Il cane della politica che morde la coda Rai - 21/11/08
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di Ennio
Remondino - Megachip
Come un cane che rincorre la sua coda, l’informazione
televisiva italiana insegue la politica. La tragicommedia sulla
presidenza della Commissione parlamentare di vigilanza Rai, ha
rischiato di farci sfuggire la “vera Notizia”
radiotelevisiva della settimana. Lo studio dell’Osservatorio
di Pavia sulla cronaca politica dei nostri telegiornali rispetto al
resto d’Europa. Cito dall’agenzia Ansa del 17
novembre. “La percentuale di politica nei tg Rai è
più del doppio rispetto ai tg europei, almeno 10 minuti in
ogni edizione. In Europa, se mancano notizie rilevanti, nei tg di
politica non si parla (…). I tg presi in esame sono Tg1, Tg2
e Tg3, Bbc One, France 2, lo spagnolo Tve e il tedesco Ard.
Nelle due settimane oltre un terzo dei tre tg Rai (34,8%) è
stato dedicato alla pagina politica, contro meno della metà
dei 4 network europei (16,5%), nei quali si dà conto
soprattutto di eventi centrali (elezioni, grandi riforme), spesso
legati alle attività del governo”.
Lo dice l’Ansa e prendo atto, con considerazioni a seguire. I
telegiornali Rai sono occupati per un terzo almeno dalla politica.
“Troppo” dicono i vertici Rai. Mi consolo ma non
spero. Dei 30 minuti del nostro telegiornale, tolta la politica,
restano 18 striminziti minuti per raccontarci l’Italia
“reale” (delitti e processi in testa), il mondo
(Washington e Bruxelles e basta), senza farci mancare mai un pizzico di
amenità curiose e spettacolo (la
“pancia” del tg), per inseguire gli ascolti.
Essendo un curioso incontrollabile, ho voluto mettere naso, leggendomi
tutto il malloppo delle 30 pagine dello studio. Piccole perle da
digerire in pillole.
L’analisi storica. Come era raccontata la politica nei Tg
italiani dal 1967 ad oggi: “racconto articolato”
che parte dalla spiegazione dei fatti, o “molto
semplice”, con i fatti senza alcuna spiegazione, che
è il modo migliore per non far capire nulla della sostanza
per stare dietro alla “ammuina”
dell’apparenza. Nel 1967 l’Italia meno scolarizzata
godeva di una cronaca politica molto articolata, mentre
l’Italia televisiva del 2007 ci tratta da cretini riducendo
la dose di apparente complessità all’1 per cento.
Per contro, oggi, la politica in televisione deve avere i ritmi di uno
sceneggiato di successo. Dichiarazioni ridotte a battute, la sfilata di
protagonisti, antagonisti, comprimari e comparse esibiti in video come
tanti “santini” rincorsi lungo il Paradiso
“transatlantico” della politica parlata.
“Pastone” o “panino” che sia,
resta cibo indigesto.
Interessante leggere gli “eventi notizia” di
maggiore attenzione scelti, nello stesso periodo esaminato dai
ricercatori dell’Osservatorio di Pavia, dai diversi Tg. In
Francia la riforma costituzionale; in Germania lo scandalo di una
grande agenzia statale che coinvolgeva il governo; in Gran Bretagna la
sconfitta elettorale del Labour in Scozia; in Spagna la riforma della
giustizia; in Italia le reazioni al “gestaccio di
Bossi”. Credo di ricordare il dito medio teso. Probabilmente
la politica italiana non proponeva di meglio. In Europa la pagina
politica è occupata da “azioni”
(proposte, scelte, decisioni), in Italia da
“esternazioni” che muovono la catena delle
reazioni. Le televisioni europee prediligono i fatti (80%), quelle
italiane privilegiano (al 45%) le polemiche attorno ai fatti. Possiamo
anche dire che i Tg italiani raccontano prevalentemente le intenzioni
dei politici, quelli europei si occupano semplicemente delle loro
azioni. L’impressione è quella d’inizio:
un cane che dà la caccia alla sua coda, nel dubbio se ad
inseguire sia la politica o il giornalismo e quale dei due sia la testa
o sia la coda.
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