Torino vorrebbe trasformarsi in una sorta di New York, con degli enormi “falli” in cemento armato e vetro che subisserebbero per altezza la famosa Mole Antonelliana: 200 metri quello del San Paolo contro i 167 della Mole. Anzi c'è stato chi, addirittura, proponeva di buttarla giù. Orrore e modernità. Ed è subito polemica.
Perché «il grattacielo non è il demonio!» spiegava giorni addietro il sindaco Sergio Chiamparino all'inaugurazione della mostra di come sarà il capoluogo sabaudo con i grattacieli firmati Renzo Piano e Massimiliano Fuksas.
Ma tutto questo è certo un regalo, una resa della politica, alle lobby del cemento, dei palazzinari, delle assicurazioni e delle banche che la città di Torino farebbe a Salvatore Ligresti (che costruirà, se tutto va bene, tra marzo 2008 e il 2010 questo primo grattacielo) ed al San Paolo appunto.
C'è però un gruppo di ecologisti, di intellettuali e architetti (Vittorio Gregotti, Luca Mercalli, Marco Travaglio ecc…ed altri 32 firmatari di un manifesto tra cui l'ex sindaco del capoluogo sabaudo al tempo delle Brigate Rosse Diego Novelli, Giampaolo Zancan, Luigi Malaroda, Paolo Pejrone), guidati da Paolo Hutter (ex assessore all'ambiente a Torino ed ex assessore a Milano), che dice no a questo obrobbrio. E il fotomontaggio realizzato da questo comitato (qui di fianco rappresentato) che si chiama “Non grattiamo il cielo di Torino” è qualcosa di agghiacciante. “cartolina” che ha fatto bene irritare Chiamparino.
I firmatari si chiedono se «siano necessarie così ingenti nuove cubature, quali siano i bilanci energetici e di sostenibilità di tali costruzioni» e se «sia necessario un investimento immobiliare di quella portata». Ed allora propongono un referendum tra la popolazione. Perché sono i cittadini che abitano Torino che vivono ogni giorno l'invivibilità, lo smog ed il caos dei cantieri di una città «che non sta mai ferma» come recita lo slogan dell'amministrazione comunale. Cittadini che hanno mal sopportato l'evento olimpico del 2006. Cittadini stufi dell'enorme imbottigliamento di auto e dell'aria irrespirabile, quasi più inquinata d'Italia.
Anche se qualcuno dice che «non è un insulto all'estetica» come Saverio Vertone, il metereologo Mercalli non ci sta perché dice che sarebbe un grande spreco di energia ricordando «tutti i problemi ambientali ed energetici che ci attendono, dal mutamento del clima alla scarsità di petrolio. Penso all'estate 2003, ha presente che cosa vuol dire raffreddare un grattacielo di vetro?».
Anche Marco Travaglio è contrario. Dalle colonne della sua rubrica domenicale delle cronache cittadine di Repubblica il 28 ottobre scorso ha scritto, rispondendo ad un lettore: «…l'idea che la Torino del futuro diventi un gigantesco candelabro per reggere il moccolo a due o tre grattacieli è semplicemente agghiacciante. Si parla tanto di “casta” a proposito dei politici, ma forse bisognerebbe dare un'occhiata a una casta ancor più intoccabile che sovrasta quella dei partitocrati: la casta dei banchieri e degli assicuratori. Non a caso ci sono le banche e le assicurazioni, sia dietro il progetto dei grattacieli di Ligresti, sia dietro a quello del grattacielo di San Paolo-Intesa (mi spiace siano coinvolte persone per bene come Giovanni Bazoli e l'architetto Renzo Piano)».
Ed anche il Consiglio comunale tutto, si spera, verrà investito nella discussione e nell'approvazione di questi scempi. E già parte all'attacco Sinistra Democratica su questa vicenda. Prima però c'è da segnalare che ben due circoscrizioni hanno espresso parere negativo «sostenendo in sintesi- dice Mauro Valle, consigliere di circoscrizione a Travaglio nella rubrica “Il Cittadino” del 28 ottobre scorso – la non compatibilità di questo edificio con la città. Ciò è avvenuto sebbene le maggioranze politiche che sostengono le due amministrazioni circoscrizionali e la Città siano omogenee». Ma il Comune se n'è infischiato allegramente.
Ricordiamo inoltre che il sindaco Chiamparino ha fatto costruire sotto una piazza principale del centro, considerato il salotto di Torino, un mega-garage a pagamento senza il VIA, la Valutazione di Impatto Ambientale obbligatoria per legge. |