L'ombra di Dick Cheney sull'omicidio Hariri - 10/05/09
(1983 _READS) 
di Simone
Santini - da Clarissa.it
Il 14 febbraio del 2005, il miliardario ed ex primo ministro libanese
Rafic Hariri veniva ucciso a Beirut da una autobomba ad altissimo
potenziale e con sofisticate componenti elettroniche in grado di
eludere le contromisure anti-attentato di cui era dotata la scorta di
Hariri. Apparve subito chiaro che dietro l'atto terroristico doveva
nascondersi l'attività dei servizi segreti di qualche paese,
unici in grado di concepire e portare a termine un complotto con quel
grado di difficoltà e raffinatezza.
Il dito fu puntato contro la Siria che occupava militarmente il Paese
dei Cedri e sotto il cui protettorato vigeva una fragile tregua tra le
varie fazioni che hanno insanguinato il martoriato paese negli ultimi
decenni. L'Onu decideva l'istituzione di un Tribunale speciale per il
Libano col compito prioritario di appurare le responsabilità
dell'omicidio Hariri. Il primo responsabile della commissione
d'inchiesta del Tribunale, il tedesco Detlev Mehlis, sostenne di avere
prove e testimonianze del coinvolgimento della Siria nell'attentato ed
ordinava nell'agosto del 2005 l'arresto dei vertici delle forze armate
libanesi, compromesse con Damasco.
Sotto la spinta della comunità internazionale occidentale e
dei partiti libanesi anti-siriani (di cui Hariri era uno dei massimi
esponenti) la Siria, benché reclamasse la propria totale
estraneità, decise di ritirare le sue truppe. Da quel
momento il Libano ha rischiato più volte di sprofondare nel
caos della guerra civile, ed Hezbollah, partito sciita e filo-iraniano
che governa de facto la parte meridionale, ha affrontato e respinto
l'invasione di Israele nell'estate del 2006.
Fin da subito molti analisti rilevarono che Damasco non avrebbe avuto
nessun vantaggio strategico dall'omicidio di Hariri, e che, al
contrario, ne aveva subito le maggiori conseguenze. L'impianto
accusatorio di Mehlis non resse alle successive verifiche. Le prove si
rivelarono infatti inconsistenti ed alcuni testimoni chiave risultarono
del tutto inattendibili. Lo scorso 29 aprile il colpo di scena.
Il giudice Daniel Bellemare del Tribunale dell'Onu, che aveva nel
frattempo sostituito Detlev Mehlis, ha chiesto la scarcerazione dei
generali libanesi arrestati nel 2005 e finora incarcerati senza alcuna
garanzia di difesa e contro cui le accuse erano ormai decadute.
Mustafa Hamdane, ex capo della guardia presidenziale, Jamil Sayed,
direttore generale della sicurezza, Ali Haji, capo delle forze di
sicurezza interna, e Raymond Azar, capo dei servizi segreti militari,
sono stati rimessi in libertà. Con questo atto il Tribunale
ha di fatto chiuso la pista siriana per l'omicidio Hariri.
A chi attribuire, dunque, le responsabilità dell'attentato?
Alcune rivelazioni giornalistiche aprono nuovi scenari. Recentemente il
decano del giornalismo d'inchiesta americano, Seymour Hersh, ha
denunciato l'esistenza di un gruppo operativo attivo durante
l'Amministrazione Bush e sotto il controllo diretto del vice-presidente
Dick Cheney, del consigliere del presidente Karl Rove, e del
responsabile per la sicurezza nazionale Eliott Abrams. Tale gruppo,
composto da reparti di elite per le operazioni speciali sotto
copertura, sarebbe stato utilizzato come un autentico "squadrone della
morte" per l'eliminazione di personalità politiche scomode
in varie parti del mondo. Le rivelazioni di Hersh hanno spinto il
deputato democratico e già candidato alla presidenza, Dennis
Kuchinich, a chiedere al Congresso americano l'apertura di una
inchiesta.
Sulla base di tali rivelazioni, un altro giornalista investigativo,
Wayne Madsen, noto per i suoi agganci nei servizi informativi
americani, durante una intervista al canale televisivo Russia Today ha
rivelato di aver raccolto presso numerose fonti la conferma
dell'esistenza della struttura segreta e dei suoi collegamenti con una
analoga struttura israeliana. Secondo Madsen la squadra controllata da
Cheney sarebbe implicata nell'omicidio Hariri e, anzi, l'ordine sarebbe
partito proprio dal vice-presidente.
In passato altri autorevoli giornalisti avevano parlato dell'esistenza
di una tale struttura. Bob Wodward (noto per aver scoperto lo scandalo
Watergate) ne aveva scritto sul Washington Post fin dal 2002, mentre
più recentemente il New York Times ha riportato la notizia
dell'esistenza di un "Comando congiunto di operazioni speciali" privo
del controllo del ministero della Difesa, dei vertici delle Forze
armate, e senza supervisione del Congresso, ma che faceva capo
direttamente a Cheney.
Secondo Hersh nulla di nuovo sotto il sole. Negli anni '80, con
l'Amministrazione Reagan-Bush, Cheney (allora funzionario della
Sicurezza Nazionale) ed Eliott Abrams (quando era responsabile del
Dipartimento di Stato per l'America Latina) avevano già
lavorato insieme nell'organizzazione Iran-Contras-connection e nella
creazione degli "squadroni della morte" attivi in America centrale con
compiti anti-insurrezionali.
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