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Contro Bush il 9 giugno a Roma - 24-5-07

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Bush verrà in visita in Italia. Il presidente degli Stati uniti rappresenta, più di ogni altro, la nefasta politica di guerra del governo Usa, un artefice decisivo della teorizzazione e della pratica della «guerra preventiva, infinita e permanente», che tanta morte, orrore e dominio brutale sui popoli ha già disseminato nel mondo. Chiediamo che i partiti, i soggetti della sinistra, le associazioni, i movimenti, le organizzazioni del movimento operaio e sindacale, l'intero movimento per la pace, si mobilitino - da qui al 9 giugno - per garantire una grande e unitaria manifestazione, contro Bush e le sue politiche di guerra, che possa favorire una positiva evoluzione delle politiche di governo. Il movimento per la pace, di fronte alla permanente aggressività del governo Usa e agli aumentati pericoli internazionali, vive una fase difficile e la riuscita unitaria della manifestazione del 9 giugno può rappresentare un motivo di rilancio. Anche rispetto a ciò vogliamo lavorare e vorremmo si lavorasse affinché si costituisca, tra i soggetti diversi del movimento contro la guerra, la massima unità giungendo a una manifestazione unica, unitaria e plurale, com'è nella migliore e più efficace tradizione del movimento per la pace. Per adesioni: appellounitarionobush@yahoo.it

Primi firmatari : Alex Zanotelli; LidiaMenapace; Rossana Rossanda; Fosco Giannini; Haidi Giuliani; Luisa Morgantini; Giovanni Pesce; Dario Fo; Valentino Parlato; Don Vitaliano della Sala; Franca Rame; Fulvia Bandoli; Maria Luisa Boccia; Rsu-Zanussi-Electrolux, Pordenone; Claudia Rancati, coord. com. «NoDal Molin» Vicenza; Mariella Cao, com. sardo «Gettiamo le basi»; Edoardo Sanguineti; Dino Tibaldi; Giulietto Chiesa; Gianluigi Pegolo: Raniero La Valle;Domenico Losurdo; Gianni Minà; Fernando Rossi; Angelo Baracca; Leonardo Masella, capogr. Prc reg. Emilia-Romagna; Alessandra Riccio; Adriana Miniati, direttivo Camera del lavoro metropol. Firenze; Loredana De Petris; Riccardo Bellofiore; Emiliano Brancaccio; Walter Peruzzi; Giuseppe Natale, studioso di geografia urbana Milano; Stefano Tassinari, scrittore; Marino Severini, musicista «La Gang»; Riccardo Realfonzo; Pio De Angelis, cons. reg. Prc Friuli Venezia Giulia; Sergio Cesaratto; Andrea Catone; Domenico Gallo; Stefano Azzarà, doc. Filosofia Urbino; Roberto Sconciaforni, capogr. Prc comune di Bologna; Cristina Carpinelli, Centro studi intern.Milano; Bianca Dacomo Annono, UnAltralombardia; Vladimiro Merlin, cons. Prc comune di Milano; Luigi Tranquillino, vicepres. Politiche sociali prov. di Milano; Daniela Pantaloni e Roberto Colarullo, com. per la pace di Robassomero e centinaia di altre firme

Perchè ho firmato l'appello
di Giulietto Chiesa

Il presidente della guerra deve essere accolto dalla più ampia e unitaria mobilitazione popolare. Tutti conosciamo le nostre divisioni, ma non è il caso di sventolarle in faccia al principale disturbatore della pace mondiale. Si deve guardare avanti, ai pericoli che incombono. Dobbiamo dire, tutti insieme, che l'Italia non accetterà una guerra contro l'Iran, da chiunque cominciata, con qualunque pretesto. Lo Statuto dell'Onu condanna non solo l'uso della forza nelle relazioni internazionali, ma anche la minaccia dell'uso della forza da parte dei più forti contro i più deboli. Chiediamo al governo italiano di dichiarare pubblicamente, fin da ora, che l'Italia non parteciperà a una nuova avventura militare, comunque motivata. In questo modo daremo un contributo non solo a fermare la guerra, ma a costruire l'unità dei movimenti.

Sergio Cararo*:
Due manifestazioni il 9 giugno contro la visita di Bush? Oggi è inevitabile
Sabato 9 giugno a Roma è stata convocata da un'ampia coalizione di reti, associazioni, sindacati di base, forze politiche una manifestazione nazionale contro la visita di Bush in Italia e l'interventismo militare del governo Prodi. La piattaforma condivisa che convoca questa manifestazione ha chiarito molto bene che il problema centrale rimane la strategia degli Stati Uniti nelle relazioni internazionali e non solo le iniziative di una amministrazione Bush oggi ridotta nella condizione dell'anatra zoppa a seguito dei sanguinosi insuccessi ottenuti nella guerra. Non è un dettaglio perché alimentare l'idea che un cambio della guardia nell'establishment USA possa invertire la tendenza, rischia di rinnovare una illusione sistematicamente smentita dalla realtà. E' sufficiente rammentare che i brutali interventi militari in Somalia e Jugoslavia, l'incrudimento dell'embargo e dei bombardamenti sull'Iraq, il Silk Road Strategy Act sulla conquista dell'Asia Centrale, le leggi Torricelli e Helms-Burton contro Cuba, sono stati realizzati negli otto anni dell'amministrazione Clinton. Bush viene in Italia e non viene per turismo. Viene per incontrare le autorità politiche e probabilmente il Papa. L'agenda delle relazioni tra l'amministrazione USA e il governo Prodi presenta alcuni punti di frizione ma è largamente condivisa in molti punti significativi. Il governo italiano condivide infatti con gli USA le responsabilità politiche e militari dell'intervento in Afghanistan , condivide l'adesione allo Scudo missilistico in Europa (con un memorandum firmato in segreto dal governo italiano), condivide la cessione di territorio su cui far costruire una nuova base militare USA a Vicenza e nuove strutture a Sigonella e Camp Darby, condivide la cooperazione militare con Israele e l'embargo contro i palestinesi, condivide la decisione di assemblare (e pagare profumatamente) gli F 35 a Cameri, condivide gli ostacoli frapposti alla magistratura nei processi sull'omicidio Calipari e sul sequestro di Abu Omar. Non possiamo più negare che l'attuale esecutivo – così come gli USA o altri governi europei – abbia maturato la convinzione che l'economia di guerra sia un aspetto rilevante dei propri orientamenti strategici. Lo rivelano l'aumento delle spese militari, il sostegno al rafforzamento di un complesso militare-industriale italiano ed europeo, l'incentivazione all'interventismo militare all'estero (dal Kosovo all' Afghanistan, dal Libano a Gaza) sulla base di un peace-keeping di terza generazione che in nulla somiglia a quello tradizionale delle Nazioni Unite. La manifestazione del 9 giugno contro la visita di Bush è dunque anche una manifestazione che denuncia queste responsabilità del governo Prodi nelle scelte di politica militare ed internazionale. A questa iniziativa se ne contrappone un'altra convocata dalla sinistra di governo e da alcune associazioni ad essa collaterali. In questi giorni è stato lanciato un appello di personalità che chiedono di unificare le due manifestazioni eliminando ogni accenno alle responsabilità del governo italiano nelle scelte di guerra e indicando solo in Bush “il nemico dell'umanità”. Intendiamo rispondere ai firmatari di questo appello, a persone che conosciamo in larga parte e con i quali abbiamo condiviso molti tratti di strada e molte iniziative in questi anni. Vogliamo dire che non possiamo condividere il loro appello perché è ormai dal luglio del 2006 che con molti dei firmatari le strade si sono divise e che il movimento No War (o parte di esso) è stato costretto da solo in tutti questi mesi a dare continuità agli obiettivi e alle battaglie condivise fino…al luglio 2006. Lo ha fatto a luglio mentre in Parlamento si votava a favore del mantenimento della missione militare in Afghanistan e poi mentre Israele bombardava il Libano, lo ha fatto a settembre segnalando perplessità e contrarietà sulla nuova missione militare italiana in Libano, lo ha fatto a Novembre sulla Palestina (anche lì dividendosi sui contenuti in due piazze diverse e distinte), lo ha fatto a febbraio a Vicenza, lo ha fatto a marzo con la manifestazione del 19 e con i presidi sotto il Senato mentre nelle aule parlamentari si votava nuovamente a favore della missione militare in Afghanistan. Lo farà anche a giugno perché gli elicotteri Mangusta, i carri armati e nuovi soldati vengono inviati in Afghanistan nonostante ad aprile molti avessero dichiarato che non avrebbero mai accettato l'invio dei Mangusta, di altri soldati e armamenti nel mattatoio afgano. Il 9 giugno a Roma ci saranno due manifestazioni perché questa realtà è il risultato dei fatti concreti sopraelencati . Ci sarà un corteo che attraverserà la capitale numeroso, partecipato, pacifico e animato da quelli che in questi dieci mesi non hanno rinunciato a contenuti e iniziative contro la guerra e ci sarà una piazza tematica animata dai partiti e dalle associazioni che tuttora sostengono e collaborano con il governo Prodi e le sue scelte concrete. Se veramente abbiamo gli stessi obiettivi, come sostiene l'appello ad una manifestazione unitaria, non c'è alcun problema, la manifestazione del 9 giugno che partirà da Piazza della Repubblica, ha già i contenuti adeguati per accogliere unitariamente coloro che si battono contro la guerra …senza se e senza ma. Se così non è vuol dire che marceremo divisi il 9 giugno ma restiamo disponibili a iniziative unitarie in futuro, ma oggi non si può chiedere ai movimenti No War né a nessun altro di “non disturbare il manovratore” , è tempo che si abbia finalmente rispetto dell'autonomia dei movimenti dalle contingenze della “politica”. Sarebbe gravissimo se il 9 giugno venisse assicurata l'agibilità politica della piazza di Roma solo alle forze della sinistra di governo e negata ai movimenti come indicano alcuni segnali in questi giorni. Speriamo che di questo i firmatari dell'appello siano pienamente consapevoli.
* Rete dei Comunisti info. 338 1347713 www.contropiano.org


Chiesa:
Caro Sergio, io, e molti che la pensano come me, abbiamo partecipato in questi mesi a tutte le lotte contro la guerra, senza derogare dalle posizioni di principio e, soprattutto, dalle analisi sulla guerra infinita che ci facevano e ci fanno vedere la gravità della situazione e le responsabilità politiche e morali di coloro che non capirono e che non capiscono. Ma io ho firmato l'appello di Zanotelli e altri, non perchè penso che sia utile tacere delle differenze che esistono a sinistra (e sono gravi), ma perchè credo sia giunto il tempo di operare una svolta. Per questo, come ho già detto dai microfoni di Radio Città Aperta, io sarò, con i miei compagni e amici, in entrambe le manifestazioni. E dirò e dico, con quanta forza ho, che considererò inammissibile ogni tentativo di legittimare una manifestazione e delegittimare l'altra. Peggio ancora, di mettere l'una contro l'altra. So bene che questo tentativo sarà organizzato, ma so altrettanto bene che può essere sconfitto. Poi, dopo, si potrà procedere, approfondendo, discutendo, cercando di capire qual'è la strada comune che potremo percorrere in tanti - quanti più è possibile - per portare l'Italia fuori dalle guerre. E per impedirne di altre, che incombono.

  

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