Armi a microonde a Gaza, ipotesi o immaginazione - 22/01/09
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Sul sito Pagine di Difesa,
testata di politica internazionale e della
Difesa, abbiamo scovato questa interessante e inquietante analisi
sull'utilizzo di armi a microonde nel corso della strage di Gaza.
di Fernando Termentini
- da www.paginedidifesa.it
La battaglia a Gaza è terminata ma ancora molte fonti di
informazione, ricorrendo anche ad immagini di repertorio degli scontri,
ripropongono il problema di armi al fosforo bianco. Munizionamento
illuminante al fosforo sicuramente è stato utilizzato nel
corso degli scontri, anche bombe d’aereo o proietti di
artiglieria pesante, ma affermare con decisione che questo particolare
materiale sia stato usato su larga scala per scopi offensivi, potrebbe
essere forse azzardato e comunque semplicistico.
 A
Gaza le operazioni militari sono state caratterizzate da episodi
tattici di combattimento degli abitati come ormai avevamo dimenticato
dalla fine del secondo conflitto mondiale, a stretto contatto con la
popolazione civile e in zone densamente abitate. In queste condizioni
utilizzando munizionamento a caricamento speciale come gli ordigni
illuminanti caricati con il fosforo bianco, diventa difficile gestire
la ricaduta al suolo delle gocce incandescenti, concentrandole su
obiettivi areali come, ad esempio, un bunker o una postazione
avversaria.
In queste condizioni, quindi, si potrebbe verificare che qualcuno o
qualcosa possa essere colpito da fosforo che brucia e che non
è possibile spegnere con l’acqua. In questo caso
però le parti di materiale che brucia lascerebbe tracce
profonde su qualsiasi cosa venisse a contatto.
Le immagini che sono arrivate dal teatro di guerra non confermano in
maniera incontrovertibile queste ipotesi, né lasciano
pensare a un uso estensivo e generalizzato di fosforo bianco
né contro i combattenti né contro la popolazione
palestinese.
Se, invece, come sembra, molti dei feriti e molti cadaveri
presenterebbero (la forma ipotetica è d’obbligo
non disponendo di riscontri certi) lesioni la cui origine non
è sicura e non riconducibile a quelle provocate dalle armi
normalmente utilizzate, come vaste bruciature, tessuti scarnificati e
mummificazione dei tessuti molli, allora si potrebbe pensare che forse
siano state utilizzate ancora armi a microonde e/o al plasma.
Strumenti che dovrebbero essere stati sperimentati in Iraq, in Libano e
forse anche in occasione della prima guerra del Golfo, contro le truppe
irachene in fuga da Kuwait City. Armi che invece dei proiettili sparano
fasci di energia più o meno potente. Sistemi a suo
tempo studiati e realizzati per conto dell’amministrazione
americana fin dai tempi della presidenza Clinton per disporre di
efficaci dispositivi anti-sommossa non letali (l’arma
Sceriffo costruita dall’industria americana Raytheon),
successivamente trasformate in vere e proprie armi offensive agendo
sulla potenza irradiata.

La materia colpita da queste armi perde istantaneamente tutta la
componente liquida e si accartoccia diminuendo di volume. Fenomeno che
aumenta in maniera esponenziale quando l’obiettivo
è un uomo. Cadaveri rimpiccioliti con i tessuti
molli mummificati, le parti ossee scollate e gli indumenti praticamente
indenni. Condizioni che hanno caratterizzato molti cadaveri trovati a
Falluja dopo i combattimenti casa per casa e in Libano nel corso della
guerra del 2006.
A Gaza, peraltro, sembra che la scorsa estate, organi istituzionali
della Sanità palestinese, riferendosi alla tipologia delle
lesioni di molti feriti fra i manifestanti, hanno ipotizzato
l’uso da parte degli israeliani di armi non convenzionali. In
quella occasione si parlò seppure in modo superficiale di
persone con gravi effetti ustionanti, con feriti o cadaveri quasi fusi
con muscoli e organi interni distrutti. Di fatto, tessuti prosciugati
dell’acqua, come avviene sulle sostanze organiche sottoposti
all’azione delle microonde.
Sistemi del tipo la pistola Taser capace di uccidere a otto metri di
distanza irradiando energia elettrica di oltre 60.000 volt,
diffusissima in Usa e anche in Francia. Armi corte che nei
combattimenti negli abitati, negli spazi stretti, nei cunicoli, nei
locali sotterranei e di notte potrebbero essere molto più
efficaci rispetto alle armi convenzionali.
Molto più sicuri anche per chi le ha in dotazione, in quanto
si abbatte il rischio dei colpi di rimbalzo ricorrente quando si opera
in locali stretti e circondati da mura, pericolosi anche per le truppe
amiche. Sistemi sicuramente più selettivi nella scelta del
bersaglio rispetto ad armi leggere automatiche o a bombe a mano
offensive.
Un’ipotesi di cui si è già scritto in
occasione della guerra in Libano e forse più condivisibile
sul piano tecnico rispetto a ipotesi che invece fanno riferimento
all’uso generalizzato per scopi offensivi di munizionamento
al fosforo bianco.
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