Vladimir Luxuria e l’Isola dei Famosi: ma è davvero così difficile morire? - 25/11/08
(4438 _READS) 
di Francesco
De Carlo - Megachip
Perché non passiamo al suicidio di massa? Non è
una provocazione: è piuttosto un consiglio,
un’istanza dal basso, una proposta di legge di iniziativa
popolare. La morte coatta e consapevole. Per mettere fine a
un’esistenza che oltre ai piccoli drammi che ognuno porta
silenziosamente con sé, propone la prima pagina di
Liberazione di oggi, quotidiano “comunista”, che
saluta la vittoria di Vladimir Luxuria all’Isola dei Famosi
con un’enorme foto in prima appunto e un lungo editoriale di
rito.
Nel corso dell’articolo si celebra l’avvenimento
con improbabili paragoni: Vladimir come Obama, ci spiega
l’autore, perché “con il primo
presidente afroamericano che va alla Casa Bianca si rompe il
pregiudizio che per più di un secolo ha tenuto un popolo
lontano dalla più importante istituzione americana, con
Vladimir all'Isola si rompe il tabù
dell'eterosessualità a tutti i costi”.
Non entreremo nel merito della questione dei diritti civili, trattati
dal nostro sito in diverse occasioni, perché i diritti
civili non c’entrano niente con questa vicenda
così imbarazzante. L’ultima forma di
rappresentanza parlamentare avuta dalla sinistra è stata
guidata da un leader, Fausto Bertinotti, che si era convinto
dell’efficacia del suo presenzialismo televisivo come
strumento di aumento del consenso. Legittimando di fatto con la loro
partecipazione trasmissioni televisive al servizio
dell’antagonista i segretari di partito hanno rafforzato la
credibilità di quelle trasmissioni, aiutato concretamente
quell’antagonista, e abbandonato a se stessa
l’instancabile ciurma di attivisti e militanti che sul
territorio, in città, in provincia, nelle campagne, nelle
fabbriche, nelle università, cercava di tenere in vita un
minimo di coscienza critica, un minimo di dissenso.
Non un’apparizione casuale, isolata, ma una convinzione
profonda: quella di dover pianificare la propria prolungata e reiterata
esposizione sul terreno del nemico (molto spesso in buona fede), per
poter raggiungere il numero più alto di persone. Le ultime
elezioni hanno misurato l’acutezza di tale intuizione.
Prima Bertinotti (ma anche Diliberto, Giordano, Pecoraro Scanio)
accreditano Vespa come un giornalista libero e democratico, poi
Luxuria “sdogana” (i giornali ci
sguazzano) l’intrattenimento inutile e narcotizzante della
Ventura, quindi Liberazione sancisce il valore culturale
dell’intera operazione.
Questa forma di rappresentanza non serve a nulla. Non serve
Liberazione, questa Liberazione, che potrebbe rendere ai suoi lettori
(ormai meno di diecimila, chissà perché) un
servizio migliore, a fronte del danaro pubblico che riceve e dei bravi giornalisti di cui dispone. Non servono
questi uomini e queste donne in Parlamento, perché
onestamente la loro assenza dai banchi non si avverte affatto. Gli
avversari fanno e facevano della Repubblica quello che vogliono, i
cittadini drogati di apatia televisiva ne condividono i sorrisi, loro
smettono di alimentare la partecipazione e si accontentano di qualche
pixel di schermo per dimostrare la loro telegenia. Sì,
sì, il suicidio di massa è davvero una buona idea.
PS:
Bertinotti sceglie Luxuria. Veltroni sceglie Villari. Di Pietro sceglie
De Gregorio. Con che criteri? Non sarebbe il caso di un banalissimo
colloquio di lavoro prima di assumere certa gente?
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