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Perché raccogliere dati sull’informazione? Una tecnica che inchioda i media alla realtà - 14/03/09

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mediadi www.BayesFor.eu

Eventi reali quali un incendio, uno stupro o un cambio al vertice nella segreteria di un partito trovano il loro eco sui mezzi di informazione. Articoli, interviste, servizi speciali alla tv e tante immagini soddisfano il nostro bisogno di sapere cosa succede fuori nel mondo. Il dubbio che questo meccanismo sia affetto da condizionamenti esterni è tuttavia molto forte ed è ormai da molti anni che in Italia si dibatte sul ruolo dei mass-media sulla politica e in particolare sul meccanismo dei consensi.




Forse esiste un complotto. C’è chi crede che il complotto esista, e forse c’è anche chi crede, forte di un narcisismo che non manca all’italica natura, di governarlo.

Vi proponiamo una diversa lettura.

Forse quello a cui assistiamo sono gli effetti di un equilibrio tra informazione e intrattenimento. Le tv parlano di quello che noi vogliamo sentire, i nostri desideri e paure rincorrono quello che ci viene detto e i mezzi di informazione rimettono in circolo le nostre reazioni emotive, amplificate.

Le ragioni ultime di questo meccanismo sono antropologiche più che politiche. Riguardano l’uomo come animale politico e sociale più che la regia di qualche magnate dell’informazione. I media accorciano le distanze non solo tra chi è oggetto dell’informazione e chi la fruisce, ma avvicinano tutti noi uomini e donne in uno spazio che è una rappresentazione semplificata della realtà.

L’equilibrio tra informazione e intrattenimento è tuttavia instabile. Come la dinamica di popolazione dei lemming, oscilla tra variabili risorse e predatori. Eventi che oggi non hanno seguito, domani sono degni delle prime pagine di prestigiosi giornali. È il baraccone mediatico che cavalca le onde dell’emotività condivisa. Il senso comune, è stato barattato per il comune sentire.

Internet cambierà tutto questo, forse l’ha già cambiato e noi non ce siamo accorti. Non è merito di Facebook, è merito della memoria fisica di milioni di server che intrappolano gli eventi nei lori dischi fissi. E che ne rendono fruibile l’archivio storico. Le parole sono i mattoni con cui costruiamo i nostri pensieri. Ma mentre i pensieri non sono riducibili alle loro componenti, le parole scritte sono quantificabili e misurabili.

Perché c’è bisogno di quantificare l’informazione? Lo spazio della comunicazione è e rimarrà verbale. Tuttavia la trasposizione numerica degli eventi non è che il primo passaggio di una procedura il cui scopo è filtrarne l’emotività. La serie storica di come una parola è utilizzata dai media, ci restituisce un dato oggettivo che è pronto a essere riammesso nella soggettività del nostro sentire. Ma ogni punto di quella serie inchioda gli eventi e le persone che li hanno generati alla loro storia e quindi alle loro responsabilità. I numeri tornano a essere parole, e il dialogo scevro dall’emozione può essere in fine civile.

Questo è l’ambizioso scopo della nostra associazione dal nome strano BayesFor.

Vi presentiamo un’immagine emblematica proveniente dai 30 siti di informazione più visitati del nostro paese (quotidiani, blog, agenzie stampa…). Il grafico riporta il numero di volte che la parola “stuprata” è stata utilizzata negli ultimi 2 mesi e precisamente dalla fine di Dicembre alla fine di Febbraio. Ci sembra verosimile che il numero di violenze sulle donne sia purtroppo abbastanza regolare nel corso del tempo [1], ciò nonostante si nota un incredibile discontinuità nelle tre settimane che vanno dalla fine di Gennaio alla seconda settimana di Febbraio. In queste settimane la parola compare con una frequenza molto elevata. Il 20 Febbraio viene approvato il così detto “decreto anti-stupri”, la parola stuprata scompare dai media. 

grafico

Ci sono alcuni commenti che ci appaiono rilevanti.

Abbiamo scelto la parola “stuprata” e non la parola “stupro” o “stupri” in quanto è la parola che più strettamente può essere riferibile ad un fatto preciso. Se avessimo usato la parola “stupro” la frequenza delle volte che la parola è stata usata nel dibattito sarebbe stata indistinguibile dalle volte che invece i giornali usavano la parola per riferire di un evento. Al contrario la parola “stuprata” è difficilmente utilizzata per discutere di una legge che riguarda le pene per gli stupratori e non chi la violenza l’ha subita.

Il secondo punto interessante riguarda la frequenza della parola nei periodi precedenti a fine 2008. Il software sviluppato da BayesFor infatti non legge tutte le parole che compaiono sui siti internet ma conta solo le parole che sono comparse più di 4 volte, in un giorno, in almeno un sito di informazione. Il fatto che nel database la parola compaia per la prima volta il 26 Dicembre (15 occorrenze) ci dice che fino a quel momento in nessun giorno era comparsa in un sito monitorato più di 5 volte, e avendo iniziato il software a funzionare nel dicembre del 2007, questo ci da un’idea della relativa bassa frequenza della parola in tutto il 2008.

Infine riportiamo quanto detto dal Presidente del Consiglio in conferenza stampa il giorno 20 Febbraio dopo l’approvazione del così detto “pacchetto sicurezza”, ovvero che le misure urgenti adottate «andavano incontro ad un allarme sociale che si è diffuso nel paese, malgrado nel 2008 ci sia stata una diminuzione delle violenze sessuali rispetto agli anni precedenti, anche nel territorio di Roma» [2].


[1] In realtà esiste qualche evidenza di un aumento dei casi di violenza sessuale nel periodo estivo come dimostrato dallo studio di Michael  e Zumpe dal titolo  “Sexual violence in the United States and the role of season” pubblicato alcuni anni fa nell’American Journal of Psychiatry.
[2] www.governoberlusconi.it
  

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