Perché raccogliere dati sull’informazione? Una tecnica che inchioda i media alla realtà - 14/03/09
(2441 _READS) 
di
www.BayesFor.eu
Eventi reali quali un incendio, uno stupro o un cambio al vertice nella
segreteria di un partito trovano il loro eco sui mezzi di informazione.
Articoli, interviste, servizi speciali alla tv e tante immagini
soddisfano il nostro bisogno di sapere cosa succede fuori nel mondo. Il
dubbio che questo meccanismo sia affetto da condizionamenti esterni
è tuttavia molto forte ed è ormai da molti anni
che in Italia si dibatte sul ruolo dei mass-media sulla politica e in
particolare sul meccanismo dei consensi.
Forse esiste un complotto. C’è chi crede che il
complotto esista, e forse c’è anche chi crede,
forte di un narcisismo che non manca all’italica natura, di
governarlo.
Vi proponiamo una diversa lettura.
Forse quello a cui assistiamo sono gli effetti di un equilibrio tra
informazione e intrattenimento. Le tv parlano di quello che noi
vogliamo sentire, i nostri desideri e paure rincorrono quello che ci
viene detto e i mezzi di informazione rimettono in circolo le nostre
reazioni emotive, amplificate.
Le ragioni ultime di questo meccanismo sono antropologiche
più che politiche. Riguardano l’uomo come animale
politico e sociale più che la regia di qualche magnate
dell’informazione. I media accorciano le distanze non solo
tra chi è oggetto dell’informazione e chi la
fruisce, ma avvicinano tutti noi uomini e donne in uno spazio che
è una rappresentazione semplificata della realtà.
L’equilibrio tra informazione e intrattenimento è
tuttavia instabile. Come la dinamica di popolazione dei lemming,
oscilla tra variabili risorse e predatori. Eventi che oggi non hanno
seguito, domani sono degni delle prime pagine di prestigiosi giornali.
È il baraccone mediatico che cavalca le onde
dell’emotività condivisa. Il senso comune,
è stato barattato per il comune sentire.
Internet cambierà tutto questo, forse l’ha
già cambiato e noi non ce siamo accorti. Non è
merito di Facebook, è merito della memoria fisica di milioni
di server che intrappolano gli eventi nei lori dischi fissi. E che ne
rendono fruibile l’archivio storico. Le parole sono i mattoni
con cui costruiamo i nostri pensieri. Ma mentre i pensieri non sono
riducibili alle loro componenti, le parole scritte sono quantificabili
e misurabili.
Perché c’è bisogno di quantificare
l’informazione? Lo spazio della comunicazione è e
rimarrà verbale. Tuttavia la trasposizione numerica degli
eventi non è che il primo passaggio di una procedura il cui
scopo è filtrarne l’emotività. La serie
storica di come una parola è utilizzata dai media, ci
restituisce un dato oggettivo che è pronto a essere
riammesso nella soggettività del nostro sentire. Ma ogni
punto di quella serie inchioda gli eventi e le persone che li hanno
generati alla loro storia e quindi alle loro responsabilità.
I numeri tornano a essere parole, e il dialogo scevro
dall’emozione può essere in fine civile.
Questo è l’ambizioso scopo della nostra
associazione dal nome strano BayesFor.
Vi presentiamo un’immagine emblematica proveniente dai 30
siti di informazione più visitati del nostro paese
(quotidiani, blog, agenzie stampa…). Il grafico riporta il
numero di volte che la parola “stuprata”
è stata utilizzata negli ultimi 2 mesi e precisamente dalla
fine di Dicembre alla fine di Febbraio. Ci sembra verosimile che il
numero di violenze sulle donne sia purtroppo abbastanza regolare nel
corso del tempo [1], ciò nonostante si nota un incredibile
discontinuità nelle tre settimane che vanno dalla fine di
Gennaio alla seconda settimana di Febbraio. In queste settimane la
parola compare con una frequenza molto elevata. Il 20 Febbraio viene
approvato il così detto “decreto
anti-stupri”, la parola stuprata scompare dai media.

Ci sono alcuni commenti che ci appaiono rilevanti.
Abbiamo scelto la parola “stuprata” e non la parola
“stupro” o “stupri” in quanto
è la parola che più strettamente può
essere riferibile ad un fatto preciso. Se avessimo usato la parola
“stupro” la frequenza delle volte che la parola
è stata usata nel dibattito sarebbe stata indistinguibile
dalle volte che invece i giornali usavano la parola per riferire di un
evento. Al contrario la parola “stuprata”
è difficilmente utilizzata per discutere di una legge che
riguarda le pene per gli stupratori e non chi la violenza
l’ha subita.
Il secondo punto interessante riguarda la frequenza della parola nei
periodi precedenti a fine 2008. Il software sviluppato da BayesFor
infatti non legge tutte le parole che compaiono sui siti internet ma
conta solo le parole che sono comparse più di 4 volte, in un
giorno, in almeno un sito di informazione. Il fatto che nel database la
parola compaia per la prima volta il 26 Dicembre (15 occorrenze) ci
dice che fino a quel momento in nessun giorno era comparsa in un sito
monitorato più di 5 volte, e avendo iniziato il software a
funzionare nel dicembre del 2007, questo ci da un’idea della
relativa bassa frequenza della parola in tutto il 2008.
Infine riportiamo quanto detto dal Presidente del Consiglio in
conferenza stampa il giorno 20 Febbraio dopo l’approvazione
del così detto “pacchetto sicurezza”,
ovvero che le misure urgenti adottate «andavano incontro ad
un allarme sociale che si è diffuso nel paese, malgrado nel
2008 ci sia stata una diminuzione delle violenze sessuali rispetto agli
anni precedenti, anche nel territorio di Roma» [2].
[1] In realtà esiste qualche evidenza di un aumento dei casi
di violenza sessuale nel periodo estivo come dimostrato dallo studio di
Michael e Zumpe dal titolo “Sexual
violence in the United States and the role of season”
pubblicato alcuni anni fa nell’American Journal of Psychiatry.
[2] www.governoberlusconi.it
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