Da Copenhagen a Copenhagen: decisioni epocali sul clima - 15/03/09
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dal nostro inviato Dafni Ruscetta -
Megachip
Il Congresso sui cambiamenti climatici di Copenhagen si è
concluso. Possiamo dire che la Copenaghen scientifica prepara la
Copenaghen politica. Dalla Conferenza delle Nazioni Unite sui
Cambiamenti Climatici – che sarà nuovamente
ospitata dalla capitale danese e che seguirà il vertice G8
di luglio a la Maddalena – dovrebbero scaturire decisioni
epocali sulle politiche e sulle strategie in materia ambientale per i
prossimi anni a livello planetario.
Il meeting degli scienziati si è intanto concluso alla
presenza del primo ministro danese Anders Fogh Rasmussen. Fra le
speranze degli oltre 2.500 delegati provenienti da più di 80
Paesi, il comitato scientifico – presieduto dalla Prof.
Katherine Richardson dell’Università di Copenhagen
- ha consegnato al premier una sintesi dei messaggi che saranno oggetto
di un report in pubblicazione a giugno. Tale relazione farà
parte del corpus di conoscenze e suggerimenti che il mondo scientifico
tenterà di tradurre per orientare le scelte dei leader
politici mondiali in occasione del COP-15 di dicembre.
I punti oggetto della sintesi consegnata a Rasmussen riguardano alcuni
assi strategici e, precisamente:
- I trend climatici. Recenti osservazioni hanno confermato che gli
scenari più pessimisti ipotizzati dall’IPCC
(Intergovernmental Panel on Climate Change) si stanno realizzando. Il
sistema climatico sta andando ben oltre i modelli della
variabilità naturale, all’interno dei quali la
nostra società e la nostra economia si sono sviluppate.
Questi modelli comprendono la temperatura globale media della
superficie terrestre, l’innalzamento del livello dei mari, le
dinamiche di spostamento degli oceani e dei ghiacci, il processo di
acidificazione degli oceani ed eventi climatici estremi. Ci sono forti
rischi che molti di questi trend possano ulteriormente accelerare,
conducendo a bruschi e irreversibili cambiamenti climatici.
- Spaccature a livello sociale.. Alcune società sono fortemente
esposte, persino a modesti cambiamenti climatici, specie quando si
parla di Paesi poveri e comunità particolarmente a rischio.
Un aumento delle temperature al di sopra dei 2 gradi centigradi
potrebbe essere particolarmente difficile da affrontare da parte di
molte società.
- Strategie di lungo termine.. Una rapida, effettiva e consistente
mitigazione basata su azioni globali coordinate è necessaria
al fine di evitare ulteriori e imprudenti cambiamenti climatici. Per
questo, anche durante la sessione conclusiva del Congresso, il panel di
esperti e scienziati ha insistito nel ricordare al primo ministro
danese la necessità di porsi dei target molto elevati.
Ritardi nell’azione di mitigazione o dei target troppo bassi
nelle decisioni politiche condurrebbero a costi socio-economici di
lungo termine molto elevati.
- Equity dimension. . Il cambiamento climatico sta avendo – e
continuerà ad avere – effetti molto pesanti sulle
popolazioni all’interno dei diversi Paesi e Regioni, sia per
quanto riguarda le attuali generazioni che per quelle future,
nonché sulla società umana in generale e sul
mondo naturale. Una rete di sicurezza effettiva
sull’adattamento, sostenuta adeguatamente anche a livello
finanziario, è necessaria per quelle popolazioni che
presentano minori capacità di affrontare l’impatto
dei cambiamenti climatici. Inoltre una comune, ma differenziata,
strategia per proteggere le popolazioni più povere e
vulnerabili appare altrettanto indispensabile.
- La non azione è ingiustificabile.. Non esistono alibi per non
agire. Siamo già in possesso degli strumenti e degli
approcci per lottare contro il cambiamento climatico a livello globale,
che hanno bisogno solo di essere messi in pratica. Molti benefici
potranno derivare da uno sforzo congiunto nel modificare le attuali
politiche energetiche, ivi compresi la crescita dei posti di lavoro
dallo sfruttamento di energie rinnovabili, la riduzione dei costi dei
cambiamenti climatici sia a livello economico che a livello di salute
umana.
- Cogliere la sfida.. Prima di accettare la sfida al cambiamento climatico
dovremmo superare un certo numero di vincoli e costrizioni e cogliere
le grandi opportunità che si presentano. Tra queste
ricordiamo la riduzione dell’inerzia all’interno
dei vari sistemi socio-economici, la costruzione di
un’opinione pubblica a favore di azioni pubbliche per
attenuare i rischi del cambiamento climatico, lo spostamento verso
leadership innovative a livello governativo, nel settore privato e
nella società civile, nonché forme di sostegno
per la società nella transizione verso norme e pratiche che
incoraggino la sostenibilità.
Pertanto la Conferenza delle Nazioni Unite di dicembre si preannuncia
come un evento epocale nella storia della lotta ai cambiamenti
climatici. E non solo per gli impegni presi ieri dal premier Rasmussen
nei confronti della comunità scientifica. La consapevolezza
della necessità di un intervento immediato è
ormai diffusa tra i leader politici di gran parte dei Paesi
occidentali, soprattutto nella nuova dirigenza politica americana, che
ha già manifestato la propria tendenza a collaborare
attivamente in questo senso.
Restano, tuttavia, ancora alcune
incognite: la prima è legata ad alcuni Paesi
“emergenti” tra cui la Cina e l’India,
anche se il governo di Pechino sembra aver accettato l’idea
di uno sviluppo più “sostenibile”.
L’altra riguarda la crisi finanziaria ed economica globale:
se in alcuni Paesi, anche tra quelli del G8, prevarrà la
logica egoistica delle lobby i rischi del fallimento sono reali. Il
prossimo appuntamento di La Maddalena saprà darci qualche
utile indicazione in merito.
Un ultimo importante elemento non andrebbe sottovalutato durante
prossimi incontri: quali fattori culturali andrebbero considerati per
abituare le persone a un netto cambiamento negli stili di vita?
E ancora: saranno stili di vita imposti oppure condivisi?
Il sito della Conferenza:
http://climatecongress.ku.dk
I video della sessione di chiusura:
[QUI]
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