Quelli che vogliono ammazzare i testimoni della strage - 13/01/09
(5214 _READS) 
di
Pino Cabras
- Megachip
L’incitazione è esplicita: uccidere un gruppo di
persone, con nome e cognome, abitudini e idee, appartenenze politiche e
immagini facilmente identificabili. Chiedono la collaborazione di
delatori per completare le liste con gli indirizzi. La schedatura
è esplicitamente rivolta ai militari, quelli israeliani, se
non ci pensano altri killer, per facilitarli
nell’eliminazione fisica di “pericolosi”
bersagli: i nemici da colpire sono gli attivisti occidentali
– infermieri e altri volontari - che lavorano e sono
testimoni di quanto succede nei Territori occupati.
Tutto questo lo potete leggere in un sito web, gestito da un gruppo di
estremisti, una sorta di Ku Klux Klan ebraico americano: Stop the ISM.
Può essere di interesse far notare che fra i bersagli
c’è anche un cittadino italiano, Vittorio
Arrigoni, di cui abbiamo letto i toccanti reportage
da Gaza. Il tenutario del sito è Lee Kaplan. È
uno dei tanti agitatori fascisteggianti della pancia reazionaria
americana, un coagulo che ultimamente ha preso piede sia
nell’ambito dei movimenti cristianisti, sia nelle frange del
fondamentalismo ebraico, ora uniti in un inedito oltranzismo
anti-islamico. In USA la saldatura fra questi ambienti si è
rafforzata, tanto che Kaplan talora ascende anche al salotto buono, si
fa per dire, dei talk show con la bava alla bocca, su Fox News. Ma si
rafforza soprattutto in Terrasanta. I fondamentalisti ebrei controllano
gli insediamenti coloniali più estremisti dei territori
(come già si leggeva in un libro di Israel Shahak e Norton
Mezvinsky, Jewish fundamentalism in Israel,
London, Pluto Press, 1999). I fondamentalisti cristiani li appoggiano
per accelerare l’avvento dell’Armageddon, la lotta
finale fra il Bene e il Male, che proprio da quelle parti
dovrà svolgersi. Forse per portarsi un po’ di
lavoro avanti, il signor Kaplan lascia briglia sciolta al sito
per sollecitare l’eliminazione di Arrigoni e altri.
Non senza profetizzare che il governo italiano non si
preoccuperà più di tanto se qualcuno
provvederà all’auspicata «rimozione
permanente» del nostro connazionale. Lo ripetiamo: questi
auspici criminali non appaiono in un forum semiclandestino, ma in un
sito accessibile gestito da un noto personaggio pubblico.
Ora, dal momento che anche le forze armate israeliane non vogliono
testimoni nello scempio di Gaza, e il nostro mainstream si è
subito docilmente accodato rispettando il divieto, siccome
l’unica voce ci giunge da Arrigoni, in tal caso facciamo due
più due e fiutiamo un grosso pericolo. Abbiamo visto che
lì non si va per il sottile, se già vengono
bombardati ospedali, ambulanze, scuole, e se si prende di mira
qualunque soccorso.
Mentre la conta dei morti ammazzati a Gaza si avvicina a quota mille,
accade una cosa singolare. Il cumulo di cadaveri non si può
più nascondere sotto un editoriale di Bernard-Henry
Lévy, l’uso di armi orrende – che un
domani vedrete proibire - nemmeno. I giornali nostrani cominciano
timidamente a parlarne. Ma non in prima pagina e in apertura, come
abbiamo fatto già diversi giorni fa su questi schermi, ma a
pagina dieci e in taglio basso. Nascondere non si può. Ma
diluire, questo sì. E questo i nostri grandi organi di
informazione lo fanno benissimo. In attesa di chissà cosa,
un successo politico militare, una chimera, la fine di Hamas. A che
prezzo? È in atto la censura più sottile, ma
questa sottigliezza non la salva dall’essere accostata alla
censura più violenta e più minacciosa, quella che
vuole colpire chi vuole salvare il popolo palestinese dalla sua
distruzione.
Tanti intellettuali italiani indicano inorriditi il dito insanguinato
del Movimento di Resistenza Islamico (Hamas), ma non vedono la luna
desolata degli altri fondamentalismi che egemonizzano sempre di
più la classe dirigente israeliana. L’idea che le
forze armate israeliane difendano i Lumi contro la barbarie
è un ideologismo foriero di tragedie, dal quale è
bene liberarsi con un’operazione onesta di ricognizione
storica e politica della memoria mediorientale. Il racconto di quel che
accade ora è un passo fondamentale, con tutti i testimoni da
rispettare.
L'ARTICOLO IN LINGUA
INGLESE:
Clicca
qui
|