di tenere accesa la fiamma della battaglia senza perdere di vista gli interessi generali cercando di non cadere nei tentacoli della ragnatela di un ragno tribale tra tanti.


di Mir Mad

 


  

[ Torna su “Lo stato dell’informazione” | Indice Sezioni ]
Archivi Articoli Sezioni Contenuti

Megachip.info è un periodico on line registrato presso il tribunale di Roma col numero 392/2006.

Il sito è Copyleft: la riproduzione dei materiali presenti in questo sito è libera e incoraggiata. Se copiate, citate la fonte e gli autori.
Tutti i loghi e marchi in questo sito sono di proprietà dei rispettivi proprietari. I commenti sono di proprietà dei rispettivi autori. Questo sito è realizzato con PHP-Nuke rilasciato con la Licenza GNU/GPL - Webmaster Luca Floris

Disclaimer