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Scende il silenzio su Ceuta e Melilla

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Il trattamento riservato in queste ultime settimane agli immigranti africani clandestini, che tentavano di raggiungere dal Marocco dalle “ enclave ” spagnole di Ceuta e Melilla, ha prodotto solo mutismo da parte dei governi di appartenenza e scarse reazioni nei media locali.

Quattordici emigranti sono morti, alcuni uccisi dai proiettili, durante gli assalti collettivi alle “enclave”: secondo testimonianze concordanti, le autorità di Rabat hanno espulso nel cuore del deserto, provi di acqua e cibo, diverse centinaia di migranti, mentre altri sono stati oggetto di violenze, stupri e racket ad opera delle forze dell'ordine marocchine.

L'Incontro africano per la difesa dei diritti dell'uomo (Raddho), Ong con base a Dakar, ha esortato “i dirigenti africani ad uscire dal silenzio per condannare gli attentati ai diritti umani di cui gli immigrati africani sono vittime in Europa e nell'Africa del Nord”.

Finora, la situazione non ha suscitato nessuna reazione a Dakar, Bamako, Conakry o Yaoundé, i cui fuoriusciti costituiscono il grosso dei clandestini in questione. Sollecitato, più di un responsabile si è sottratto a ogni commento.

Il ministro incaricato dei senegalesi all'estero, Abdou Malal Diop, che iniziava lunedì una visita a Rabat, si è accontentato di “esprimere alle autorità marocchine la sua totale comprensione”.

A Yaoundé, un responsabile, sotto la copertura dell'anonimato, si è interrogato sulla presenza, d'altronde accertata, di camerunesi tra le fila dei clandestini arrestati.

“Nessuna situazione d'eccezione giustifica un trattamento crudele, disumano e degradante verso la persona umana”, si è limitato a dichiarare a Conakry una fonte diplomatica guineana che, ugualmente, ha richiesto l'anonimato.

L'Unione Africana (Ua), di cui Rabat non è membro, ha deplorato questo “spettacolo vergognoso”, ma ha rifiutato di condannare esplicitamente un paese per il trattamento inflitto ai clandestini, pur fustigando “la risposta sostanzialmente di pubblica sicurezza” che l'Europa dà alla questione dell'immigrazione africana..

“I paesi africani hanno una sostanziale ignoranza su quanto riguarda la situazione dei fuoriusciti all'estero”, ha spiegato all'Afp Nelly Robin, ricercatrice presso l'Istituto per la ricerca e lo sviluppo (Ird) a Dakar.

“Non reagiscono perché temono di essere a loro volta additati per le loro mancanze, non avendo saputo trattenerli. Preferiscono perciò restare prudenti e occuparsi dei fuoriusciti rimpatriati”, ha poi proseguito.

La stampa del Mali si accontentava, martedì, di riprendere dispacci di agenzie di stampa, mentre i giornali camerunesi non evocavano quasi neppure il tema, consacrando invece le loro colonne all'eliminazione a sorpresa dei “Leoni indomabili” dalla qualificazione al Mondiale 2006 di calcio.

Diversi giornali privati senegalesi, martedì scorso, hanno tuttavia criticato severamente il Marocco, le cui relazioni politiche ed economiche con il Senegal sono molto strette.

“Un paese fratello, il Marocco?” si è interrogato l'editorialista del quotidiano Le Populaire , in una striscia in prima pagina intitolata “Fratelli?”.

“ A veder come si sono “ occupati ” dei loro fratelli africani dopo gli avvenimenti tragici di Ceuta e Melilla, non ci si pu ò impedire di interrogarci sui nostri “ fratelli ” , sostiene sempre l ' editorialista, ricordando che i clandestini sono stati “ mollati nel deserto come volgari bestie selvagge ” .

E, aggiunge il giornale: “Che cosa può fare al nostro Gorgui nazionale (soprannome familiare del presidente senegalese Abdoulaye Wade), così fan del Marocco, vedere i suoi più valorosi figli farsi umiliare in questo modo?”

 

da Jeune afrique

traduzione per Megachip di Anna Manao

  

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