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Intervista a Mons. Fouad Twal, nuovo Vescovo Caoadiutore di Gerusalemme

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Tunisi, 17 Ottobre 2005 - "Ero alla Segreteria di Stato del Vaticano, tredici anni fa, quando il card. Casaroli mi disse: 'Vai a Tunisi e salva il salvabile'. Mons. Fouad Twal, arcivescovo di Tunisi, ricorda sorridendo quella informale investitura. Sarà cosi' anche per la sua nuova sede , Gerusalemme, dove il 19 novembre assumerà l'incarico di Vescovo Coadiutore del Patriarca diventandone, cosi', il successore .

Che ruolo puo' avere il Patriarcato cattolico di Gerusalemme nelle prove di dialogo che si tentano di avviare tra  palestinesi e israeliani?  

"C'é odio - dice mons. Twal - e noi siamo chiamati per mettere pace e diffondere amore. La nostra vocazione é quella di incoraggiare l' ecumenismo e noi siamo particolarmente vicini alla comunità cristiana...

E' indubbio che il dialogo é difficile, per tutti; la gente deve essere preparata, occorre una volontà precisa. E' pero' indispensabile che vi siano libertà e giustizia". "Purtroppo - aggiunge con amarezza - Gerusalemme é non solo la città di Dio , ma anche la città
dell' odio , della divisione, della segregazione. Ma non dimentichiamoci mai – e sorride - che Gerusalemme é la città della Croce , del Calvario, della morte ma anche della Resurrezione di Cristo". E, sottintende, della speranza.

Quindi, diciamo, che é fiducioso per le prospettive del nuovo delicatissimo incarico...

"So che mi confrontero' con una realtà dura, dove molti soffrono. Prendiamo il coraggio a due mani e se il Signore mi aiuta...Non mi sento solo in questa avventura evangelica".

Una città, Gerusalemme,  in cui lui, giordano, ritiene di poter proficuamente dialogare con tutti. Lo sottolinea anche rispondendo alle osservazioni di parte della stampa araba, che aveva criticato l' udienza privata concessa da Benedetto XVI ad Oriana Fallaci.

"Noi - nota - non possiamo escludere nessuno. E non bisogna dare significati politici a queste posizioni". "Vai e salva il salvabile"...

Che bilancio puo' fare della sua permanenza, del suo apostolato in Tunisia?


"Lo ritengo positivo - dice l' arcivescovo – sotto molti punti di vista. La chiesa risentiva negativamente del peso del colonialismo di cui la Tunisia era stata vittima. Ho trovato pastori di anime, abbiamo aperto parrocchie, abbiamo una clinica ospedaliera di prim' ordine. Ma é soprattutto da ricordare che la chiesa cattolica , unica, ha stipulato con il governo un concordato, diciamo un 'modus vivendi', che le permette la piena libertà di culto. Né va dimenticato che il recupero della cattedrale di Tunisi é stato reso possibile anche grazie a un contributo personale del presidente Ben Ali, che il restauro del prezioso organo della cattedrale stessa, unico in tutta l'Africa, é stato sovvenzionato da una società tunisina. E i rapporti attuali sono improntati alla massima cordialità e comprensione".

Lei ha sempre dedicato particolare attenzione ai problemi dei giovani tunisini. Che messaggio vuol rivolgere loro?

"Purtroppo molti di loro vivono in uno stato di abbandono, senza lavoro. Li esorto ad avere fiducia nella politica, fiducia nell' apertura verso un mondo migliore, fiducia nel prossimo. Certo la strada da percorrere é ancora lunga, ma già in lontananza si intravvede il traguardo ".

 

di Franco Chiavegatti   

Esclusiva di “Reporter Associati International”

  

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