Le ferite di Gaza e le nuove armi - 22/02/09
(4284 _READS) 
di Dr.
Ghassan Abu Sittah
e Dr. Swee Ang
– «The Lancet»*
Il dottor Ghassan Abu
Sittah ed il dottor Swee Ang, due chirurghi inglesi, sono riusciti a
raggiungere Gaza durante l’invasione israeliana. In questo
articolo descrivono le loro esperienze, condividono le loro opinioni e
ne traggono le inevitabili conseguenze: la popolazione di Gaza
è estremamente vulnerabile e totalmente inerme davanti ad un
eventuale attacco israeliano.
Le ferite di Gaza sono profonde e stratificate. Intendiamo parlare del
massacro di Khan Younis del 1956, in cui 5mila persone persero la vita?
Oppure dell’esecuzione di 35mila prigionieri di guerra da
parte dell’esercito israeliano nel 1967? E la prima Intifada,
in cui alla disobbedienza civile di un popolo sotto occupazione si
rispose con un incredibile numero di feriti e centinaia di morti? Ancor
di più, non possiamo non tener conto dei 5.420 feriti nel
sud di Gaza durante le ostilità del 2000. Ma, nonostante
tutto ciò, in questo articolo ci occuperemo esclusivamente
dell’invasione che ha avuto luogo dal 27 dicembre 2008 al 18
gennaio 2009.
Si stima che, in quei 23 giorni, siano state riversate sulla Striscia
di Gaza un milione e mezzo di tonnellate di esplosivo. Per dare
un’idea approssimativa di ciò di cui si sta
parlando, è bene specificare che il territorio in questione
copre una superficie di 360 kilometri quadrati ed è la casa
di 1,5 milioni di persone: è l’area più
densamente popolata del mondo. Prima dell’invasione,
è stata affamata per 50 giorni da un embargo commerciale ma,
in realtà, fin dall’elezione
dell’attuale governo è stata posta sotto vincoli
commerciali. Negli anni, l’embargo è stato
parziale o totale, ma mai assente.
L’occupazione si è aperta con 250 vittime in un
solo giorno. Ogni questura è stata bombardata, causando
ingenti perdite tra le forze dell’ordine. Dopo aver spazzato
via la polizia, l’esercito israeliano si è
dedicato ai bersagli non governativi. Gli elicotteri Apache e gli F16
hanno fatto piovere morte dal cielo, mentre i cannoni della marina
militare hanno condotto un attacco dal mare e l’artiglieria
si è occupata della terra. Molte scuole sono state ridotte
in macerie, tra cui l’American School of Gaza, 40 moschee,
alcuni ospedali, vari edifici dell’ONU ed ovviamente 21mila
case, di cui 4mila sono state rase al suolo. Circa 100mila persone sono
divenute improvvisamente senzatetto.
Le armi israeliane
Gli armamenti impiegati, oltre
alle bombe e agli esplosivi ad alto
potenziale convenzionali, includono anche tipologie non convenzionali.
Ne sono state identificate almeno quattro categorie:
Proiettili e bombe al
fosforo
I testimoni oculari affermano che alcune bombe esplodevano in quota,
rilasciando un ampio ventaglio di micro-ordigni al fosforo che si
distribuivano su un’ampia superficie. Durante
l’invasione via terra, i carri armati erano usi sfondare le
mura delle case con proiettili ordinari per poi far fuoco al loro
interno con proiettili al fosforo. Questo metodo permette di scatenare
terribili incendi all’interno delle strutture, ed un gran
numero di corpi carbonizzati è stato rinvenuto ricoperto da
particelle di fosforo incandescente. Un preoccupante interrogativo
è posto dal fatto che i residui rinvenuti paiono amalgamati
ad un agente stabilizzante speciale, che gli conferisce la
capacità di non bruciare completamente, fino
all’estinzione. I residui di fosforo ancora coprono le
campagne, i campi da gioco e gli appartamenti. Si riaccendono quando i
bambini curiosi li raccolgono, oppure producono fumi tossici quando i
contadini annaffiano le loro terre contaminate. Una famiglia, ritornata
al suo orto dopo le ostilità, ha irrigato il terreno ed
è stata inglobata da una coltre di fumo sprigionata dal
suolo. La semplice inalazione ha prodotto epistassi. Questi residui di
fosforo trattato con stabilizzante sono, in un certo senso, un analogo
delle mine antiuomo. A causa di questa costante minaccia, la
popolazione (specialmente quella infantile) ha difficoltà a
tornare ad una vita normale.
Dagli ospedali, i chirurghi raccontano di casi in cui, dopo una
laparotomia primaria per curare ferite relativamente piccole e poco
contaminate, un secondo intervento ha rivelato aree crescenti di
necrosi dopo un periodo di 3 giorni. In seguito, la salute generale del
paziente si deteriora ed, entro 10 giorni, necessitano un terzo
intervento, che mette in luce una massiccia necrosi del fegato. Questo
fenomeno è, a volte, accompagnato da emorragie diffuse,
collasso renale, infarto e morte. Sebbene l’acidosi, la
necrosi del fegato e l’arresto cardiaco improvviso (dovuto
all’ipocalcemia) siano tipiche complicazioni nelle vittime di
fosforo bianco, non è possibile attribuirle alla sola opera
di questo agente.
È necessario analizzare ed identificare la vera natura di
questo fosforo modificato ed i suoi effetti a lungo termine sulla
popolazione di Gaza. È anche urgente la raccolta e lo
smaltimento dei residui di fosforo sulla superficie
dell’intera regione. Queste sostanze emettono fumi tossici a
contatto con l’acqua: alla prima pioggia potrebbero
avvelenare tutta la Striscia. I bambini dovrebbero imparare a
riconoscere ed evitare questi residui pericolosi.
Bombe pesanti
L’uso di bombe DIME (esplosivi a materiale denso inerte)
risulta evidente, anche se non è stato determinato con
chiarezza se sia stato impiegato uranio impoverito nelle aree
meridionali. Nelle zone urbane, i pazienti sopravvissuti mostrano
amputazioni dovute a DIME. Queste ferite sono facilmente riconoscibili
perché i moncherini non sanguinano ed il taglio è
netto, a ghigliottina. I bossoli e gli shrapnel delle DIME sono
estremamente pesanti.
Bombe ad implosione
Tra le armi usate, ci sono anche i bunker-buster e le bombe ad
implosione. Ci sono casi, come quello del Science & Technology
Building o dell’università islamica di Gaza, in
cui un palazzo ad otto piani è stato ridotto ad un mucchio
di detriti non più alto di un metro e mezzo.
Bombe silenziose
La popolazione di Gaza ha descritto un nuovo tipo di arma dagli effetti
devastanti. Arriva sotto forma di proiettile silenzioso, o al massimo
preceduto da un fischio, e vaporizza tutto ciò che si trova
in aree estese senza lasciare tracce consistenti. Non sappiamo come
categorizzare questa tecnologia, ma si può ipotizzare che
sia una nuova arma a particelle in fare di sperimentazione.
Esecuzioni
I sopravvissuti raccontano di tank israeliani che, dopo essersi fermati
davanti agli appartamenti, intimavano ai residenti di uscirne. Di
solito, i primi ad obbedire erano i bambini, gli anziani e le donne.
Che, altrettanto prontamente, venivano messi in fila e fucilati sul
posto. Decine di famiglie sono state smembrate in questo modo. Nello
scorso mese, l’assassinio deliberato di bambini e donne
disarmate è stato anche confermato da attivisti per i
diritti umani.
Eliminazione di ambulanze
Almeno 13 ambulanze sono state vittima di sparatorie. Gli autisti e gli
infermieri sono stati sparati mentre recuperavano ed evacuavano i
feriti.
Bombe a grappolo
Le prime vittime delle bombe a grappolo sono state ricoverate
all’ospedale Abu Yusef Najjar. Più della
metà dei tunnel di Gaza sono stati distrutti, rendendo
inutilizzabile gran parte delle infrastrutture atte alla circolazione
dei beni primari. Al contrario di ciò che si pensa, questi
tunnel non sono depositi per armi (anche se potrebbero essere stati
usati per trafugare armi leggere), ma per carburante ed alimenti. Lo
scavo di nuovi tunnel, che ora occupa un buon numero di palestinesi, ha
talvolta innescato bombe a grappolo presenti sul suolo. Questo tipo di
ordigni è stato usato al confine di Rafah e già
cinque ustionati gravi sono stati portati all’ospedale dopo
l’esplosione di queste trappole.
Conteggio dei morti
Al 25 gennaio 2009, la stima dei morti è arrivata a 1.350.
Il numero è in continua ascesa a causa della mole di feriti
gravi che continuano a morire negli ospedali. Il 60% dei morti
è costituito da bambini.
Feriti gravi
Il numero dei feriti gravi è di 5.450, con un 40% di
bambini. Si tratta in massima parte di pazienti ustionati o
politraumatici. Coloro che hanno subito fratture ad un solo arto e
coloro che, pur avendo riportato lesioni sono ancora in grado di
camminare, non sono stati inclusi in questo conteggio.
Nelle nostre discussioni con infermiere e dottori, le parole
“olocausto” e “catastrofe” sono
state spesso menzionate. Lo staff medico al completo porta i segni del
trauma psicologico dovuto al lavoro frenetico dell’ultimo
mese, passato a fronteggiare le masse che hanno affollato le camere
mortuarie e le sale operatorie. Molti dei pazienti sono deceduti nel
Reparto Incidenti ed Emergenza, ancor prima della diagnosi. In un
ospedale distrettuale, il chirurgo ortopedico ha portato a termine 13
fissazioni esterne in meno di un giorno.
Si stima che, tra i feriti gravi, 1.600 sono destinati a rimanere
disabili a vita. Tra questi, molti hanno subito amputazioni, ferite
alla colonna vertebrale, ferite alla testa, ustioni estese con
contratture sfiguranti.
Fattori speciali
Durante l’invasione, il numero dei morti e dei feriti
è stato particolarmente alto a causa dei seguenti motivi:
* Nessuna via di fuga: Gaza è stata sigillata dalle truppe
israeliane, che hanno impedito a chiunque di fuggire dai bombardamenti
e dall’invasione terrestre. Semplicemente, non
c’era alcuna via di fuga. Anche all’interno dei
confini di Gaza gli spostamenti dal nord al sud sono stati resi
impossibili dai tank israeliani, che hanno tagliato ogni via di
comunicazione. Al contrario della guerra in Libano dell’82 e
del ‘06, in cui la popolazione poteva spostarsi dalle aree di
bombardamento massiccio a quelle di relativa sicurezza, un opzione di
questo tipo era preclusa a Gaza.
* La densità della popolazione di Gaza è
eccezionale. E’ inquietante notare che le bombe impiegate
dall’esercito israeliano sono “ad alta
precisione”. Il loro tasso di successo, nel centrare palazzi
affollati, è del 100%. Altri esempi? Il mercato centrale, le
stazioni di polizia, le scuole, gli edifici dell’ONU (in cui
gli abitanti erano confluiti per sfuggire ai bombardamenti), le moschee
(di cui 40 sono state rase al suolo) e le case delle famiglie, convinte
di essere al sicuro perché tra loro non si annidavano
combattenti. Nei condomini, una sola bomba a implosione è
sufficiente a sterminare decine di famiglie. Questa tendenza a prendere
di mira i civili ci fa sospettare che gli obiettivi militari siano
considerati bersagli collaterali, mentre l’obiettivo primario
sia la popolazione.
* La quantità e la qualità delle munizioni sopra
descritte ed il modo in cui sono state impiegate.
* La mancanza di difese che Gaza ha dimostrato nei confronti delle
moderne armi israeliane. La regione non ha tank, aeroplani da guerra,
nessun sistema antiaereo da schierare contro l’esercito
invasore. Siamo stati testimoni in prima persona di uno scambio di
pallottole tra un tank israeliano e gli AK47 palestinesi. Le forze in
campo erano, per usare un eufemismo, impari.
L’assenza di rifugi antibomba funzionali a disposizione della
popolazione civile. Sfortunatamente, anche se ci fossero non avrebbero
alcuna chance contro i bunker-buster israeliani.
Conclusione
Se si prendono in considerazione i seguenti punti, è ovvio
che un’ulteriore invasione di Gaza provocherebbe danni
catastrofici. La popolazione è vulnerabile ed inerme. Se la
Comunità Internazionale intende evitare ferimenti ed
uccisioni di massa nel prossimo futuro, dovrà sviluppare una
qualche forza di difesa per Gaza. Se ciò non
accadrà, i civili continueranno a morire.
Articolo originale:
The wounds of Gaza,
«The Lancet - Global Health Network», 2 febbraio
2009.
Traduzione di Massimo Spiga per
Megachip.
* «The Lancet»
è la rivista medica più autorevole del mondo.
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