Ma le parole restano, e anche se pure i sassi sanno che Hitler non è
stato democratico nemmeno all'asilo, nemmeno in un attimo di distrazione,
nemmeno per un nanosecondo e meno che mai «all'inizio», l'ultima
esternazione porta il suo piccolo mattoncino alla costruzione della
Storia riveduta e corretta. Direte: ci vuol altro per fare il
revisionismo storico! E infatti c'è molto altro. Appena una settimana fa,
per dire, lo stesso Berlusconi, raggiunto dalla domanda «Lei è
antifascista?», aveva risposto con un secco «Io penso a lavorare», una
frase che dice molto. C'è il ministro della difesa che inneggia alle
scelte dei repubblichini di Salò. C'è la serena analisi storica del
sindaco di Roma, per cui il fascismo non era niente male prima di
distrarsi un attimo e varare le leggi razziali (ops! gli sono scappate).
Insomma, ad Alemanno non dispiaceva per niente, il Puzzone, almeno«all'inizio». Esattamente quel che dice Berlusconi del Führer, quel
famoso democratico (all'inizio). Siamo garantisti, non siamo di quelli
che pensano che tre indizi fanno una prova, ma non vorremmo arrivare al
punto che cinquanta indizi fanno un campo di sterminio. E i segnali sono
davvero tanti, troppi, per non allarmare qualunque democratico italiano.
Le incredibili esternazioni di Dell'Utri sui libri di storia nelle
scuole, che vanno riscritti perché c'è troppa Resistenza. I manifesti a
Roma con scritto «me ne frego». Il crociato Borghezio in versione
neo-nazi a Colonia. La signora Santanché che implora di entrare in Forza
Italia dopo aver inneggiato al Ventennio. I numerosi deputati apertamente
fascisti eletti con le liste del PdL. Potrei continuare a lungo. Non c'è giorno che la cronaca non offra le gesta di qualche ardito che porta il
suo mattoncino al cantiere del revisionismo. Manuela Clerici, di An,
presidente di Viareggio Versilia Congressi Spa, vuole levare dal palazzo
la lapide commemorativa della strage di Sant'Anna di Stazzema, ci ha
provato anche con le sue mani, dopo che i dipendenti si erano rifiutati.
Altra cronaca: il 20 settembre si celebra la breccia di Porta Pia, bene,
uno pensa: ditemi qualcosa di laico. E invece ci si ritrova al cospetto
di un commosso ricordo dei soldati papalini che eroicamente difendevano
lo Stato Pontificio. E allora, quanti indizi servono per fare una prova?
È abbastanza evidente che nella sua sostanza ideologica l'area culturale
in cui naviga e prospera la destra italiana vive con fastidio certe
evidenze storiche. Pensa - e lo dice - che quel trucido periodo di
ferocia e ingiustizia che fu il fascismo non era proprio tutto da
buttare. Perché tanto astio? A parte la voglia di rivincita degli
sconfitti, vien da pensare, c'è una certa urgenza di rivalutare quei
metodi: uomo forte, decisionismo, il duce ha sempre ragione, saluto al
duce (e il grembiulino, l'alzabandiera, a quando i littoriali? E
l'Impero?), un fascino irresistibile. Insomma, uno mediatico simile a
quello che si vede ogni sera nei telegiornali Mediaset e nella propaganda
governativa, una voglia sfrenata di «uomo della provvidenza», la
tentazione di vedere nel
bilanciamento dei poteri di una democrazia non una conquista, ma un
fastidioso ostacolo. Non è antifascista, ma pensa a lavorare. Bravo!
Tanto se i treni non arrivano in orario, per tacere degli aerei, è colpa
dei sindacati. Nostalgia canaglia.
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