La presidenza finlandese dell'Unione Europea ha duramente preso le distanze dall'iniziativa. Il Vaticano, per sottolineare il proprio disappunto ha dichiarato ufficialmente:“La Shoah è stata una immane tragedia, dinanzi alla quale non si può restare indifferenti. Il ricordo di quei terribili fatti deve rimanere un monito per le coscienze, al fine di eliminare i conflitti”.
Alcuni hanno definito la conferenza una "cosa inqualificabile ", altri hanno detto che evidenzia "l'odio verso la gente di un'altra religione"; altri ancora hanno tracciato un parallelo fra l'olocausto e l'iniziativa del Governo iraniano, la quale "dimostra la particolare minaccia con cui Israele convive". Ahmadinejad, alle prese con una protesta sociale e studentesca in crescita sul piano interno, ha espresso il suo pensiero riguardo all'olocausto a più riprese. Un pensiero spesso ed intenzionalmente tradotto in modo inesatto. Il presidente della Repubblica Islamica in un intervista con Der Spiegel dello scorso gugno, si è espresso in questi termini:
Ahmadinejad : “ Io so che lo "Spiegel" è una rivista rinomata. Ma non so se a voi sia possibile pubblicare la verità a proposito dell'Olocausto. Avete l'autorizzazione a scrivere tutto su questo argomento? ”
Spiegel : “ Abbiamo, naturalmente, il diritto di parlare dei risultati delle ricerche storiche di questi ultimi 60 anni. Secondo noi, non vi è alcun dubbio sul fatto che i Tedeschi, disgraziatamente, portino la responsabilità dell'assassinio di 6 milioni di ebrei ”.
Ahmadinejad : “ Bene, abbiamo dunque aperto una discussione assai concreta. Poniamo due domande molto chiare. La prima è: l'Olocausto è realmente accaduto? Lei risponde a tale domanda in modo affermativo. La seconda domanda è allora la seguente: di chi è la colpa? La risposta a tale domanda va trovata in Europa e non in Palestina. È perfettamente chiaro: se l'Olocausto ha avuto luogo in Europa, si deve trovare la risposta in Europa. Invece, se l'Olocausto non ha avuto luogo, perché allora quel regime di occupazione... ”

Tutta la conferenza di Teheran, fin dalla sua indizione, è stata imperniata su questa idea base. Ma ovviamente il problema va al di fuori dei confini prettamente religiosi e di polemica storica. Dopo l'insuccesso del progetto "Great Middle East” dell'amministrazione Bush, c'è un nuovo piano chiamato “ New Middle East” che prevede la diretta partecipazione israeliana . Un progetto che l'analista canadese della Global Research Mahdi Darius Nazemroaya spiega in questi termini: The term “New Middle East” was introduced to the world in June 2006 in Tel Aviv by U.S. Secretary of State Condoleezza Rice (who was credited by the Western media for coining the term) in replacement of the older and more imposing term, the “Greater Middle East.”
Il termine "New Middle East" fu reso noto nel giugno 2006 a Tel Aviv dal Segretario di Stato americano Condoleeza Rice (che fu accreditata dal Western Media per aver coniato il termine) in sostituzione del più vecchio e perentorio "Greater Middle East".
This shift in foreign policy phraseology coincided with the inauguration of the Baku-Tiblisi-Ceyhan (BTC) Oil Terminal in the Eastern Mediterranean . The term and conceptualization of the “New Middle East,” was subsequently heralded by the U.S. Secretary of State and the Israeli Prime Minister at the height of the Anglo-American sponsored Israeli siege of Lebanon. Prime Minister Olmert and Secretary Rice had informed the international media that a project for a “New Middle East” was being launched from Lebanon.
Questa rottura nella fraseologia della politica estera, coincise con l'inaugurazione della stazione petrolifera Baku-Tiblisi-Ceyan(BTC) nel Mediterraneo orientale.
Il termine e il concetto del "New Middle East". in seguito fu il maggiore argomento per il Segretario di Stato americano e il Primo Ministro israeliano, agitato dagli anglo-americani che sponsorizzavano l'assedio israeliano del Libano. Il Primo Ministro Olmert e il Segretario Rice informarono i media internazionali che il progetto per un "New Middle East" sarebbe stato avviato partendo dal Libano.
This announcement was a confirmation of an Anglo-American-Israeli “military roadmap” in the Middle East . This project, which has been in the planning stages for several years, consists in creating an arc of instability, chaos, and violence extending from Lebanon , Palestine , and Syria to Iraq , the Persian Gulf, Iran , and the borders of NATO-garrisoned Afghanistan.
Questo annuncio fu la conferma di una "roadmap militare" anglo-americo-israeliana nel Medio Oriente. Il progetto messo a punto in diversi anni, consiste nella creazione di un ponte d'instabilità, caos e violenza, esteso dal Libano, Palestina e Siria all'Iraq, al Golfo Persico, Iran, ai confini dell'Afghanistan presidiato dalla Nato .
The “New Middle East” project was introduced publicly by Washington and Tel Aviv with the expectation that Lebanon would be the pressure point for realigning the whole Middle East and thereby unleashing the forces of “constructive chaos.” This “constructive chaos” --which generates conditions of violence and warfare throughout the region-- would in turn be used so that the United States , Britain , and Israel could redraw the map of the Middle East in accordance with their geo-strategic needs and objectives.
Il progetto "New Middle East" fu presentato pubblicamente da Washington a Tel Aviv prospettando il Libano come il punto di pressione per rimettere in linea l'intero Medio Oriente e con la conseguente liberazione delle forze del "caos costruttivo".
Questo "caos costruttivo" che genera condizioni di violenza e belligeranza in tutta la regione, sarebbe potuto essere usato a turno dagli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna e Israele, che avrebbero potuto ridisegnare la mappa del Medio Oriente in accordo con le loro necessità e obiettivi geostrategici.
Un'autorevole firma di un quotidiano italiano, prendendo spunto dalla contestazione della protesta studentesca all'università Amir Kabir di Teheran contro Ahmadinejad, ha scritto che l'Occidente è chiamato a "fare delle scelte di fondo" prima che "la regione più cruciale del pianeta" venga trasformata dai "burattini di Khamenei e Ahmadi Nejad ... nel Regno del Terrore Islamico".
Sono parole che rendono il senso dello scontro in atto. E' evidente che con l'impantanarsi della macchina bellica Usa in Afghanistan e in Iraq e dopo il successo della resistenza libanese contro l'aggressione israeliana dell'estate scorsa, il peso della Repubblica Islamica è in crescita e ciò insieme alla volontà dell' establishment iraniano di far valere i propri diritti di Paese sovrano; anche portando avanti il progetto nucleare nell'ambito di Npt per l'uso pacifico dell'energia atomica.Tutto questo non piace agli ambienti che dominano gli assetti del globo e controllano l'economia.

Per questa ragione l'Iran è sotto continua pressione e minaccia. Dan Halutz, capo dello stato maggiore dell'esercito israeliano, ha nominato addirittura un generale per coordinare i piani d'attacco all'Iran. Gli organizzatori della Conferenza sull'olocausto hanno detto e ripetuto a più riprese che si voleva offrire un'opportunità “scientifica” per parlarne liberamente. Non per negarlo. L'obiettivo era quello di parlarne liberamente. Ma è chiaro che l'iniziativa ha assunto un chiaro significato geopolitico. Ahmadinejad ha compreso pienamente il potere dei media e lancia proclami che hanno un forte impatto sulle masse diseredate delle regioni islamiche, ansiose di liberarsi dal cappio dell'eredità dei vari colonialismi. Quelle masse che attrezzate di ideologie e visioni altromondiste, diventano armi strategiche. |