Una vittima italiana di una "Extraordinary Rendition" ancora detenuta in Marocco sulla base di confessioni estorte con la tortura - 28/06/09
(1531 letture) 
di
Megachip
Gruppi di difesa dei diritti chiedono ai relatori speciali ONU di
indagare e prendere iniziativa.
NEW YORK, 25 giugno 2009 – Gruppi di difesa dei diritti umani
hanno richiesto in questa data a due relatori speciali
dell’ONU di indagare sul caso di Abou Elkassim Britel, un
cittadino italiano vittima del programma illegale di
“extraordinary rendition”(le catture e detenzioni
extragiudiziali, ndt) della CIA, attualmente detenuto in una prigione
marocchina sulla base di una confessione estortagli per mezzo della
tortura.
L'American Civil Liberties
Union e Alkarama for Human Rights hanno chiesto che il Relatore
Speciale dell'ONU sulla tortura e il Relatore Speciale
dell’ONU sulla promozione e la protezione dei diritti umani
nella lotta al terrorismo indaghino sulle circostanze della sparizione
forzata di Britel, la sua consegna, la detenzione e la tortura, e
sollevino il suo caso presso i governi degli Stati Uniti, del Marocco,
del Pakistan e dell'Italia.
«Le vittime del programma di “extraordinary
rendition” detenuti a Guantanamo e altre prigioni in tutto il
mondo sono state ignorate dal governo degli Stati Uniti, il cui
programma illegale li ha sbarcati lì, come prima
destinazione», ha detto Steven Watt, legale di staff nel
programma ACLU sui diritti umani. «Gli Stati Uniti non sono
riusciti ad assumere la responsabilità per le loro azioni
più rilevanti, lasciando il signor Britel e innumerevoli
altre vittime del programma 'extraordinary rendition' senza altra
scelta se non quella di rivolgersi alla comunità
internazionale per ottenere giustizia».
Britel, che fa ricorso anche nell’azione legale della ACLU
contro la Jeppesen DataPlan, una controllata della Boeing, per il suo
ruolo nel programma di ‘rendition’, è
una delle poche vittime del programma la cui identità sia
nota, e che sia tuttora detenuta al di fuori di Guantanamo.
Britel è stato fermato e arrestato in Pakistan dalle
autorità pakistane su presunte violazioni in materia di
immigrazione, nel febbraio 2002. Dopo un periodo di detenzione e
interrogatori è stato consegnato a funzionari statunitensi.
Nel maggio 2002, i funzionari americani spogliarono e picchiarono
Britel prima di rivestirlo con un pannolone e una tuta, ammanettarlo e
bendargli gli occhi e poi farlo volare in Marocco per la detenzione e
gli interrogatori. Una volta in Marocco, i funzionari statunitensi lo
consegnarono ai funzionari marocchini di intelligence che lo
incarcerarono in isolamento nel centro di detenzione di Temara, dove
è stato interrogato, picchiato, privato del sonno e del cibo
e minacciato con torture sessuali.
«Secondo il resoconto dello stesso
Britel sul suo trattamento e la lunga storia documentata della tortura
e degli abusi nei centri di detenzione gestiti dal governo marocchino,
abbiamo un solido presupposto per ritenere che il signor Britel sia
stato, e sia tuttora, sottoposto a tortura,» ha detto Rachid
Mesli, direttore del Dipartimento giuridico di Alkarama.
«Britel e tutte le altre vittime delle "extraordinary
rendition" meritano il loro passaggio in tribunale e processi equi, non
viziati da prove ottenute con la tortura. Ci auguriamo che i relatori
speciali agiscano immediatamente sulla nostra istanza di rivolgere
un’attenzione molto più rapida e necessaria al
caso di Britel, prima che le condizioni in cui è tenuto
cagionino ulteriori danni alla sua salute fisica e
psicologica».
Secondo l’istanza, dopo essere stato liberato dalla custodia
da parte delle autorità marocchine nel febbraio 2003, Britel
è stato nuovamente arrestato e detenuto nel maggio 2003, non
appena ha cercato di lasciare il Marocco per la sua casa in Italia.
Mentre era recluso in isolamento nello stesso centro di detenzione dove
era stato brutalmente torturato solo pochi mesi prima, Britel ha
falsamente confessato sotto tortura il suo coinvolgimento in
attività terroristiche. Britel è stato poi
processato e condannato da un tribunale marocchino rivolto ai casi di
terrorismo, e sta attualmente scontando una condanna a nove anni di
reclusione in un carcere marocchino.
Nel 2006, un giudice istruttore italiano ha archiviato
un’indagine durata sei anni sul presunto coinvolgimento di
Britel in attività terroristiche dopo che il magistrato
aveva riscontrato una totale mancanza di elementi di collegamento con
qualsiasi attività che fosse legata al terrorismo o comunque
criminale
La documentazione odierna con i relatori speciali è
disponibile online all'indirizzo: www.aclu.org/intlhumanrights/nationalsecurity/relatedinformation_resources.html
Maggiori informazioni sull’azione legale ACLU contro DataPlan
Jeppesen sono online all'indirizzo: www.aclu.org/jeppesen
Fonte: http://www.aclu.org/intlhumanrights/nationalsecurity/40028prs20090625.html
Traduzione a cura di Pino
Cabras per Megachip
E sul blog dell'ACLU : Awaiting an End to Injustice: Rendition
Victim’s Wife Speaks About Accountability and Torture:
http://blog.aclu.org/2009/06/25/awaiting-an-end-to-injustice-rendition-victims-wife-speaks-about-accountability-and-torture/
Aggiornamenti: *
* http://www.giustiziaperkassim.net/
* http://www.kassimlibero.splinder.com/
26 giugno 2009– Giornata internazionale ONU a sostegno delle
vittime di tortura
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