Amore è non dover mai dire TG1 - 18/06/09
(2901 _READS) 
di Michela
Murgia - da michelamurgia.altervista.org
Ci ho scritto su ironicamente, a volte faccio così quando
devo farmi passare la rabbia. Ma la rabbia stavolta non mi è
passata, perché non solo cinque persone sono in carcere
accusate di terrorismo a scopo strumentale, ma la cosa è
talmente evidente che dovrebbero esserci articoli di scherno anche
sull’ultimo dei fogli informativi parrocchiali. Il TG1, che
invero come livello di approfondimento non è molto
più in alto, ha diffuso un unico servizio
sull’arresto, ed è un filmato che dovrebbe essere
proiettato in loop in tutte le scuole di giornalismo d'Europa,
perché i cronisti di domani imparino da lì come
non si fa informazione.
Titolo: Blitz antiterrorismo, cinque arresti a
Roma.
La giornalista intervista Lamberto Giannini, dirigente Digos, e
intuiamo che sia il responsabile dell’indagine.
Giornalista: Siete stati
molto cauti, non avete parlato di un progetto di attentato, ma di cosa?
Digos: C'era un'attenzione verso il vertice G8 quando era previsto a La
Maddalena, si era avuta una nozione, uno studio delle misure di
sicurezza, ma siamo… almeno per quello che abbiamo
accertato, a livello embrionale.
Il dirigente dice chiaramente che cinque persone sono state arrestate
solo perché avevano “una attenzione verso il G8 a
La Maddalena” – il che può essere
tranquillamente detto anche di me - ma che non c’era nessun
chiaro progetto di attentato. L’ipotesi che ci fosse
un’idea “embrionale” deriva dal fatto che
“c’era una nozione, uno studio delle misure di
sicurezza”. Si tratta di una intuizione profetica o vuol dire
che il piano delle misure di sicurezza del G8 a La Maddalena era
già definito e in possesso di almeno una di queste cinque
persone? La risposta è intuibile, ma la giornalista non pone
nemmeno quell’ovvia domanda. Il servizio prosegue invece con
una voce fuori campo, che accompagna una serie di immagini molto
interessanti.
“Un brigatista
non va mai in pensione, muore brigatista. Parla così Luigi
Fallico, il capo 57enne ex appartenente ai nuclei comunisti
combattenti, corniciaio romano. Con altri quattro, secondo la procura
di Roma, volevano ripercorrere la pista aperta dalle Brigate Rosse.
L’ipotesi è che volessero colpire per il G8 a La
Maddalena, poi spostato in Abruzzo. Stavano pensando di fare comunque
qualcosa di grosso, di ricorrere a telecomandi. Questo emerge dalle
intercettazioni, ancora una volta decisive per le indagini. Gli
arrestati tra Genova e Roma dovranno rispondere di terrorismo e banda
armata, con il ritrovamento di munizioni, una bomba a mano, armi,
alcune coperte di ruggine. Un nucleo capace di spostarsi da una
città all’altra secondo modalità
tipiche dei brigatisti, dicono gli inquirenti, con decine di
fiancheggiatori attorno. Luigi Fallico aveva avuto in passato incontri
con la brigatista Desdemona Lioce.”
Ci sono dunque intercettazioni - sadico definirle trionfalmente
"decisive" proprio il giorno dopo che il Senato le ha cassate - ma di
queste intercettazioni ci viene riportato solo che un brigatista
è sempre un brigatista, che è reato come dire che
la mamma è sempre la mamma. Spezzoni dei paventati piani
sovversivi non vengono resi noti, e il motivo è che neanche
nelle conversazioni intercettate c'è prova che ci fossero.
Si conferma l'impressione che l’ipotesi di reato sia fondata
su elementi del tutto aleatori.
E' detto che volevano “colpire”, ma non essendoci
alcun progetto preciso non si capisce se il “colpo”
avrebbe dovuto verificarsi a La Maddalena o in Abruzzo. Per non
sbagliare, si lascia intendere che l'avrebbero fatto a prescindere dal
luogo, e per dare l'impressione di un pericolo concreto la
giornalista afferma che i 5 “stavano pensando” a
qualcosa di “grosso”, di ricorrere addirittura
“a telecomandi”. Poiché i telecomandi
servono a far saltare in aria dell’esplosivo, questa
ipotesi dovrebbe essere confortata dal ritrovamento sia di qualche
telecomando, sia di “grosse” quantità di
materiale detonante. Invece non è così: dalle
immagini si vedono tre mitragliette arrugginite, un solo esemplare di
un vecchio modello di bomba a mano tutta incrostata e un sacchetto dove
esagerando ci saranno dentro 60 cartucce. La voce conferma che il
ritrovamento della Santa Barbara in possesso della presunta pericolosa
banda armata è tutto lì, su quel tavolino.
Come si fa quindi ad affermare che sono brigatisti? Facile: si dichiara
che il “nucleo” era capace di spostarsi da una
città all’altra con modalità
“tipiche dei brigatisti”.
Quali sono queste modalità? Non è specificato, ma
mi inquieta; ho preso sei voli aerei e 5 treni il mese scorso, senza
contare l’automobile: probabilmente mi sto spostando con
modalità brigatistiche senza saperlo. Il servizio specifica
che i cinque avrebbero avuto “decine di
fiancheggiatori”. Certo è curioso che un gruppo di
persone di cui si è detto chiaramente che non avevano
nemmeno un piano preciso, avesse già decine di
fiancheggiatori. A meno che non si intendano per fiancheggiatori le
persone che ti ospitano in casa se ti sposti, o che ti danno un
passaggio in auto, o che ti invitano la pizza. Costoro, altrimenti
definititi amici, diventano "fiancheggiatori" se per andarli a trovare
ti sei per caso spostato con “modalità tipiche dei
brigatisti”. Il mistero si infittisce con l’ultima
frase della giornalista, che serve a chiudere l’intervista al
dirigente Digos: ci viene detto che il presunto capo della banda
conosceva nientemeno che Desdemona Lioce, il poliziotto conferma.
Digos: Gli è stato contestato di aver
fatto parte delle BR PCC di Desdemona Lioce e di Mario Galesi, non
è una semplice frequentazione…
La domanda che chiunque avrebbe posto a questo punto è: se
Fallico era già noto agli inquirenti per aver fatto parte
delle BR PCC della Lioce e di Galesi, perché non si trova in
carcere con la Lioce, arrestata
ben sette anni fa? La prevedibile risposta è che
Fallico non fu mai coinvolto con capi di accusa in
quell’indagine, lui la Lioce la conosceva e basta, e
conoscere un brigatista non vuol dire esserlo. Ma la domanda ovviamente
non viene posta, perché è il momento della
marchetta governativa all’impareggiabile Bobo Maroni, che
contro ogni affermazione precedente della Digos, sceglie di esprimersi
come lo
sceriffo di Hazzard:
“Queste persone che sono state arrestate progettavano di
riorganizzare la lotta armata in Italia, ricostituendo strutture delle
Brigate Rosse, e stavano preparando un attentato al prossimo G8 de La
Maddalena, e poi all’Aquila. Abbiamo sventato questo
tentativo e abbiamo impedito la ricostituzione delle nuove Brigate
Rosse.”
Ecco come un'idea talmente ipotetica da essere definita embrionale
persino dagli inquirenti, in bocca a Maroni è diventata
addirittura un attentato organizzato, con tanto di risveglio della
lotta armata su tutto il territorio italiano e la ricostruzione
contestuale delle Brigate Rosse. Come sia possibile fare tutto questo
con 5 persone, tra cui 3 pensionati, una bomba a mano arrugginita e tre
mitragliette corrose, è materia per gli sceneggiatori di
McGyver. Segue una paradossale domanda dove la giornalista, in barba al
garantismo, già definisce i 5 arrestati
“terroristi”:
Giornalista:
C’è un cognome che salta subito agli occhi, ed
è Morlacchi… il padre era un ex brigatista,
quindi dobbiamo pensare che c’è un collegamento
tra i terroristi arrestati e le vecchie BR?

Certo, è il darwinismo che lo insegna: da padri brigatisti
nascono sempre figli brigatisti. Maroni lo sa bene, e infatti:
Bobo: Certamente sì, ci sono nomi noti, ma ci sono anche
nomi finora sconosciuti e questa è la cosa preoccupante, che
dimostra che non sono solo i vecchi che stanno cercando di rifare
qualche cosa che hanno… che non sono riusciti a fare nel
passato, ma c’è… il tentativo di
reclutare nuove adesioni a questo progetto criminale delle Brigate
Rosse.
È una risposta meravigliosa per la sua idiozia. Tra gli
arrestati ci sono “nomi noti” perché
figli di brigatisti, ma – ed è questa la cosa
preoccupante – ci sono addirittura degli sconosciuti alla
polizia. Per Maroni la sola presenza di comuni incensurati diventa la
prova che le Brigate Rosse fanno nuove reclute tra insospettabili geni
della dissimulazione. La giornalista completa l’opera buffa
con una domanda che meriterebbe da sola il servizio.
Giornalista: Progettavano
azioni eclatanti in vista del G8. E proprio in vista del G8
all’Aquila, che cosa dobbiamo temere, che cosa ci dobbiamo
aspettare?
Per stare nello stesso registro di senso, Maroni
potrebbe dire “Il cielo diverrà vermiglio,
cadrà una pioggia di lava, voleranno alabarde spaziali e
giungerà l’angelo sterminatore con una spada
fiammeggiante, ma non tema nulla, io le farò scudo con il
mio corpo.” Invece afferma:
Bobo: Abbiamo predisposto un sistema di sicurezza che è
assolutamente all’altezza. Sospendiamo l’accordo di
Schengen per evitare che entrino in Italia violenti… queste
azioni che stavano progettando contro il G8 sono azioni …
erano azioni violente… ed erano azioni eclatanti ed era una
cosa seria, perché abbiamo trovato armi ed
esplosivi…
Quindi per combattere quella che sin qui è stata presentata
come la ricostituzione del terrorismo interno, Maroni progetta di
sospendere gli accordi di Schengen, cioè quelli che regolano
i passaggi di frontiera dall'esterno. Geniale. Resosi probabilmente
conto della cazzata appena detta, e di come tutto l’insieme
del servizio possa essere serenamente definito allo stesso modo senza
timore di trascendere, ribadisce che saremo protetti dai violenti,
perché quelli che abbiamo arrestato erano dei violenti,
cioè, era una cosa seria, abbiamo trovato ARMI e financo
ESPLOSIVI… non ci credete? Lo giuro, è tutto vero!
Poi cosa parte, il servizio sulla cagnetta adottata da
un'iguana?
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