La presunta mente dell’11/9: «M’inventavo le storie» - 18/06/09
(1702 _READS) 
di Devlin
Barrett – Associated Press
WASHINGTON
-- Khalid Sheik Mohammed, accusato di essere il genio criminale dietro
all'attentato dell'11 settembre, ha confessato di aver mentito
profusamente agli agenti che lo torturavano per estorcergli la
verità sulle sue attività eversive. Secondo
quanto riferito in alcune sezioni dalle trascrizioni governative che
sono state recentemente desecretate, Mohammed avrebbe orgogliosamente
rivendicato la sua paternità su più di due
dozzine di attentati terroristici.
«Mi invento delle storie,» ha detto Mohammed nel
2007, durante una delle udienze del tribunale militare a
Guantánamo Bay. In un inglese stentato, ha descritto
l'interrogatorio in cui gli è stata chiesta l'ubicazione del
leader di al-Qa‘ida, Osama bin Laden.
«L'agente mi ha chiesto
“Dov’è?”, ed io:
“non lo so”», racconta Mohammed.
«Poi ha ricominciato a torturarmi. Allora gli ho detto:
“Sì, si trova in questa zona...” oppure
“Sì, quel tizio fa parte di
al-Qa‘ida”, anche se non avevo idea di chi fosse.
Se rispondevo negativamente, riprendevano con le torture.»
Nonostante ciò, durante la medesima udienza, Mohammed ha
illustrato un elenco di 29 attacchi terroristici a cui avrebbe preso
parte. Le trascrizioni sono state rese pubbliche grazie ad una causa
civile, con la quale la American Civil Liberties Union si è
messa a caccia di documenti ed informazioni sulle condizioni della
detenzione che il governo ha riservato agli imputati per terrorismo.
In precedenza, erano stati resi pubblici altri
testi provenienti dalle udienze dei tribunali militari, ma
l'amministrazione Obama è tornata sul tema ed ha riesaminato
le sezioni rimaste segrete per poi valutare che sarebbe stato possibile
desecretarne ulteriori porzioni.
La maggior parte dei nuovi documenti è incentrata sulle
dichiarazioni che i detenuti hanno rilasciato a proposito degli abusi
subiti durante gli interrogatori, mentre erano prigionieri in carceri
extra-nazionali gestite della CIA.
Un detenuto, Abu Zubaydah, ha riferito al tribunale che «dopo
mesi di sofferenza e di tortura, fisica e psicologica, non hanno
nemmeno curato le mie ferite».
Zubaydah è stato il primo detenuto ad essere sottoposto alle
tecniche di interrogatorio “avanzato”, approvate
dall'amministrazione Bush, in cui avveniva una simulazione di
annegamento (detto waterboarding), oppure l'indagato veniva sbattuto
contro le pareti o era costretto a prolungati periodi di
nudità.
Durante l'udienza, Zubaydah ha rivelato che queste pratiche lo hanno
«quasi ucciso in almeno quattro occasioni».
«Dopo un paio di mesi, durante i quali ho quasi perso la
ragione e la vita,» ha dichiarato Zubaydah, «hanno
incominciato a prendere le misure necessarie per non farmi
morire».
Ha inoltre affermato che, dopo essere stato trattato per molti mesi in
questo modo, le autorità hanno concluso che non fosse il
numero 3 di al-Qa‘ida, come avevano a lungo creduto.
Fonte: http://www.miamiherald.com/news/nation/story/1098707.html
Traduzione di Massimo
Spiga per Megachip
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