El País: La crisi minaccia la libertà di stampa in Italia - 23/03/09
(2605 _READS) 
di
Miguel Mora
- «El País»
Il governo manovra per
piazzare uomini di fiducia in capo ai periodici prestigiosi
Il cataclisma finanziario, il calo della pubblicità,
l'adattamento all’universo digitale e i licenziamenti dei
giornalisti sono questioni che occupano tutti i giornali del mondo.
Molti esperti, e non pochi lettori, temono che il processo incida sulla
qualità della stampa. In Italia, forse il paese europeo,
assieme alla Russia, nel quale il controllo politico dei media
è meno discutibile, l’inquietudine è
duplice. Al duopolio televisivo, o piuttosto al monopolio tout court,
formato da Mediaset e RAI, potrebbe presto aggiungersi una sorta di
rivoluzione della stampa scritta.
Al fondo di questo movimento tellurico in incubazione risuona il solito
nome: Silvio Berlusconi, magnate dei media e primo ministro, il cui
nuovo obiettivo sono due testate milanesi molto prestigiose, il
«Corriere della Sera», il più grande
quotidiano italiano, e «Il Sole 24 Ore», il grande
quotidiano economico del paese.
«Questa volta, Berlusconi non
farà prigionieri, vuole controllare tutto e lo
farà», ha detto Giancarlo Santalmassi, giornalista
della RAI dal 1962 al 1999 e direttore di Radio24 fino a quando non
è stato epurato, l'autunno scorso, dopo essere stato
dichiarato nemico ufficiale da parte del governo del Cavaliere nel
2006. Enzo Marzo, giornalista veterano del Corriere, ha concordato
"pienamente" con Santalmassi. Giovedì, nel corso di un
dibattito sulla libertà di stampa tenutosi presso la sede
della Commissione europea a Roma, ha detto che la battaglia per la
direzione del quotidiano è già iniziata.
Il nucleo dirigente del gruppo RCS - editore di Unedisa in Spagna -
nonché proprietario del «Corriere», ha
spiegato Marzo, ha ritirato la sua fiducia al direttore del quotidiano,
Paolo Mieli, e tratta su due sostituti. Il primo è Carlo
Rossella, sponsorizzato da Berlusconi, e il secondo è
Roberto Napoletano, direttore de «Il Messaggero»,
che, ricorda Marzo, «divenne famoso nell’ultima
notte elettorale, perché fu immortalato da una telecamera
mentre patteggiava al telefono con il portavoce di Casini (leader della
democristiana UDC dei Democratici e genero dell’editore del
quotidiano) il titolo principale che doveva piazzare il giorno
dopo».
Rossella è il presidente di Medusa, la casa distributrice
cinematografica di Berlusconi, e ha ricevuto la benedizione de
«Il Giornale», il quotidiano della famiglia del
magnate, che ha ricordato che questi lo «ha in grande
simpatia, e lo ha già incaricato di dirigere le sue due
più importanti testate, «Panorama» e Tg5
[il telegiornale di Canale 5].»
All'interno di RCS, Rossella conta su altri sostegni significativi:
Diego Della Valle, proprietario di Tod's e della Fiorentina, e Luca
Cordero di Montezemolo, patron della Fiat e di Ferrari
nonché amministratore delegato de «La
Stampa».
Ma la parola di Berlusconi sarà decisiva, ragiona senza
nessun cenno di pudore il quotidiano di suo fratello,
perché, mentre la crisi strangola i giornali,
«l'intero sistema bancario dipende dal primo
ministro.»
Napoletano ha le sue carte: non spiace a Berlusconi ed è uno
dei pochi a parlare al telefono con Giulio Tremonti, ministro
dell'Economia e editorialista per «Il Messaggero».
Secondo «Il Giornale», il ministro «sa
che il peggio della crisi economica sta per arrivare» e la
sua idea è quella di collocare Napoletano a «Il
Sole» (proprietà, come Radio24, del padronato di
Confindustria) e dare al suo attuale direttore, Ferruccio De Bortoli,
il timone del «Corriere». Se non parlassimo
dell’Italia, tutto questo fermento risulterebbe inverosimile,
degno tutt’al più di una citazione in un pezzo di
gossip. Ma tutte le fonti concordano nel segnalare che si tratta di
"manovre serie e reali", il cui effetto produrrà "un
terremoto".
Il malcontento del governo nei confronti di un altro grande giornale,
«La Stampa» di Torino, di proprietà
Fiat, è lampante. Secondo gli ambienti berlusconiani, il suo
direttore, Giulio Anselmi, verrà tentato con una grande
poltrona: quella di presidente dell’agenzia Ansa. Se accetta,
verrà messo al suo posto un direttore meno ostile al
governo.
Mentre questo disegno politico prende corpo, i media italiani tengono
testa come possono alla tempesta. Il presidente di RCS, Piergaetano
Marchetti, che ha visto i profitti del gruppo abbassarsi nel 2008 a 38
milioni di euro rispetto ai 220 milioni del 2007, ha confermato che
stanno soffrendo «gravi e immediati tagli di
pubblicità.» E il suo amministratore delegato ha
annunciato che l’andamento del gruppo nei primi mesi
dell'anno obbligherà a «ridurre il
personale». «Dobbiamo agire sui costi e sui modelli
di business, in Italia e all'estero.»
Marco Benedetto, vicepresidente del Gruppo Espresso, prevede ugualmente
«chiusure e riallineamenti». In modo ironico,
Benedetto non è pessimista sul futuro del settore:
«Entro dieci anni sarà splendido.»
Articolo originale:
[QUI].
Traduzione per Megachip
a cura di Pino Cabras
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