''Le gocce e il sangue'' lettera di Bifidus - 11-9-07
(4914 _READS) 
"Gentile dottor Chiesa,
sono un violinista di professione che segue con
attenzione la questione dell' 11/9, aggiornandosi costantemente su
internet anche sulle discussioni sorte tra "ufficialisti" e
"thruthers". E' del tutto evidente che quegli avvenimenti stanno
condizionando tutta la politica mondiale recente e che continuerà ad
orientare anche quella futura , per cui capisco l' importanza
vitale,
il peso specifico di ogni parola pronunciata in questo contesto.
Purtroppo la mia preparazione, pari a quella di qualunque "uomo della
strada", non mi permette però di avere certezze sui vari aspetti
tecnici che sono stati messi in discussione dai movimenti per la
verità, per cui, nella migliore delle ipotesi sospendo il giudizio
in
attesa che spunti qualche elemento di più facile lettura, oppure
nella
peggiore, mi affido ai pareri di alcuni "esperti", confidando nella
loro buona fede, ma senza darla per scontata.
Ho letto recentemente la sua introduzione a "Zero", che è stato per
me
spunto di qualche riflessione.
Lei, ad esempio, svela quel "trucco" di chi controlla l' informazione
che consiste nello "sminuzzare il lavoro di ricerca in cento rivoli
di
contestazione", avvalendosi delle schiere di debunker sguinzagliati
nel web. Non condivido questa sua posizione per un semplice motivo:
lei giustamente dice di "guardare l'insieme", ma nel frattempo
ospita
nel libro gli scritti del signor Griffin, che non si è mai fatto
scrupoli a concentrare l' attenzione sui "dettagli". Spesso anche
tecnici, come è stato, tanto per fare solo un esempio, il caso della
termite usata, secondo Griffin, per demolire le torri gemelle. Di
fronte ad affermazioni di questo tipo, nel caso si volesse
contestarle, qual' è l' atteggiamento giusto da adottare, a suo
parere, per non incappare nell' infamante accusa di essere un
"debunker"? Affermare che la termite non è un esplosivo, e che un suo
eventuale utilizzo avrebbe portato a più di una situazione che è in
contrasto con quanto osservato in realtà, è sufficiente per diventare
un "addetto alla disinformazione"?
A mio parere, se si formulano ipotesi o accuse basandosi su dettagli
specifici, non si può accusare l' "avversario" di giocare sporco se
questo, per sottolinearne la debolezza, dimostra che le premesse
sono
sbagliate. Oppure, come spesso accade, evidenzia che nel formularle
ci
si è comodamente disinteressati di quegli elementi che era difficile
(impossibile) integrare, a meno di non ipotizzare che centinaia o
migliaia di persone facessero parte del complotto.
E' il caso della presunta demolizione dell' edificio numero 7, ad
esempio. In nessuna pagina dedicata alle ipotesi complottiste vedo
riportato l' enorme quantità di testimonianze di pompieri sul luogo,
che nell' immediatezza degli eventi hanno constatato che l' edificio
fosse pericolante per via degli incendi e dei danni strutturali
dovuti
alle macerie di una delle torri. Perchè?
Vedo piuttosto, anche su una pagina del sito di Megachip
(http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=1929)
parole come queste: "Nonostante gli incendi nel Sette fossero così
piccoli che il sistema antincendio avrebbe dovuto spegnerli, alle
17:30 circa, l'edificio è improvvisamente imploso, ed è crollato in
un
mucchio di macerie. Possono dei piccoli incendi aver fatto crollare
il
Sette?" Mi sembra che sia una presentazione dei fatti piuttosto
incompleta. Sarebbe preferibile, a mio modo di vedere, accusare i
pompieri di aver dichiarato il falso, o anche ipotizzare che quei
nomi
e quelle testimonianze siano di sana pianta inventate da qualcuno
per
sorreggere una versione ufficiale zoppicante, piuttosto che far
finta
che non siano mai esistiti.
Ma non è questo il punto vero a cui volevo arrivare, sebbene fosse un
preambolo necessario per ricordare con qualche esempio che, in questi
6
anni, ad ogni affermazione/ipotesi dal fronte "cospirazionista" è
arrivata la puntuale smentita/rettifica dai debunker, e per di più
senza che queste discussioni sortissero alcun effetto su una
politica
estera americana che continua imperterrita a mietere vittime in giro
per il mondo.
Mi chiedo pertanto, dottor Chiesa, quale sia la reale efficacia di
una
denuncia dell' operato di Bush e dei neocon che incorpori anche
ipotesi
di "autoattentato", con le più varie sfumature, più o meno
discusse/smentite in questi anni. Anche perchè, sempre nella
introduzione a Zero, Lei ha definito una "imbecillità" l' idea che
gli
americani se lo siano fatto da soli. Di fronte a ciò, anche il più
incallito dei "complottisti" rimane spiazzato: "Tarpley parla di un
quasi colpo di stato, Meyssan pure, Griffin non ne parliamo, ma io
sarei imbecille se pensassi ad un autoattentato?".
In breve, la domanda da comunissimo cittadino che vorrei farle è
questa: qual' è l' obbiettivo di quel che qualcuno definisce "l'
operazione Zero"? A quale livello cerca di contrastare la criminosa
politica estera di Bush (e anche quella interna, considerate le
forti
limitazioni alle libertà personali, denunciate anche in America da
giornalisti come Olbermann)?
Lei afferma che questa ricerca sia una specie di diga che cerca di
contrapporsi alla guerra infinita. Aspetto una sua cortese risposta
che
chiarisca i dubbi che le ho espresso, perchè tutti possiamo
constatare
che ad ogni goccia che tale diga non riesce a contenere, corrisponde
un qualche centinaio di civili morti in Iraq.
Conscio del fatto che stando con le mani in mano non si potrà nemmeno
sperare in un qualche miglioramento nello stato delle cose, la saluto
augurandole buon proseguimento,
Bifidus
Gentile Bifidus,
la sua lettera è lunga e la mia risposta sarà più breve, ma non
riduttiva.
Per punti. Io penso che chi controlla l'informazione non bada troppo ai
debunkers ma si occupa dei grandi media, delle televisioni prima di
tutto.
I debunkers che affollano il web (pur essendo minoranza) sono secondari
e
di molto. In qualche caso veri e propri provocatori e guastatori, in
altri
casi persone in buona fede, spesso digiuni di politica e, per questa
ragione, interamente sdraiati sulle dispute di dettaglio. Appunto gente
che
vede l'albero ma non la foresta. Ma non sono interessanti, perchè sono
marginali, cioè non agiscono sulle idee dei milioni di persone che,
invece,
devono essere portati a credere a tesi che vengono per loro
preconfezionate
e poi ossessivamente ripetute dalla GSFM, la Grande Fabbrica dei Sogni
e
delle Menzogne. Ma è un discorso lungo che esula dalle cose che lei ha
proposto di discutere. Se avrà la pazienza di seguire il sito
www.megachip.info vedrà comunque che è da qui che sono partito.
Comunque debunker non è un insulto, tant'è vero che gli stessi
debunkers
usano questo termine per autodefinirsi. E vadano pure avanti con i loro
sforzi. Aggiungo che, se e dove essi raggiungeranno risultati
chiarificatori io sarò il primo a esserne lieto, essendo uno che pone
domande, e non si vede perchè uno che pone domande dovrebbe essere
dispiaciuto se riceve delle risposte.
Secondo: lei dice, giustamente, che io guardo all'insieme. Esatto, io
faccio un ragionamento composto da molti elementi. E' un ragionamento
complesso. A me pare che spieghi molte cose, cioè che sia un discreto
modello interpretativo. Se qualcuno ne avanza di migliori sarò lieto di
esaminarli. Ovvio che, mentre organizzo un libro collettivo, io cerchi
di
avere esperti in diverse discipline, che mi consentano di restituire al
lettore la complessità del problema. Lei se la prende con Griffin che,
poverino, è un innocente filosofo, scambiandolo con Steven Jones, che è
invece un fisico e che ha fatto esperimenti con la termite. Lei
sostiene
che la termite non è un esplosivo, ma essendo lei un musicista mi
permetta
di pensare che la spiegazione di Jones sia più attendibile. Tanto più
che
lei potrà vedere nel film "Zero" una sua precisissima testimonianza,
corredata di immagini, insieme a quella di altri esperti, tra cui
professori italiani, che concordano con la sua ipotesi di lavoro. Si
sbagliano tutti? Forse, chissà, ma a me paiono molto attendibili.
Terzo: io penso che a realizzare l'11 settembre siano state diverse
centinaia di persone. Il problema è che in queste operazioni molti,
anzi la
grande maggioranza, dei partecipanti non sanno che stanno prendendo
parte a
un'operazione complessa. Solo in pochi conoscono tutto il meccanismo.
George Tenet, allora capo della Cia, disse che "solo quattro o cinque
persone conoscevano il piano". Involontariamente ci comunicò che
nemmeno
tutti i diciannove terroristi kamikaze sapevano dove sarebbero andati a
finire e come. Non le sembra interessante? A me sì.
Lei cita alcune righe del sito www.megachip.info dove si parla di
piccoli
incendi nell'edificio 7. Righe scritte oltre due anni fa. Nel
frattempo
sono emersi fatti nuovi, che allora non si conoscevano. Non li
conosceva
nemmeno chi li ha scoperti recentemente.
Altri emergeranno, cammin
facendo,
e saranno utili a completare la descrizione della situazione. Io non
sono
andato a cancellare quelle righe, perchè sono onesto con me e con gli
altri. Adesso ci sono testimonianze e verifiche convincenti sul fatto
che
l'edificio era stato lesionato? Bene, anzi molto bene. Resta ancora da
chiarire come mai sotto l'edificio numero 7 del World Trade Center è
stata
trovata una grande pozza di metallo fuso esattamente come sotto
ciascuna
delle Twin Towers. Secondo quello che so un palazzo che crolla, di
acciaio,
non produce pozze di metallo fuso che restano roventi per diverse
settimane. Aspettiamo la scoperta di una spiegazione, ma anche questo è
un
dettaglio che non modifica la complessità del "quadro". Se avrà la
pazienza
di leggere non solo la mia introduzione ma anche i diversi contributi
del
volume, vedrà che il "quadro" della falsificazione è assai ampio e non
facilmente modificabile dal mutare di questo o quel dettaglio.
E, prima di giungere al punto più curioso della sua lettera, mi
permetta di
dirle che non è affatto vero che ognuna delle affermazioni
dei "cospirazionisti" (di regola ci si affibbia il termine di
complottisti)
è stata puntualmente smentita dai debunkers.
Intanto con una piccola
osservazione: le risposte io le chiedo a chi ha falsificato la storia
dell'11 settembre, non ai poveretti che cercano adesso, con raro
impegno,
di mettere le toppe. Per esempio vorrei che fossero resi visibili i
nastri
delle decine di telecamere che stavano attorno al Pentagono e che
furono
tutti sequestrati. Perchè non ce li fanno vedere? Se i debunkers
volessero
completare il quadro dovrebbero chiederlo anche loro, non le pare? E la
stessa domanda io la rivolgerei a tutti i direttori, e capi redattori
dei
più importanti giornali e telegiornali italiani. Come mai non hanno
chiesto
niente e bevuto tutto?
Io, infine, prima della curiosità, ho definito imbecillità la frase
secondo
cui "gli americani" se lo sarebbero fatto da soli. Perchè contiene un
inganno semantico: non sono "gli americani" a essersi fatto da soli
l'autoattentato. "Gli americani" sono le vittime, e questa frase è un
insulto contro di loro. Io so che non sono stati "gli americani", ma un
gruppo criminale, dentro cui c'erano anche dei cittadini con passaporto
statunitense. Ecco dove sta l'imbecillità: nel cadere in queste
trappole "screditanti". Le parole sono armi da usare con cautela,
perchè ci
si può fare male. Io penso, come Tarpley, e come Griffin, che si sia
trattato di un vero e proprio colpo di stato, ma non lo posso
dimostrare e
quindi mi limito a dimostrare dove coloro che hanno tenuto bordone
hanno
mentito.
Curioso che lei mi chieda qual è l'obiettivo dell'"operazione Zero".
Come
se fosse un segreto. Non è un segreto. Vuol dire che lei non ha letto
fino
in fondo cosa ho scritto. Voglio la verità perchè ritengo che noi
potremo
fermare (contribuire a fermare) la guerra infinita che l'11 settembre
ha
scatenato solo smascherando coloro che l'hanno innescata. E' una forma
di
autodifesa. Sarà efficace? Non so. So soltanto che, avendo raccolto
molti
indizi e prove, che rivelano il pericolo che corriamo, mi considererei
un
quaqquaraqquà se non facessi quanto è in mio potere per farlo sapere a
quanta più gente è possibile. Non ho altre armi che la verità, o quella
che
io ritengo essere la verità. E, per questa ragione trovo davvero
curioso
(per non dire di peggio) che lei insinui che ogni goccia che passerà
attraverso la piccolissima barriera che io e i miei amici abbiamo
cercato
di costruire ci saranno centinaia di morti iracheni. Quasi che lei
volesse
dire (e non dire) che è colpa nostra se non riusciremo a fermare quella
mostruosa guerra? Quasi che quei morti fossero sulla nostra, sulla mia
coscienza. Mi dispiace davvero che lei dimostri tanta mancanza di
correttezza polemica. Quella che lei insinua è un'accusa non solo
infamante, ma del tutto priva di punti di sostegno. Perfino contro il
buon
senso. Non siamo noi, che cerchiamo di fare il nostro dovere civico,
contro
gli assassini e i bugiardi, a doverci accollare questa responsabilità.
Se
avessimo taciuto i morti sarebbe stati comunque tanti; non meno, ma di
più.
E se tacessimo, condividendo, o semplicemente scrollando le spalle,
altre
guerre potrebbero più facilmente cominciare. Come temo accadrà.
Ci pensi bene.
Giulietto Chiesa
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