Il miracolo di Maria Stella - 21/03/2009
(3465 _READS) 
di
Fiorella Farinelli
- da sbilanciamoci.info
Voleva tornare alla scuola con il maestro unico e le lezioni solo al
mattino, invece ha rilanciato le domande al tempo pieno. Che adesso
sfonda anche al Sud: più 35%. Per accontentare davvero la
libera scelta delle famiglie, servirebbero 10.000 insegnanti in
più. Con tanti saluti ai risparmi di Tremonti
Pensava sicuramente alle scuole primarie del Nord, Maria Stella
Gelmini, quando per mesi si è sbracciata a ripetere che il
tempo pieno non era in discussione e che, anzi, dai tagli sarebbero
probabilmente derivati nuovi margini per ampliarlo. Anche
lì, certo, anche a Brescia e a Bergamo devono arrivare le
forbici che tagliano ogni spazio di flessibilità (e anche
lì , certo, deve sfolgorare il nuovo sole del
“maestro unico”), ma neppure Tremonti
può permettersi di liquidare in quattro e
quattr’otto il modello vincente, quello attorno a cui girano
gli equilibri di vita delle tante mamme che lavorano. A Milano
è a tempo pieno il 95% delle classi, e siamo ben sopra
l’80% in tutta la Lombardia, in Piemonte, in Emilia Romagna,
in parti della Toscana. Perfino a Roma, la città dove per
decenni sono stati i tempi dei ministeri a condizionare quelli della
scuola di base, le classi a tempo pieno sono ormai più del
53%. Tutt’altra storia, invece, nelle regioni dove il modello
più diffuso è stato quello a 30 ore settimanali
(due pomeriggi coperti): é da lì, dalla
soppressione di quello "scandaloso spreco" fatto di tre insegnanti ogni
due classi che doveva arrivare il grosso dei risparmi pretesi dal
ministero dell’economia. Da Palermo, da Catania, da Napoli,
da Bari, e dai tanti luoghi del Mezzogiorno dove le donne che hanno
un’occupazione stabile sono assai meno che nel Centro-Nord e
dove il tempo pieno ha avuto sempre vita più grama. Non
perché non sarebbe prezioso, e forse più che in
altre aree del paese, ma perché i Comuni non hanno mai fatto
davvero quello che dovevano; e anche perché a tanti
insegnanti in fondo è sempre andata meglio così.
Avanti tutta, dunque, con i modellini succinti delle 24 e delle 27 ore
settimanali, ottimi per le mamme benestanti e iperprotettive, perfetti
per le famiglie che adorano i quattro canonici pomeriggi settimanali
dedicati a scherma, piscina, danza, e quant’altro, eccellenti
per chi apprezza e capisce le magnifiche sorti e progressive di una
maestra davvero unica. E naturalmente rassicuranti anche per quei tanti
enti locali che tutto hanno in mente tranne che dedicare risorse e
impegno ad adeguare edifici e locali scolastici, organizzare refezioni,
assicurare trasporti.
Dev’esserci stata
qualche settimana, forse un paio di mesi, in cui Gelmini la
“determinatissima” – come la chiama il
suo mentore Berlusconi – deve davvero avere pensato di
poterla fare franca. Nonostante un movimento che ha tenuto botta per
tanto tempo, e nonostante la contrarietà di parte
consistente dell’opinione pubblica. Nonostante
l’alleanza, in moltissime realtà, tra insegnanti e
genitori. Nonostante le reazioni freddine che si sono più
volte manifestate anche dalle parti della maggioranza. Proteste e
contrarietà di fronte alle quali il ministro se
l'è inizialmente cavata dando alle famiglie la
libertà di scelta tra i diversi orari nella scuola primaria.
Salvo poi scrivere previsioni degli organici per le nuove prime classi
che hanno al centro un solo modello orario: quello delle 27 ore,
l’unico che consente i risparmi previsti dal governo,
soprattutto dopo il rinvio al 2010-2011 di quelli che dovrebbero
derivare dal riordino della scuola secondaria superiore. Ma le cose
sono andate in modo molto diverso. Se l’ultimo comunicato
stampa del ministero, ai primi di marzo, parlava ancora di un
“lieve aumento “ delle domande di tempo pieno, due
settimane dopo i numeri delle iscrizioni sono lì, a spiegare
impietosamente che l’operazione non è andata come
si sperava a viale Trastevere. E a dire che, se la si vuole confermare,
avrà sicuramente costi pesanti in termini di consenso.
Perché i modelli a 24 e a 27 ore non sono stati affatto
gettonati e sono stati anzi richiesti da non più del 10%
delle famiglie. Perché in sei casi su dieci, i genitori
hanno chiesto le 30 ore con due pomeriggi coperti la settimana. E
sopratutto perché la domanda di tempo pieno è
cresciuta strepitosamente in tutto il paese (10,6% nel Nord, 7,8% nel
Centro) e in particolare in quel Mezzogiorno (35%) che avrebbe invece
dovuto, secondo le previsioni, assicurare il massimo contributo alla
logica dei tagli. Fatti due conti, si parla di 3.200 classi e di circa
10.000 insegnanti in più.
Che cosa è successo ? Richiami e indiscrezioni fanno capire
che Gelmini è furibonda con i dirigenti scolastici, a cui
rimprovera neppure troppo implicitamente di non avere sostenuto
abbastanza le decisioni del governo, di essere stati infidi e sleali.
Ed è verosimile che una parte di loro possa avere
direttamente o indirettamente consigliato le famiglie a chiedere il
massimo per non perdere tutto. Ma è anche probabile che
proprio il modo con cui sono state prese le decisioni, così
arrogante, così ideologico, così incapace di
mettersi in sintonia con gli insegnanti, l’opinione pubblica,
le esigenze concrete, i problemi delle diverse aree territoriali abbia
spinto molte famiglie a riflettere, le abbia messe
sull’avviso. Che molte, insomma, abbiano capito che si sta
giocando una partita molto importante, anche al di là della
questione della scuola elementare e dei suoi modelli e tempi di
funzionamento. E che bisogna reagire, tentare di opporsi, farsi
sentire. Perché non pensare, inoltre, che abbiano potuto
pesare, in particolare nel Sud, anche le rassicurazioni del leader
più amato dagli italiani? Berlusconi ha promesso
più volte non solo che il tempo pieno non sarebbe stato
compromesso ma che poteva crescere addirittura del 50 o del 60 per
cento. E forse c’è chi, anche in questo come in
mille altre cose, si è fidato. E ha creduto che finalmente,
se era lui a dirlo, perfino le inerzie dei comuni e le resistenze degli
insegnanti potevano finalmente dissolversi.
Ma a sciogliersi come neve al sole potrebbe essere , tra qualche
settimana, qualche consenso. Quando, fatti e rifatti mille volte i
conti, molti capiranno che non è affatto vero –
come ancora in questi giorni ripete Gelmini – che questa
volta le famiglie hanno potuto scegliere liberamente il quadro orario
più adatto ai propri figli. Perché delle due
l‘una. O sull’onda delle libere scelte delle
famiglie Gelmini contraddice le pretese di Tremonti – e
questo francamente pare improbabile - o a molte famiglie
verrà negato quello che hanno chiesto.
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