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Le anime dell'Iran di fronte ai piani d'attacco Usa - 19-3-07

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di Amir Madani - Megachip, in attesa di pubblicazione sul prossimo numero del mensile "Aprile"

Oramai è di dominio pubblico che l'amministrazione neocon della massima potenza mondiale dopo aver lavorato e pianificato per diversi anni la guerra contro l'Iran, vorrebbe arrivare alla fase esecutiva per scatenare un nuovo conflitto devastante e dalle conseguenze imprevedibili.Gli ambienti neocon per preparare le opinioni pubbliche mondiali alla guerra ingigantiscono artificiosamente il peso della Repubblica Islamica su vari piani (1).

Di vari piani di attacchi nucleari hanno parlato autorevoli voci nel passato (2). L'amministrazione Bush esprimendo gli interessi delle lobby e dei potentati economici desiderosi di reimpossessarsi dell'importante area energetico-geopolitica, contro gli stessi interessi nazionali e la reputazione internazionale degli stessi Stati Uniti e contro la volontà dell'elettore Usa espresso nel voto di mid-term del novembre 2006, progetta e prepara una nuova guerra.

I segnali evidenti dei piani di guerra ci sono tutti:

- con l'arrivo della seconda portaerei Stennis la presenza delle forze aereonavali Usa nel Golfo Persico è ai massimi livelli.

- la violenza verbale del duo Bush – Cheney contro l'Iran assomiglia sempre di più alla fase precedente all'invasione dell'Iraq.

- l'amministrazione Bush ha dotato gli alleati arabi nell'area del Golfo Persico del sistema antimissilistico Patriot.

- dopo la cattura dei diplomatici iraniani ad Erbil in Irak e l'ordine perentorio di Bush di sparare sugli iraniani in Irak che minacciassero la vita dei soldati Usa, la Cia in collaborazione con il Mossad, ha cominciato a rapire dovunque gli uomini legati al potere in Iran. Il quotidiano turco Horriyat ha parlato della scomparsa (rapimento) dell'ex vice ministro della difesa Alireza Asghari in Turchia (3) e la Cnn dà notizia della cattura di Mohsen Shirazi definito un colonnello del Qods, l'esercito extraterritoriale dei pasdaran (4).

- S.Hersh senza mezzi termini parla dei piani dell'amministrazione Bush per riattivare l'intesa programmatica degli anni '80 con al-Qaeda che ha funzionato con successo contro l'ex Unione Sovietica in Afghanistan; un'intesa che questa volta dovrebbe contrastare la crescente influenza sciita nella regione (5).

Il personaggio chiave di questo nuovo piano, che ha il suo centro operativo nell'ufficio del vice presidente Cheney, sarebbe il principe Bandar bin Sultan uno dei probabili e potenziali eredi di re Abdallah, per 22 anni ambasciatore saudita in Usa con forti legami con la famiglia Bush. Secondo Bob Woodward, Bandar sarebbe stato informato dei piani Usa di attacco all'Irak prima dell'allora segretario di stato Colin Powell (Bob Woodward “ Plan Of Attack).

Secondo la testimonianza dell' ex Consigliere per la Sicurezza Zbigniew Brezinski presso la commissione esteri del Senato Usa, "con l'aumento delle difficoltà in Iraq cresce il rischio di guerra contro l'Iran che coinvolgerebbe una gran parte del mondo islamico". Anche se l'invito, all'insegna della saggezza, rivolto da parte di Condy Rice al Segretario di Stato all'Iran di presentarsi con la Siria al tavolo sull'Irak sembra andare nella giusta direzione e porsi nel quadro del sostenibile piano bipartisan Baker –Hamilton, il generale russo Leonid Ivashov di Strategic Cultural Foundation afferma che l'Iran dovrebbe prepararsi a respingere un attacco nucleare (6).

Anche se secondo Yossi Mekelberg dell'autorevole Chatham House un attacco israeliano contro l'Iran avrebbe conseguenti drammatiche per lo stesso Israele (7)

Secondo Uri Avnery, il celebre intellettuale e autorevole pacifista israeliano del gruppo "Gush Shalom"parla della prossima guerra dell'amministrazione neocon degli Usa e Israele e il lancio di diverse centiniae di bombe atomiche sull'Iran (8)

Questa guerra di riconquista dell'altopiano iranico da parte degli Usa, a parte la propaganda, avrebbe i seguenti obiettivi reali:

A. Il controllo quasi totale delle risorse energetiche tra Golfo persico e Mar Caspio e tutte le aree annesse. In questo modo è facile avere sotto controllo l'Europa e il Giappone, la Cina e l'India come maggiori importatori e consumatori di idrocarburi, attuali e futuri.

B. Aver stabilmente sotto osservazione Russia, Cina, India, con un diretto controllo sull'Asia Centrale ex-Sovietica, fonte vergine di risorse di ogni genere, sul mondo arabo, sul subcontinente indiano, risolvendo il problema afgano attraverso Tehran .

C. Rimodellare a proprio piacimento il turbolento mondo arabo-islamico, instaurando nuovi regimi subordinati nell'ambito del progetto del "Grande Medio Oriente" o nel quadro del progetto alternativo “ Nuovo Medio Oriente”. E togliendo ogni appoggio finanziario e logistico alla componente combattente (Hamas-Jihad-Hezbollah) di questo area per dare mano libera a Israele di liquidare la questione palestinese.

D. Riordinare le dispute e le contese caucasiche – Abkhazia in Georgia, Karabakh tra Armenia e Azerbaijan, Cecenia,…- secondo gli interessi e piani di Washington, facendo uscire, con l'aiuto della Turchia, definitivamente il Caucaso e possibilmente l'area transcaucasica dall'influenza russa. Ciò permetterebbe di garantire nella prima fase la sicurezza dell'oleodotto Baku-Jayhan e spostarlo in seguito verso la più sicura e più economica rotta iraniana che condurrebbe il petrolio nel Golfo Persico e di là verso i mari aperti per farlo arrivare al consumatore finale con costi minori e sotto la regia e il controllo degli Usa.

E. Reimporre alla cultura persiana, che ha attratto nei millenni popoli e culture dal Kashmir(la stessa famiglia Khomeini è originaria del Kashmir) fino al Mediterraneo (Libano in particolar modo) il modello monarchico che ha ingessato nei millenni la mobilità sociale, utilizzando la potente comunità iraniana d'America, per poter divulgare l' "american lifestyle" in tutta questa vasta e vitale regione.


Le varie anime della Repubblica Islamica di fronte ai piani d'attacco Usa

L'organigramma del potere nella Repubblica Islamica stabilito dall'ayatollah Khomeini nel 1978

sembra alquanto complesso. L' ambito sciita presenta molte e controverse chiavi interpretative. E altrettanto complessa e indecifrabile sembra a prima vista l'immagine politica della Repubblica Islamica.

Dopo l'instaurazione della Repubblica divenuta sempre più islamica per opera dell'ayatollah Khomeini, il clericale animato da forti sentimenti antiamericani, sotto una impressionante pressione interna ed esterna, in Iran la società civile è stata convinta ad accettare la logica di un quadro politico che vede certe istituzioni e organi non elettivi, derivati dalla rivoluzione khomeinista, come strumenti di controllo degli organi elettivi e dello scenario politico di un paese dalle antiche e solide tradizioni civili, dove i movimenti sindacali, assieme a quelli giovanili e femminili, nonostante ristrettezze di ogni genere, hanno da sempre svolto un'azione di alta civiltà, di coraggio e di coesione sociale.

In questo quadro gli organi non elettivi come il “Consiglio dei Guardiani della costituzione”, pasdaran e basiji (esercito e milizia politica), i vari servizi ufficiali e paralleli , alcune anime del potere giudiziario che fanno riferimento al leader Khamenei eletto dalla Camera Alta composta da giureconsulti (Majlis Khebreghan), detengono e controllano le istanze decisive del potere e in caso di contrasto, come ai tempi del riformista Khatami, riducono i poteri elettivi a pura rappresentanza formale .

Per comprendere il vero baricentro del potere nella Repubblica degli ayatollah basta sapere che il “Consiglio dei Guardiani della costituzione”, composto da 12 giureconsulti e giuristi, è nominato interamente in via diretta o indiretta dal leader Khamenei. Il Consiglio ha la facoltà di bocciare qualunque candidatura e confutare qualsiasi legge approvata dal Parlamento; una prerogativa della quale il Consiglio fa un largo uso per estromettere dalle competizioni elettorali qualsiasi diversità e non allineamento anche all'interno del proprio corpo ideologico.

Lo stesso leader Khamenei ha la prerogativa costituzionale di nominare oltre ai membri del Consiglio dei Guardiani, i comandanti di pasdaran e basiji, il capo delle forze armate, il presidente del potere giudiziario nonché il vertice della radio e della tv di Stato. Sono stati quasi sempre questi poteri non elettivi a detenere il potere effettivo e determinare gli indirizzi della “Repubblica Islamica”, assegnando i ruoli chiave ai fedeli più ortodossi. Il presidente uscente, l'ex presidente riformista Khatami, a proposito del peso e delle reali prerogative del Presidente della Repubblica, aveva usato queste parole: “in questo quadro costituzionale il Presidente della Repubblica è ridotto al ruolo di un semplice cerimoniere”.

Con l' “elezione” di Ahmadinejad, il baricentro del potere ha voluto dare un chiaro segnale. Dopo aver organizzato e vinto le ultime elezioni locali e politiche, ha rafforzato il proprio potere intorno al suo nocciolo più tradizionalista unendo una miriade di gruppi e organizzazioni definite come Fautori dei Principi “ Osolgarayan”: dai Bonificatori, ai Neoconservatori di provenienza e tendenza paramilitare, fino ai tradizionalisti puri (Osoulgarayan-e sonnati). Il cemento di questa unione che ha sostenuto Ahmadinejad nelle ultime presidenziali è l'alleanza tra la borghesia mercantile del bazar, la lettura messianica dello sciismo che fa riferimento all'ayatollah Mesbah Yazdi e ambienti dell'esercito e della milizia politica .

Questa unione, a parte il cemento base, ha le sue varie anime in forte contraddizione. Basti analizzare la linea e il pragmatismo di Ali Larigiani, capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale e responsabile per le trattative del nucleare del Paese, espressione (insieme al fratello maggiore e più influente M.Javad) del tradizionalismo del clero legato al bazar da un lato, e l'agire basato sull'esaltazione messianica di Ahmadinejad, espressione dei neoconservatori provenienti dagli ambienti della sicurezza, dell'esercito e della milizia politica, dall'altro. Una delle anime dei neoconservatori con legami con gli ambienti di sicurezza è anche il cosiddetto gruppo dei “fautori dell'olocausto” cioè quel gruppo che vuole ridiscutere il drammatico evento storico mettendo in dubbio il fatto avvenuto, intendendo agire all'insegna della chiusura e dello scontro. Questo gruppo, secondo Mohsen Rezai (espressione di un'altra anima di Fautori di Principi o tradizionalisti, ed ex comandante dei pasdaran ai tempi della guerra con l'Irak e che è per un dialogo paritario su tutte le questioni) sta compromettendo gli interessi nazionali. L'istanza somma di potere che gestisce le varie anime del tradizionalismo cioè l'ayatollah Khamenei, che attraverso il suo consigliere per l'estero Velayati fa sapere che l'olocausto è storicamente è avvenuto (9) rappresenta un'altra anima dei tradizionalisti.

Di fronte a queste anime del tradizionalismo, sostenute dalle masse diseredate delle periferie urbane di origine contadina (gli elettori di Ahmdinejad) che sono fautori della fermezza, di un dialogo senza cedimento sia nella questione nucleare che negli altri problemi di difesa dei “valori”, c'è un ampio schieramento pragmatico: i riformisti del corpo ideologico del regime capeggiati dal moderato-pragmatico Rafsanjani, il presidente del “Consiglio di Grandi Scelte” (anche questo organo nominato dall'ayatollah Khamenei che nell'ultima nomina della settimana scorsa ha appesantito il peso dei tradizionalisti) che ha avuto un ampio sostegno nel voto nelle ultime elezione per la camera alta del Consiglio degli Esperti (Khebreghan), il moderato e prudente riformista presidente uscente Khatami. Questo schieramento che si oppone al blocco tradizionalista con forti legami negli ambienti di pasdaran e basiji (dell'esercito e milizia politica) si basa sui raggruppamenti pro Rafsanjani come Kargozaran o vicino a Khatami come il Partito di partecipazione Islamica (Hezb-e mosharekat-e iran-e eslami), il Partito Mardomsalari (democrazia) di Mustafa Kavakebiyan, Fiducia Nazionale di Karrobi, l'ex presidente del Parlamento e tanti altri gruppi minori.

Il raggruppamento riformista del corpo ideologico del potere è sostenuto dal clero moderato-riformista, dal mondo del lavoro e della cultura, dal mondo femminile e giovanile della società civile che a sua volta, vivendo una esclusione fisica, potrebbe avere una partecipazione indiretta scegliendo tra i candidati del corpo ideologico del regime. Nella società civile risiedono anche le anime interne delle opposizioni democratiche nelle loro varie espressioni; da quella nazional- liberal-democratica che fa riferimento all'esperienza di Mossadegh, fino alle varie formazioni di sinistra socialdemocratica (repubblicani, laici) e comunista (Tudeh...) ad alcuni movimenti di guerriglia, a vari soggetti separatisti. Questi attori politici sono tutti ufficialmente banditi dalle partecipazioni alla vita politica del Paese.

Il raggruppamento moderato-riformista che ha il sostegno della società civile iraniana più matura, in tutti i momenti cruciali è per aprire le trattative in termini trasparenti con l'amministrazione Bush, attraverso la mediazione europea.

L'Iran è un Paese di antiche e solide tradizioni civili; la stragrande maggioranza della popolazione è intenzionata a rispettare i trattati di non proliferazione nucleare (NPT) e nonostante l'estrema difficoltà di natura interna e geopolitica, sembra però compatta nel difendere la propria sovranità e i propri diritti riconosciuti dalle leggi internazionali senza cedere ai diktat dello staff presidenziale Bush – Cheney.

Che tutto questo sia sufficiente per scongiurare uno scontro drammatico è ancora tutto da vedere.


Note:

1- Per capire le proporzioni e le misure basti fare un confronto tra il Pil Usa che è di 12000 Miliardi di $ mentre quello iraniano è 200 miliardi di $. Di fronte a una spesa militare che Usa supera 500 miliardi di $ quella iraniana ammonta a 10 miliardi

2- vedi Philip Giraldi, "Deep Background", The American Conservative , August 1, 2005, p. 27. Oppure William Arkin 14 maggio 2005 Washington Post . Oppure Amir Madani 18-Sette- 2005 America Oggi Iran-Usa lo scontro apocalittico?

3- ma anche l'analista israeliano Dudi Cohen su http://www.ynetnews.com/Ext/Comp/ArticleLayout/CdaArticlePrintPreview/1,2506,L-3372373,00.html )

4- vedi Guerra infinita di Bush l'ernesto 12-02-2007 Amir Madani

5- New Yorker THE REDIRECTION Is the Administration's new policy benefitting our enemies in the war on terrorism? by SEYMOUR M. HERSH Issue of 2007-03-05

6- Global Research , January 24, 2007 General Leonid Ivashov Iran Must Get Ready to Repel a Nuclear Attack

7- vedi http://www.chathamhouse.org.uk/pdf/research/mep/BPisraeliran.pdf

8- vedi Uri Avnery Middle East Online 2007-02-27 “You and I, and the next war”

9- vedi l'intervista di Akbar Velayati con La Repubblica, Liberation e Le Temps

 

 

 

 

 

  

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