ELEZIONI EUROPEE, DOPO IL NOVECENTO - 8/06/09
(3343 letture) 
di
Pino Cabras
- Megachip
Il voto europeo del 2009 è stato segnato dalle pesanti
sconfitte subite dai partiti che hanno ereditato gli insediamenti della
sinistra del Novecento. Lo smottamento elettorale è avvenuto
nel pieno di una grande crisi economica e finanziaria che pure coincide
con il tracollo del neoliberismo. Il punto forse è proprio
questo. La sinistra “novecentesca” europea a un
certo punto è stata cooptata come interprete terminale del
neoliberismo.
Succede così. Quando Margareth Thatcher si ripresenta con il
sorriso di Tony Blair. Quando la Spd dà colpi al
“modello renano”. Quando l’Ulivo fa del
riformismo debole. Quando l’allargamento europeo vede tanta
sinistra che vuol fare l’americana. Quando Zapatero si affida
a una bolla speculativa. Quando molta sinistra francese slitta verso
Sarkozy.
Poi al Blair delle vacche grasse subentra il Brown delle vacche magre,
a Schröder succede una sinistra subalterna, il riformismo
debole ulivista viene rimpiazzato dall’afasia del PD,
l’Europa dell’Est crolla economicamente, la bolla
spagnola scoppia in pochi mesi.
Quel che rimane della sinistra del Novecento non ha più le
parole per interpretare i fatti, né gli insediamenti sociali
di un tempo, né i luoghi per riflettere, pensare, comunicare
un progetto. Risultato: i conservatori sfruttano un “riflesso
d’ordine” sufficiente a ricompattarli. I partiti
novecenteschi della sinistra o le loro evoluzioni sono al minimo
storico. Qui e lì esplodono forme di creatività
politica in forte crescita ma fortemente minoritarie e disperse, ben
lontane da un qualche consolidamento (come interpretare il 16% dei
verdi francesi?). Qui e lì esplodono anche i movimenti che
vogliono una società più cattiva,
un’Europa chiusa e xenofoba, altrettante riserve di
spietatezza che vuol farsi istituzione per quando la grande crisi
morderà ancora di più. Cos’è
la sparuta retorica operaia della nostra sinistra-sinistra senza quorum
di fronte all’ondata di voti operai nel Nord italiano per la
Lega partito di massa?
Berlusconi non sfonda, titola «la Repubblica».
È vero, forse il suo risultato non è stato tale
da accelerare le condizioni di una dittatura senza ostacoli. Tuttavia
emerge la continuità ancora inscalfibile di un blocco
politico e sociale che non ha avversari organizzati né
progetti alternativi.
Serviranno alleanze nuove e capacità di interpretare la
crisi, occorrerà la voglia di ritessere una fitta trama di
rapporti sociali, servirà un’agenda politica che
sia davvero alternativa e aperta, senza nostalgie per i simboli del XX
secolo. E servirà una cura particolare per il sistema della
comunicazione nel quale si rinsaldano i valori guida. Le prove da
affrontare saranno presto tremende.
|