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Fredy Muñoz in libertà: paura per la sua vita - 15-1-07

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La Fiscalía Colombiana ha dichiarato ingiustificato l'arresto preventivo disposto contro il corrispondente di Telesur, Fredy Muñoz, dopo aver considerato insufficienti le prove testimoniali che lo segnalavano come presunto membro delle Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia (Farc) e coautore di attentati nelle città di Barranquilla e Cartagena.

Ha potuto così avere un seguito la richiesta della difesa, rappresentata dall'avvocato Tito Gaitán, di revocare la misura, viziata da diverse irregolarità processuali, tra cui procedimenti incostituzionali, negazione della difesa dovuta e mancanza di rigorosità giuridica.

Muñoz è uscito dal carcere El Bosque di Baranquilla a mezzogiorno di martedì 9 gennaio, 52 giorni dopo essere stato arrestato all'aeroporto El Dorado di Bogotá, di ritorno da Caracas. Oggi Muñoz e i suoi compagni temono per la sua vita. Anche se il giovane giornalista è libero, il processo segue e la Fiscalía ha tutto il tempo per inventare nuove menzogne. È necessario ora che la giustizia colombiana ritiri definitivamente le accuse e dichiari l'errore commesso.

Dal momento in cui Muñoz è stato arrestato, il 19 novembre scorso a Bogotá, diversi organi di stampa, organizzazioni di diritti umani e media latinoamericani hanno denunciato che il processo contro il corrispondente non solo ha evidenziato le minacce di cui soffre le libertà di stampa in Colombia, ma ha anche attaccato direttamente il canale multistatale Telesur, soprattutto per il suo carattere controegemonico.

Ora, dopo la liberazione del giornalista, l'avvocato Gaitán comincerà a lavorare per ottenere l'assoluzione piena, anche se saranno molti gli ostacoli, incluso il pericolo di un eventuale attentato contro la vita del suo assistito. Il legale ha ricordato che “bisogna stare attenti ad una rivalsa da parte degli organismi di sicurezza che hanno prefabbricato questo caso”, come l'intelligence militare navale o la polizia segreta Das.

Anche Muñoz è stato chiaro in questo senso, denunciando all'uscita di prigione che i testimoni, i funzionari giudiziari e gli organi di sicurezza e di intelligence che hanno agito contro di lui sono gli stessi che hanno preso parte al processo contro il sociologo colombiano e professore universitario Alfredo Correa de Andreis, assassinato da poco più di due anni a Baranquilla. La detenzione e le accuse che hanno portato al processo contro Correa de Andreis per il reato di “ribellione”, nel giugno 2004, e che sono finite con il suo assassinio ad opera di sicari, sono simili a quelle che sta subendo il corrispondente di Telesur. Di conseguenza, il giornalista, la sua difesa e le stesse autorità del canale tengono in guardia sui pericoli latenti.

“Ci sono dubbi su ciò che potrebbe succedere da qui in avanti, per questo le misure di sicurezza sulla mia persona sono estreme in questo momento”, ha detto Fredy Muñoz, che tra poco tornerà a lavorare come corrispondente da Bogotá, fino a quando potrà uscire dal paese e assumere un nuovo incarico in Venezuela.

Nuovi testimoni apparsi sulla stampa colombiana e internazionale tra la fine del 2006 e i primi giorni del 2007, hanno dimostrato che il caso contro Muñoz altro non è stato che un grottesco montaggio degli organismi di sicurezza colombiani, volto a colpire la libertà di espressione e a criminalizzare il canale Telesur. […]

Il testimone Yainer Rodríguez Vázques ha dichiarato di essere stato minacciato dall'Intelligence Armada di Colombia affinché rendesse dichiarazioni contro persone che non conosce, tra cui Fredy Muñoz. Il testimone ha detto che non conosce il giornalista e che l'alias che gli attribuiscono – Jorge Eliécer – corrisponde al nome di un guerrigliero ucciso da un gruppo di paramilitari anni fa.

Il testimone, che sta scontando 12 anni di prigione con l'accusa dei reati di ribellione e terrorismo, ha inoltre detto di essere stato vittima delle pressioni del Pubblico Ministero che segue il caso ed essere stato minacciato di subire un'estensione della condanna nel caso in cui non avesse dichiarato ciò che gli si chiedeva.

Basandosi sulla testimonianza di tre ex guerriglieri delle Farc, attualmente in prigione ma che stanno negoziando una riduzione della pena in cambio di informazioni che incrimino il gruppo guerrigliero, la Direzione Amministrativa di Sicurezza (Das) ha identificato Fredy Muñoz come il guerrigliero conosciuto con l'alias di Jorge Eliécer, accusandolo di essere corresponsabile di attentati nelle città di Barranquilla e Cartagena. Nell'anno 2002 Muñoz lavorava già come giornalista in Colombia.

L'arresto del corrispondente, un giovane giornalista di appena 36 anni, prova che, ancora una volta, il giornalismo indipendente, libero e critico è aggredito da coloro che insistono nell'utilizzare la violenza morale, la minaccia, la menzogna e la forza.

L'accusa fatta senza prove deve essere interpretata come una minaccia alla libertà di stampa. Tutti gli indizi dimostrano che lo scopo di questa azione è criminalizzare Telesur e il lavoro del corrispondente in Colombia. Un lavoro fondato sul rigore e la veracità giornalistica e volto a mostrare al pubblico latinoamericano la realtà della Colombia, dando voce e immagine ai movimenti sociali. Al tempo stesso si cerca di mettere una cortina di fumo davanti alla crisi politica che si vive nel paese latinoamericano.

C'è di più: l'attacco a Telesur è dimostrato anche dalle continue ispezioni sollecitate dal Das nella sede della televisione a Bogotá. […]

La Colombia sta effettivamente vivendo una crisi istituzionale. Cinquanta dirigenti politici dell'ufficialismo colombiano hanno da poco ammesso di aver sottoscritto un documento in appoggio a una proposta dei leader paramilitari dell'Autodefensas Unidas de Colombia. Inoltre, una decina di parlamentari è stata accusata dalla Corte Suprema di giustizia di aver commesso reati, appoggiando, finanziando, appartenendo o cooperando con gruppi paramilitari.

Durante il primo governo del presidente Alvaro Uribe sono stati uccisi 17 giornalisti: 7 dall'ottobre 2002 all'ottobre 2003, 5 fino all'ottobre 2004, 2 fino all'ottobre 2005 e 3 fino all'ottobre 2006. Molti giornalisti colombiani hanno optato per l'esilio come unica forma di tutela della propria vita davanti alle minacce di morte, come nei recenti casi di Fernando Garavito e Daniel Coronell. Quasi una trentina di giornalisti è sotto protezione del Das semplicemente per poter svolgere il proprio lavoro, molti sono stati uccisi. Di che libertà di lavoro stiamo parlando? […]

Il problema che il governo colombiano ha con giornalisti come Fredy Muñoz è che questi diffondono fatti che non trovano spazio nei media del sistema, ad esempio il falso attentato con un'autobomba nella zona sud di Bogotá, il 14 luglio scorso, poco prima della rielezione di Uribe. La Fiscalía Generale colombiana ha definito l'attentato, attribuito in un primo momento alla guerriglia, come un montaggio realizzato da un maggiore e un capitano interessati a scalare posizioni. Terrorismo di stato che gli esperti in “sicurezza democratica” di Uribe qualificano come “falsi positivi”.

L'ordine sembra essere “rendere invisibile”, in modo che nessuno si interessi di ciò che accade in America Latina, e diventi così possibile stigmatizzare i movimenti sociali e dimenticarsi di milioni e milioni di esclusi nel continente, i poveri.

Coloro che vivono in America Latina sanno che il caso di Muñoz non è isolato. Sono migliaia i giornalisti onesti che hanno pagato e pagano la propria etica e l'impegno ad informare correttamente con il carcere, la persecuzione, le minacce e la violenze. Siamo a conoscenza di decine e decine di casi di giornalisti scomparsi, assassinati, torturati e sacrificati, in modo da far passare in silenzio il terrorismo di stato, le barbarie e la miseria.


di Aram Aharoniam
da Telesur
traduzione per Megachip di Ilaria Leccardi

  

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