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Ossevazioni - 21/04/08

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Cara Megachip,

Il piano che prevedeva "l'assassinio" della sinistra italiana era già
pronto da un pezzo ed era noto agli stessi interessati. Ma essi, invece
di reagire, denunciando le mire in atto da parte del Pd, e invece di
approfittare dell'occasione offerta loro con la manifestazione del 20
ottobre contro la precarietà, hanno preferito far cadere i legami con i
movimenti che avevano protestato con loro, per scegliere la via di
inseguire i carnefici. I partiti di sinistra si sono comportati come
vittime che, di fronte alla pistola che vuole uccidere, invocano pietà,
sperando di convincere il carnefice a desistere, né d'altra parte mi
meraviglia tale comportamento, vista la condotta e i risultati dei
partiti della sinistra cosiddetta radicale nel governo Prodi.

Il riassetto del mondo, perseguito dalle forze liberiste, prevede una
razionalizzazione globale dei sistemi nei vari Paesi che porti alla
ristrutturazione delle istituzioni, in modo che esse si semplifichino e
possano far passare più agevolmente le misure necessarie per conseguire i
propri affari e per allungare meglio le loro mani su tutto quanto è
statale, sui beni comuni, sui servizi dello stato sociale e,
naturalmente, sulla scuola. Funzionale a tali disegni è la spinta verso
modifiche costituzionali che prevedano: 1) il Presidenzialismo e il
Federalismo e 2) l'espulsione dai parlamenti dei partiti comunisti o
comunque di sinistra radicale. Tutte cose che in Italia erano previste
dal secolo scorso dal piano Gelli. Al primo provvedimento in Italia già
si era lavorato durante il governo Prodi, infischiandosene del risultato
referendario del 2006,  tanto che è approdato mesi fa alla Camera,
proveniente dalla commissione Affari costituzionali, un testo unico
targato Ulivo-AN, che prevede, tra l'altro, un aumento dei poteri del
Presidente del Consiglio (fiducia del Parlamento a tale figura e non al
Governo, nomina e cambio dei ministri a discrezione del Presidente del
Consiglio, senza passare per il Parlamento) e la modifica del Senato in
Senato federale (con senatori eletti dai Consigli regionali e dal
Consiglio delle autonomie locali e di età superiore ai 18 anni). Per
poter far passare tale disegno, e magari peggiorarlo, poteva giovare
l'accordo con la controparte e l'eliminazione dell'impaccio a sinistra,
in modo da raggiungere una maggioranza parlamentare tale da evitare il
ricorso al referendum popolare. Infatti, riguardo al secondo
provvedimento citato all'inizio, Veltroni ha pensato di imitare l'esempio
europeo che lo avrebbe portato più vicino alla meta (americana) e ha
trovato "a fagiolo" ciò che emergeva l'anno scorso dalle elezioni
francesi. La Francia era già più avanti nel disegno autoritario liberista
(apparente contraddizione in termini.) perché il gollismo aveva già
conferito il carattere di Repubblica presidenziale al Paese. Qui le
elezioni politiche del 2007 sono state anticipatrici di ciò che è
successo da noi oggi e tale coincidenza è accaduta non per puro caso, ma
perché Veltroni ha perseguito lo stesso disegno elettorale di Ségolène
Royal, con cui si è incontrato (confrontare la stampa dell'epoca), ma
ritenendo di poter conseguire un risultato migliore con l'accordo con il
centro (Bayrou in Francia, Casini in Italia). Poiché Casini non si è
mostrato disponibile, ha poi ripiegato per un accordo di massima con lo
stesso avversario per il cambiamento bipartisan delle istituzioni. Tutti
i nostri politici sapevano che Ségolène Royal non è riuscita a strappare
voti a quel centro su cui ha puntato, ma ha contrastato l'avversario
Sarkozy fagocitando, in nome del "voto utile" i consensi della sinistra,
la quale ne è rimasta annientata.

Queste osservazioni aggiungono qualcosa per ricostruire il lucido disegno
al servizio dei poteri forti perseguito dal PD, quando ha scelto di
correre da solo, per chi ancora nutrisse qualche dubbio e stesse ancora a
lacrimare sul "povero Veltroni" che ha perso contro il "nano", senza
tentare minimamente di ragionare con distacco su ciò che è accaduto e
perché.  Contemporaneamente permettono di fare qualche luce in più sulla
sinistra, che ha preferito ripiegare in un'autentica rotta (tra l'altro
ben poco dignitosa, quando si è messa ad inseguire il carnefice), pur di
non denunciare quanto stava accadendo e tentare, almeno nell'ultimo
scorcio, di distinguersi dalle forze di governo e collegarsi alle forze
che dovrebbero costituire il suo elettorato: cioè alle donne e agli
uomini delle fabbriche, della scuola e a tutti coloro che si richiamano
ai movimenti per la pace, contro la precarietà, contro il razzismo,
contro la TAV , contro la privatizzazione dell'acqua e dei beni comuni,
per i rifiuti zero, per un rapporto diverso con la natura e contro lo
specismo, ecc.

Il futuro ora riparte dalla resistenza che sapranno opporre i lavoratori
e i movimenti. Le difficoltà tuttavia non possono essere nascoste.
Partiti parlamentari che possano difenderci nelle aggressioni, che
possano essere portavoce del dissenso all'interno delle istituzioni
sarebbero utili. Ma vorranno e sapranno i reduci dei partiti comunisti e
di sinistra assumersi la responsabilità di ripartire dalla società per
risorgere? Sapranno comprendere e sostenere i bisogni degli sfruttati
nelle fabbriche, dei precari, delle donne e degli uomini che ogni giorno
subiscono ingiustizie e rischiano la vita in un mondo sempre più
alienante e cinico, a misura dei dominatori?

Una cosa è certa per noi che viviamo nella scuola: o, dopo lo tsunami
abbattutosi sulla scuola statale, ad opera dei vari governi che si sono
succeduti, puntiamo sulla "nostra" autonomia e riusciamo a tirar fuori
gli artigli usati gli scorsi anni per organizzare una resistenza allo
sfascio nelle scuole e riempiendo le piazze, collegandoci alla  rete dei
vari movimenti di difesa dei cittadini e dei beni comuni e ai lavoratori
oppure non lamentiamoci più, perché sarà un inutile lamento.

Gemma Gentile

  

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