Perù-Venezuela. Stranezze della libertà d’espressione - 17/06/09
(1580 _READS) 
di Gennaro
Carotenuto - da gennarocarotenuto.it
Un giorno sì e l’altro pure i nostri media si
dicono preoccupati per la libertà di espressione in
Venezuela. Per mesi hanno seguito con trepidazione la vicenda di una
televisione, RCTV, che, nonostante abbia attivamente partecipato ad un
colpo di Stato, quello dell’11 aprile 2002, ha trasmesso
liberamente fino alla naturale scadenza della licenza.
Da settimane riportano compitando le parole dello
scrittore ultraliberale peruviano Mario Vargas Llosa che va a Caracas a
stracciarsi le vesti per dire (va da sé liberamente) che a
Caracas non c’è libertà di espressione.
Eppure chissà cosa farebbe Silvio Berlusconi se fosse nelle
scarpe di Hugo Chávez e avesse a che fare con i media
dell’opposizione venezuelana che dal 1998 in avanti disegnano
il Presidente come un novello Hitler con tanto di baffetti senza che
questo (o dimostrate il contrario) abbia mai mosso un dito.
Meritorio lavoro quello di preoccuparsi della libertà di
espressione, anche se a volte vengono dubbi sulla genuinità
e il disinteresse dell’impegno. Dubbi che crescono di fronte
al silenzio assordante per casi per i quali il NED o la Freedom House
non sono disposti a staccare assegni né a pagare voli in
prima classe e soggiorni a cinque stelle. E’ il caso di
“Radio La Voz” che dall’Amazzonia testimoniava
delle voci degli indigeni in lotta contro il Trattato di Libero
Commercio che distrugge la loro terra e massacrati
dall’esercito. Il governo peruviano di Alan García
non ci ha pensato due volte a ritirare la licenza e farla chiudere da
un giorno all’altro senza che nessuno dei grandi paladini
della libertà di espressione muovesse un’unghia.
Eppure la libertà di espressione dovrebbe essere per certa
gente quasi una religione. E allora come mai sui vari “El
País”, “La Repubblica”, gli
eroi della libertà di espressione, i Rocco Cotroneo, le
Angela Nocioni non scrivono neanche una riga sul fatto che il governo
fondomonetarista peruviano di Alan García ha ritirato la
licenza e chiuso da un giorno all’altro la “Radio
La Voz” ? La libertà d’espressione vale
solo per gli amici degli amici? Vale solo per chi incassa molti soldi
sul mercato pubblicitario? Gli indigeni, che il presidente peruviano
Alan García ha definito “cittadini di serie
B”, non ne hanno diritto? Se fossero in buona fede ne
avrebbero scritto, no? Non sono arrivate sulle scrivanie dei media
mainstream veline in merito? Eppure anche in Italia chi lavora
onestamente ne ha parlato.
Come mai il peruviano Mario Vargas Llosa, vestale della
libertà d’espressione dei media commerciali, non
ha speso una sola parola per la libertà
d’espressione di “Radio La Voz”?
Cialtroni.
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