Morire di Fao - 01/08/08
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di Carmine Nardone - da la Voce della Campania
Ormai i vertici mondiali sulla “emergenza fame” servono a smentire puntualmente gli obbiettivi annunciati dai vertici precedenti. Nel 1996, al primo vertice mondiale sull'alimentazione, promosso dalla Fao, il numero delle persone mal nutrite era pari a circa 800 milioni. S'indico' un obbiettivo strategico: dimezzare entro il 2015 gli individui afflitti dalla fame. Nel 2002, nel secondo vertice, le persone prive di cibo adeguato, invece di diminuire, aumentarono di altri 30 milioni. Nel 2004 di altri 22 milioni. Nel 2008 sforiamo un miliardo di persone.
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Questi dati rendono ancor piu' drammatica la passerella burocratica formale dell'ultima conferenza FAO di giugno 2008. Al vertice hanno partecipato 40 capi di stato e centinaia di “leader” per non decidere nulla o quasi. E alcuni capi di stato assolutamente “indigeribili”, come Mahmoud Ahmadinejad, presidente dell'Iran, colui che ha negato l'olocausto, gioca con il nucleare e vuol distruggere Israele.
E' stato presente anche il presidente-padrone dello Zimbabwe Robert Mugabe. Vuoto progettuale, estenuanti e inutili compromessi aggiunti alle presenze imbarazzanti: appaiono insomma ancor piu' drammaticamente visibili l'impotenza globale e le poverta' reali. Questa occasione non e' servita nemmeno a fare chiarezza sulle statistiche: i dati sopra ricordati sono palesemente sottostimati rispetto al dramma reale della fame nel mondo, ma nascondono anche un'altra contraddizione. Il numero dei senza cibo puo' essere la risultante di fattori che sono diametralmente opposti: A) perche' i cittadini che soffrono la fame muoiono (mortalita' diretta, natimortalita', abortivita' spontanea, calo della fertilita' dovuto a carenza alimentare); B) perche' i mal nutriti possono raggiungere la soglia della nutrizione di sopravvivenza.
Come si vede, tutti e due i fattori determinano una riduzione, ma la prima e' semplicemente una causa di decessi. In questi anni e' aumentato l'indice di mortalita' giornaliero, passando dai circa 20.000 al giorno ai 25.000-30.000, per cause direttamente o indirettamente legate alla scarsita' di cibo.
In questo breve commento e' da sottolineare come sia emerso, sotto il profilo strategico, quel pensiero “unico” dominate di questi anni ovvero: “maggiore produzione = maggiore disponibilita' = prezzi piu' bassi e/o redditi piu' alti = maggiore potere d'acquisto = maggiore domanda”. In alcuni periodi, tale teoria, apparsa anche suggestiva, si e' rivelata inconsistente perche' e' stata totalmente smentita dalla realta'; aumento clamoroso dei prezzi su scala mondiale, insieme ad un contestuale aumento delle produzioni alimentari mondiali.
Negli ultimi anni, secondo recenti stime, sono aumentate di circa il 20% le calorie pro capite disponibili nel mondo. La mal nutrizione e' drammaticamente cresciuta nel quinto della popolazione piu' povera e, contemporaneamente, nei paesi ricchi occidentali e' aumentato il numero degli ipernutriti (negli Stati Uniti e' stata raggiunta una media di consumo pro capite di circa 4000 calorie e in Europa superiamo le 3500).
Sembra giunto il momento di superare una cultura del compromesso e affermare, con tutte le forze, una sequenza, anche teorica, alternativa al pensiero unico accennato e cioe': “riduzione della poverta' = maggiore potere d'acquisto = maggiore domanda = maggiore produzione”.
Come uscirne? Cominciando a rendere visibili tutte le gravi contraddizioni, come quella di un'Europa che eroga incentivi per non coltivare la terra “set aside” (incentivi per non coltivare), oppure “Decoupling” (aiuti disaccoppiati, vale a dire per non produrre). O utilizzare la terra per produrre carburanti e non cibo! Bisogna creare, ormai, una premessa fondamentale anche sotto l'aspetto politico e cioe' considerare il cibo un diritto dei cittadini come l'assunto di una moderna civilta' e non un'ipocrita “aspirazione”, cosi' come e' stata derubricata l'alimentazione nei recenti trattati internazionali.
Per concludere: vanno rotti quei legami perversi che si sono consolidati in questi ultimi anni, opzioni teoriche sbagliate (OGM in aumento e riduzione della fame: falso!), riduzione delle politiche di contrasto alle poverta', crescita nella illegalita' della gestione degli aiuti (il livello di corruzione, altissimo, e' in crescita soprattutto nei paesi maggiormente disastrati sotto il profilo economico). Per riprendere una discussione vera, non piu' rinviabile, di una nuova politica globale come bisogno insostituibile della societa' di oggi.
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