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''Le gocce e il sangue'' lettera di Bifidus - 11-9-07

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"Gentile dottor Chiesa,
sono un violinista di professione che segue con attenzione la questione dell' 11/9, aggiornandosi costantemente su internet anche sulle discussioni sorte tra "ufficialisti" e "thruthers". E' del tutto evidente che quegli avvenimenti stanno condizionando tutta la politica mondiale recente e che continuerà ad orientare anche quella futura , per cui capisco l' importanza vitale, il peso specifico di ogni parola pronunciata in questo contesto. Purtroppo la mia preparazione, pari a quella di qualunque "uomo della strada", non mi permette però di avere certezze sui vari aspetti tecnici che sono stati messi in discussione dai movimenti per la verità, per cui, nella migliore delle ipotesi sospendo il giudizio in attesa che spunti qualche elemento di più facile lettura, oppure nella peggiore, mi affido ai pareri di alcuni "esperti", confidando nella loro buona fede, ma senza darla per scontata.

Ho letto recentemente la sua introduzione a "Zero", che è stato per me spunto di qualche riflessione.

Lei, ad esempio, svela quel "trucco" di chi controlla l' informazione che consiste nello "sminuzzare il lavoro di ricerca in cento rivoli di contestazione", avvalendosi delle schiere di debunker sguinzagliati nel web. Non condivido questa sua posizione per un semplice motivo: lei giustamente dice di "guardare l'insieme", ma nel frattempo ospita nel libro gli scritti del signor Griffin, che non si è mai fatto scrupoli a concentrare l' attenzione sui "dettagli". Spesso anche tecnici, come è stato, tanto per fare solo un esempio, il caso della termite usata, secondo Griffin, per demolire le torri gemelle. Di fronte ad affermazioni di questo tipo, nel caso si volesse contestarle, qual' è l' atteggiamento giusto da adottare, a suo parere, per non incappare nell' infamante accusa di essere un "debunker"? Affermare che la termite non è un esplosivo, e che un suo eventuale utilizzo avrebbe portato a più di una situazione che è in contrasto con quanto osservato in realtà, è sufficiente per diventare un "addetto alla disinformazione"?

A mio parere, se si formulano ipotesi o accuse basandosi su dettagli specifici, non si può accusare l' "avversario" di giocare sporco se questo, per sottolinearne la debolezza, dimostra che le premesse sono sbagliate. Oppure, come spesso accade, evidenzia che nel formularle ci si è comodamente disinteressati di quegli elementi che era difficile (impossibile) integrare, a meno di non ipotizzare che centinaia o migliaia di persone facessero parte del complotto.
E' il caso della presunta demolizione dell' edificio numero 7, ad esempio. In nessuna pagina dedicata alle ipotesi complottiste vedo riportato l' enorme quantità di testimonianze di pompieri sul luogo, che nell' immediatezza degli eventi hanno constatato che l' edificio fosse pericolante per via degli incendi e dei danni strutturali dovuti alle macerie di una delle torri. Perchè? Vedo piuttosto, anche su una pagina del sito di Megachip (http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=1929) parole come queste: "Nonostante gli incendi nel Sette fossero così piccoli che il sistema antincendio avrebbe dovuto spegnerli, alle 17:30 circa, l'edificio è improvvisamente imploso, ed è crollato in un mucchio di macerie. Possono dei piccoli incendi aver fatto crollare il Sette?" Mi sembra che sia una presentazione dei fatti piuttosto incompleta. Sarebbe preferibile, a mio modo di vedere, accusare i pompieri di aver dichiarato il falso, o anche ipotizzare che quei nomi e quelle testimonianze siano di sana pianta inventate da qualcuno per sorreggere una versione ufficiale zoppicante, piuttosto che far finta che non siano mai esistiti.

Ma non è questo il punto vero a cui volevo arrivare, sebbene fosse un preambolo necessario per ricordare con qualche esempio che, in questi 6 anni, ad ogni affermazione/ipotesi dal fronte "cospirazionista" è arrivata la puntuale smentita/rettifica dai debunker, e per di più senza che queste discussioni sortissero alcun effetto su una politica estera americana che continua imperterrita a mietere vittime in giro per il mondo.

Mi chiedo pertanto, dottor Chiesa, quale sia la reale efficacia di una denuncia dell' operato di Bush e dei neocon che incorpori anche ipotesi di "autoattentato", con le più varie sfumature, più o meno discusse/smentite in questi anni. Anche perchè, sempre nella introduzione a Zero, Lei ha definito una "imbecillità" l' idea che gli americani se lo siano fatto da soli. Di fronte a ciò, anche il più incallito dei "complottisti" rimane spiazzato: "Tarpley parla di un quasi colpo di stato, Meyssan pure, Griffin non ne parliamo, ma io sarei imbecille se pensassi ad un autoattentato?". In breve, la domanda da comunissimo cittadino che vorrei farle è questa: qual' è l' obbiettivo di quel che qualcuno definisce "l' operazione Zero"? A quale livello cerca di contrastare la criminosa politica estera di Bush (e anche quella interna, considerate le forti limitazioni alle libertà personali, denunciate anche in America da giornalisti come Olbermann)?

Lei afferma che questa ricerca sia una specie di diga che cerca di contrapporsi alla guerra infinita. Aspetto una sua cortese risposta che chiarisca i dubbi che le ho espresso, perchè tutti possiamo constatare che ad ogni goccia che tale diga non riesce a contenere, corrisponde un qualche centinaio di civili morti in Iraq.

Conscio del fatto che stando con le mani in mano non si potrà nemmeno sperare in un qualche miglioramento nello stato delle cose, la saluto augurandole buon proseguimento,
Bifidus


Gentile Bifidus,
la sua lettera è lunga e la mia risposta sarà più breve, ma non riduttiva.

Per punti. Io penso che chi controlla l'informazione non bada troppo ai debunkers ma si occupa dei grandi media, delle televisioni prima di tutto.
I debunkers che affollano il web (pur essendo minoranza) sono secondari e di molto. In qualche caso veri e propri provocatori e guastatori, in altri casi persone in buona fede, spesso digiuni di politica e, per questa ragione, interamente sdraiati sulle dispute di dettaglio. Appunto gente che vede l'albero ma non la foresta. Ma non sono interessanti, perchè sono marginali, cioè non agiscono sulle idee dei milioni di persone che, invece, devono essere portati a credere a tesi che vengono per loro preconfezionate e poi ossessivamente ripetute dalla GSFM, la Grande Fabbrica dei Sogni e delle Menzogne. Ma è un discorso lungo che esula dalle cose che lei ha proposto di discutere. Se avrà la pazienza di seguire il sito www.megachip.info vedrà comunque che è da qui che sono partito.

Comunque debunker non è un insulto, tant'è vero che gli stessi debunkers usano questo termine per autodefinirsi. E vadano pure avanti con i loro sforzi. Aggiungo che, se e dove essi raggiungeranno risultati chiarificatori io sarò il primo a esserne lieto, essendo uno che pone domande, e non si vede perchè uno che pone domande dovrebbe essere dispiaciuto se riceve delle risposte.

Secondo: lei dice, giustamente, che io guardo all'insieme. Esatto, io faccio un ragionamento composto da molti elementi. E' un ragionamento complesso. A me pare che spieghi molte cose, cioè che sia un discreto modello interpretativo. Se qualcuno ne avanza di migliori sarò lieto di esaminarli. Ovvio che, mentre organizzo un libro collettivo, io cerchi di avere esperti in diverse discipline, che mi consentano di restituire al lettore la complessità del problema. Lei se la prende con Griffin che, poverino, è un innocente filosofo, scambiandolo con Steven Jones, che è invece un fisico e che ha fatto esperimenti con la termite. Lei sostiene che la termite non è un esplosivo, ma essendo lei un musicista mi permetta di pensare che la spiegazione di Jones sia più attendibile. Tanto più che lei potrà vedere nel film "Zero" una sua precisissima testimonianza, corredata di immagini, insieme a quella di altri esperti, tra cui professori italiani, che concordano con la sua ipotesi di lavoro. Si sbagliano tutti? Forse, chissà, ma a me paiono molto attendibili. Terzo: io penso che a realizzare l'11 settembre siano state diverse centinaia di persone. Il problema è che in queste operazioni molti, anzi la grande maggioranza, dei partecipanti non sanno che stanno prendendo parte a un'operazione complessa. Solo in pochi conoscono tutto il meccanismo. George Tenet, allora capo della Cia, disse che "solo quattro o cinque persone conoscevano il piano". Involontariamente ci comunicò che nemmeno tutti i diciannove terroristi kamikaze sapevano dove sarebbero andati a finire e come. Non le sembra interessante? A me sì. Lei cita alcune righe del sito www.megachip.info dove si parla di piccoli incendi nell'edificio 7. Righe scritte oltre due anni fa. Nel frattempo sono emersi fatti nuovi, che allora non si conoscevano. Non li conosceva nemmeno chi li ha scoperti recentemente.

Altri emergeranno, cammin facendo, e saranno utili a completare la descrizione della situazione. Io non sono andato a cancellare quelle righe, perchè sono onesto con me e con gli altri. Adesso ci sono testimonianze e verifiche convincenti sul fatto che l'edificio era stato lesionato? Bene, anzi molto bene. Resta ancora da chiarire come mai sotto l'edificio numero 7 del World Trade Center è stata trovata una grande pozza di metallo fuso esattamente come sotto ciascuna delle Twin Towers. Secondo quello che so un palazzo che crolla, di acciaio, non produce pozze di metallo fuso che restano roventi per diverse settimane. Aspettiamo la scoperta di una spiegazione, ma anche questo è un dettaglio che non modifica la complessità del "quadro". Se avrà la pazienza di leggere non solo la mia introduzione ma anche i diversi contributi del volume, vedrà che il "quadro" della falsificazione è assai ampio e non facilmente modificabile dal mutare di questo o quel dettaglio. E, prima di giungere al punto più curioso della sua lettera, mi permetta di dirle che non è affatto vero che ognuna delle affermazioni dei "cospirazionisti" (di regola ci si affibbia il termine di complottisti) è stata puntualmente smentita dai debunkers.

Intanto con una piccola osservazione: le risposte io le chiedo a chi ha falsificato la storia dell'11 settembre, non ai poveretti che cercano adesso, con raro impegno, di mettere le toppe. Per esempio vorrei che fossero resi visibili i nastri delle decine di telecamere che stavano attorno al Pentagono e che furono tutti sequestrati. Perchè non ce li fanno vedere? Se i debunkers volessero completare il quadro dovrebbero chiederlo anche loro, non le pare? E la stessa domanda io la rivolgerei a tutti i direttori, e capi redattori dei più importanti giornali e telegiornali italiani. Come mai non hanno chiesto niente e bevuto tutto?

Io, infine, prima della curiosità, ho definito imbecillità la frase secondo cui "gli americani" se lo sarebbero fatto da soli. Perchè contiene un inganno semantico: non sono "gli americani" a essersi fatto da soli l'autoattentato. "Gli americani" sono le vittime, e questa frase è un insulto contro di loro. Io so che non sono stati "gli americani", ma un gruppo criminale, dentro cui c'erano anche dei cittadini con passaporto statunitense. Ecco dove sta l'imbecillità: nel cadere in queste trappole "screditanti". Le parole sono armi da usare con cautela, perchè ci si può fare male. Io penso, come Tarpley, e come Griffin, che si sia trattato di un vero e proprio colpo di stato, ma non lo posso dimostrare e quindi mi limito a dimostrare dove coloro che hanno tenuto bordone hanno mentito.

Curioso che lei mi chieda qual è l'obiettivo dell'"operazione Zero". Come se fosse un segreto. Non è un segreto. Vuol dire che lei non ha letto fino in fondo cosa ho scritto. Voglio la verità perchè ritengo che noi potremo fermare (contribuire a fermare) la guerra infinita che l'11 settembre ha scatenato solo smascherando coloro che l'hanno innescata. E' una forma di autodifesa. Sarà efficace? Non so. So soltanto che, avendo raccolto molti indizi e prove, che rivelano il pericolo che corriamo, mi considererei un quaqquaraqquà se non facessi quanto è in mio potere per farlo sapere a quanta più gente è possibile. Non ho altre armi che la verità, o quella che io ritengo essere la verità. E, per questa ragione trovo davvero curioso (per non dire di peggio) che lei insinui che ogni goccia che passerà attraverso la piccolissima barriera che io e i miei amici abbiamo cercato di costruire ci saranno centinaia di morti iracheni. Quasi che lei volesse dire (e non dire) che è colpa nostra se non riusciremo a fermare quella mostruosa guerra? Quasi che quei morti fossero sulla nostra, sulla mia coscienza. Mi dispiace davvero che lei dimostri tanta mancanza di correttezza polemica. Quella che lei insinua è un'accusa non solo infamante, ma del tutto priva di punti di sostegno. Perfino contro il buon senso. Non siamo noi, che cerchiamo di fare il nostro dovere civico, contro gli assassini e i bugiardi, a doverci accollare questa responsabilità. Se avessimo taciuto i morti sarebbe stati comunque tanti; non meno, ma di più. E se tacessimo, condividendo, o semplicemente scrollando le spalle, altre guerre potrebbero più facilmente cominciare. Come temo accadrà. Ci pensi bene.
Giulietto Chiesa
  

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