Cronache bizantine - Io, desaparecido dai sondaggi - 10/03/09
(2310 letture) 
di Ennio
Remondino - da Dnews
Beati voi italiani che sapete cosa accade attorno, a partire dalla
grave crisi economica mondiale.
Io, in Turchia, mi devo accontentare delle cifre sulla caduta della
produzione industriale, sull’aumento della disoccupazione, e
sull’export turco che traballa. Da queste parti, insomma, le
cose vanno abbastanza male.
Non come da voi, in Italia, che a giorni alterni almeno, uno piglia
respiro.
Se Tremonti dice che il 2009 sarà peggio del 2008 uno si
deprime. Per fortuna, il giorno dopo senti Berlusconi che rassicura,
“La crisi non sarà tragica”. Prima di
“tragica”, nella scaletta delle catastrofi, cosa
viene? Crisi gravina, grave, gravissima?
A caccia di sinonimi trovo: “stallo, recessione, congiuntura,
depressione, crollo, decadenza, disfacimento”. Altro dubbio:
chi stabilisce la classifica personale di cosa è grave o di
cosa è tragico? Perdere quei tre risparmi in azioni che, in
nome della modernità e dell’ottimismo mi ero messo
da parte, per me è grave. Perdere il 30-40 per cento della
pubblicità su Mediaset sicuramente è grave anche
per Berlusconi. La differenza relativa sta nei numeri: per me il
“Grave” parte da 20 mila, per lui da 20 miliardi.
Perdere il posto di lavoro è certamente tragico, ma anche
questo non è eguale. La cassa integrazione è la
disperazione, la non cassa integrazione del precario è
semplicemente la fame.
Non siamo alla tragedia, dite voi in Italia, e io ci credo.
Non sarà tragedia, ma allora somiglia molto ad una farsa. A
cominciare dai giornali.
“Venerdì nero”, titolano,
“Giovedì nero”, e via col nero
borsistico (che vuol dire profondo rosso nei bilanci) per tutti i
giorni della settimana.
Per fortuna le borse chiudono il sabato e la domenica, giorni in cui
possiamo aspettarci soltanto eventuali calamità
atmosferiche. I giornali e “la notizia”, dopo 35
anni di giornalismo, sono un altro mio cruccio. Giornali italiani,
ovviamente, visto che per quelli turchi mi limito alle fotografie.
Leggo e non capisco.
La crisi “non tragica” pare proprio ci sia. Nel
mondo il quesito attorno cui si discute è banalmente
“cosa fare per uscirne”. In Italia, nel nome
dell’Auditel di ruffianeria politica, sui telegiornali si
litiga sulla quota di ottimismo o di realismo che servono al Paese. Se
sei ottimista appartieni, di diritto, al Popolo delle
Libertà. Se sei soltanto preoccupato sei un centrista
indeciso e strabico. Se sei pessimista, sei irrimediabilmente di
sinistra e quindi destinato a perdere.
A proposito di sinistra, un altro cruccio personale che non riesco a
risolvere attraverso la lettura dei vostri giornali. Alcune cosucce le
so. Veltroni s’è dimesso da segretario del Pd dopo
la batosta in Sardegna, Franceschini lo sostituisce, ma soltanto sino
al congresso d’autunno. La sinistra rimasta fuori del
Parlamento italiano si spezza in due per aumentare le
possibilità di escludersi anche da quello di Strasburgo.
Ilvo Diamanti lancia una sorta di “Chi l’ha
visto” alla ricerca di quasi 3 milioni di elettori
genericamente di sinistra che sembrano evaporati anche dai sondaggi.
Non è che siamo migrati tutti all’estero, in fuga
dai Gattopardi di ieri e di oggi?
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