Attacchi a Mumbai: la firma è Al-Qaeda. O no? - 2/12/08
(3037 _READS) 
di Simone
Santini - clarissa.it
La strana morte del capo dell'antiterrorismo di Mumbai, Hemant Karkare, avvenuta mercoledì 26 novembre durante gli attacchi
terroristici contro la capitale finanziaria dell'India, pone non poche
domande sui mandanti dell'operazione, fin da subito indicati in
Al-Qa'ida.
Aldilà della vuota etichetta, così si
è voluta fin da subito sottolineare la probabile matrice
islamica dietro l' "11 settembre indiano", ed in particolare il dito
è stato puntato sull'organizzazione estremista pakistana
Lashkar
, già ritenuta responsabile in passato di attacchi
soprattutto in Kashmir
(la regione contesa tra India e Pakistan).
Lashkar è nata negli anni '80 da quella grigia nebulosa che
con finanziamenti sauditi e sotto il controllo dei servizi segreti
pakistani (ISI
) in accordo con la CIA, creò decine di campi
di addestramento per guerriglieri jihadisti. I membri di questa
nebulosa (raccolti poi in una sorta di "data-base" del terrore,
al-Qa'ida, appunto) furono utilizzati per tutte le guerre insurrezionali
islamiste in giro per il mondo: dall'Afghanistan alla Bosnia, dal
Kosovo alla Cecenia. E in Kashmir contro l'India, ovviamente.
I legami tra organizzazioni come Lashkar e i servizi segreti pakistani,
o frange di esso, sembra non siano mai stati recisi. È
dunque facile accusare il Pakistan, o meglio, con terminologia che gli
italiani conoscono bene, "i servizi segreti deviati" degli ultimi
sanguinosi attacchi.
Più difficile rimane capire la logica e gli scopi che questi
maestri del terrore si sono prefissati. Forse, come è stato
detto a caldo, costringere Islamabad a spostare uomini e truppe dal
confine afghano verso quello indiano e così allentare la
presa sulle zone tribali pashtun che sostengono i Talebani. Oppure una
sorta di vendetta contro le ristrutturazioni operate dal neo presidente
pakistano Zardari (marito della defunta Benazir Bhutto) nei servizi
segreti del paese, in modo da creare tensione, metterlo in imbarazzo
verso l'India, e minare i negoziati di pace tra i due stati, eterni
nemici.
A questi scenari, possibili, se ne aggiungono ed intrecciano altri,
addirittura ancora più inquietanti. A fornire spunti di
indagine estremamente interessanti, è, come si diceva, lo
strano caso della morte di Hemant Karkare, capo dell'antiterrorismo di
Mumbai, ucciso durante gli attacchi.
Il quotidiano indiano "Indian Express" ha ricostruito i momenti
dell'omicidio dell'alto ufficiale anche sulla base della
testimonianza di un poliziotto sopravissuto all'attacco (1). Karkare
si stava dirigendo in auto con altri due ufficiali e quattro poliziotti
verso il Cama Hospital di Mumbai, da cui era giunta la notizia del
ferimento di un altro ufficiale, Sadanand Date. Ma lungo la strada la
loro Toyota, con una ruota a terra, è intercettata da due
terroristi armati di kalashnikov che sembrano spuntare dal nulla. Tutti
gli occupanti dell'auto vengono raggiunti dalle raffiche di mitra e
muoiono sul colpo, tranne uno, il poliziotto Arun Jadhav. I terroristi
hanno quindi tirato fuori dall'auto crivellata di colpi i corpi degli
ufficiali, quasi ad accertarsi della loro morte.
La dinamica suscita molti dubbi: perché Karkare decide di
andare al Cama Hospital? È per una micidiale coincidenza che
i terroristi intercettano la sua auto lungo la strada o lo stavano
aspettando? E in questo caso avvertiti da chi?
Karkare era a capo dell'antiterrorismo da meno di un anno, ed
ultimamente era stato al centro delle cronache per i risultati di una
imbarazzante inchiesta. Aveva infatti scoperto che dietro ad alcuni
attentati sanguinari (come quello avvenuto a Malegaon, India
occidentale) non c'erano estremisti islamici legati al Pakistan o al
Bangla Desh, come comunemente ritenuto, bensì un gruppo
estremista indù con collegamenti con l'esercito indiano.
Ovvero un inside job, come dicono gli anglosassoni, o strategia della
tensione, come si direbbe dalle nostre parti.
Storicamente, poi, l'estremismo terrorista indù
è risultato legato alla criminalità organizzata,
una autentica, nonché potentissima, mafia indiana che
proprio a Mumbai ha una delle sue maggiori roccaforti. E quindi ha
destato attenzione la notizia che uno degli ufficiali di polizia uccisi
che accompagnava Karkare, il vice ispettore Vijay Salaskar
, altri non
fosse che una sorta di eroe nazionale, l'agente speciale nemico numero
1 della criminalità organizzata, "con licenza di uccidere",
che aveva già eliminato oltre 70 capimafia e criminali.
L'attentato in cui hanno perso la vita sembra più essere,
dunque, un regolamento di conti che una fatale, tragica, coincidenza.
Se gli attacchi possono essere nati dall'incrocio di interessi di
opposti estremismi, non da meno sono da considerare fondamentali gli
aspetti geopolitici. Fin dallo scorso agosto avevamo segnalato (2) come
alcuni analisti ritenessero che dietro le dimissioni forzate dell'ex
generale Parvez Musharraff da presidente pakistano, si nascondessero le
manovre di suoi sponsor internazionali su cui il suo regime si era
poggiato, ovvero Gran Bretagna e Arabia Saudita, in particolare nella
persona del potentissimo dominus dei servizi sauditi, il principe
Bandar bin Sultan
, grande tessitore di trame segrete tra occidente ed
Asia centrale negli ultimi trenta anni.
L'allontanamento di Musharraff, paradossalmente elemento di
stabilità nella regione, preludeva ad un cambio di
strategia, ovvero al ritorno di una escalation di tensione tra India e
Pakistan, con convitato di pietra la Cina, nemica strategica
dell'India e dunque alleata del Pakistan.
Il Pakistan era stato anche al centro della campagna elettorale
presidenziale americana. Se McCain puntava ancora il dito contro Iraq
ed in prospettiva verso l'Iran, per Obama i "nemici" dell'America non
si trovavano in Iraq, bensì in Afghanistan e proprio in
Pakistan.
Troppo presto e troppo facile, dunque, accusare Al-Qa'ida degli attacchi
di Mumbai, ciò che del resto, in fondo, significa tutto e
niente. Sarà molto più utile verificare nel
prossimo futuro come si possa rispondere alla classica domanda "cui
prodest?" per capire quali mani possano avere tirato davvero le fila di
questa ulteriore, drammatica, pagina di sangue.
(1) http://www.indianexpress.com/news/witness-account-of-karkare-kamte-and-salaskars-death/392181/
(2) http://www.clarissa.it/esteri_int.php?id=987
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