Timeo Danone et dona ferentes - 04/07/09
(1359 _READS) 
di
Adriano Cattaneo
- da saluteinternazionale.wordpress.com
I due attuali giganti dell’industria degli alimenti per
l’infanzia, Danone e Nestlè, si combattono a colpi
di “health and nutritional claims” e di indecorose
alleanze con operatori sanitari e rispettive associazioni per
accaparrarsi fette di mercato.
Ma le prospettive nei paesi ad alto reddito, dove nascono pochi
bambini, non sono rosee. Naturale che si buttino sui mercati emergenti
e popolosi dell’Asia, con strategie di marketing aggressive
che contribuiscono a deprivare le donne del più antico dei
beni comuni: il latte materno. Siamo corresponsabili di questa
espropriazione?
Timeo Danone et dona ferentes. Anni fa avrei scritto: timeo
Nestlè et dona ferentes. Ma la proprietà si
concentra, il mercato cambia, ed ora sono due i giganti a contendersi
la supremazia globale nel settore degli alimenti per
l’infanzia, con l’ultima arrivata, presente in
Italia con i marchi Milupa, Nutricia e Mellin, oltre che con il suo,
che sembra comportarsi in maniera più aggressiva della
vecchia signora[1,2]. Danone non regala solo cofanetti di dischi
autografati e “un viaggio per due persone di una settimana in
Usa e Canada con la possibilità di assistere al concerto di
Little Tony alle Cascate del Niagara”[3]. Ben altri sono i
doni che dispensa agli operatori sanitari, medici di medicina generale,
pediatri e nutrizionisti in primis. Finanzia ricerche, congressi,
formazione, e quindi dona viaggi, attrezzature, consulenze. In cambio
di cosa? Di un po’ di pubblicità, del logo della
Società Italiana di Medicina Generale associato
all’immagine dei suoi prodotti[4], di qualche messaggio ben
visibile in ospedale (Figura 1). Dona anche latte artificiale e piccoli
gadget a madri ed operatori sanitari nei paesi dell’Africa
sub-sahariana in cui è presente[5], contribuendo
così all’abbandono dell’allattamento al
seno ed alle relative conseguenze su nutrizione e salute dei bambini[6].
Figura 1. Pubblicità sulle porte di un ascensore in un
ospedale italiano.

Tanto che anch’io ho avuto per un attimo la tentazione,
rientrata in pochi secondi, di chiedere un regalo. É uscito
da poco un libro che vorrei leggere, “Babies and toddlers:
emerging opportunities”, pubblicato da Research and Markets,
la più grande risorsa mondiale di ricerca di mercato[7]. Non
si tratta di un libro destinato a lettori squattrinati; costa 4376
(quattromilatrecentosettantasei!) euro, 4275 se ci si accontenta della
versione elettronica. Immagino che Danone e Nestlè ne
abbiano acquistato alcune copie. Io non me lo posso permettere, non
l’ho quindi letto, e probabilmente mai lo leggerò.
Ma dalla presentazione e dall’indice disponibili online si
presenta come un libro interessante. Sembra di capire che si tratti di
una approfondita ed aggiornata ricerca che porta, per quanto
c’interessa, a due conclusioni:
il mercato degli alimenti per l’infanzia ha ancora le
potenzialità per espandersi, ma gli acquirenti bisogna
andare a cercarli a) dove nascono i bambini, e cioè in Cina,
India ed altri paesi molto popolosi, e b) dove l’economia
familiare permette di acquistare questi prodotti, e cioè
dove numerosa è la popolazione con reddito tale da
rappresentare una potenziale clientela. Fortunatamente per
l’industria, molti dei paesi dove questa seconda condizione
si verifica sono tra quelli più popolosi.
Il grosso ostacolo da superare – che stranezza! –
è la volontà delle madri di allattare i loro
figli, da cui la necessità di un marketing aggressivo ed
innovativo che leghi le madri al marchio fin dalla gravidanza.
Tutto il resto sembra ruotare attorno a queste due conclusioni,
comprese le varie strategie di marketing che includono anche lo
sviluppo di prodotti biologici ed amici dell’ambiente.
L’indice del libro mostra anche un certo grado di
preoccupazione da parte dei consumatori sugli effetti obesogenici dei
sostituti del latte materno e più in generale dei cibi
industriali per l’infanzia (molti dei quali rientrano nella
categoria del junk food). Raccomanda perciò di non
enfatizzare troppo queste caratteristiche negative e di sviluppare e
commercializzare alimenti “funzionali” che
proteggano la salute e prevengano malattie. Danone ci ha già
pensato e, con il contributo finanziario della Commissione Europea, ha
già sviluppato un latte artificiale per prevenire
l’obesità[8]. Immagino che i claim per questo
nuovo prodotto invaderanno ben presto studi pediatrici, congressi e
riviste specializzate.
A giudicare dall’indice, il libro offre sicuramente molti
dettagli interessanti per chi vuole conquistare quote di mercato ed
aumentare i profitti. Ma la tendenza a spostarsi verso i mercati
emergenti dell’Asia è già in atto.
L’episodio del latte artificiale cinese contaminato da
melamina ci aveva già fatto capire le tendenze. Il mercato
globale ha bisogno di prodotti a basso costo ed alto margine di
profitto. Questi prodotti devono essere realizzati da manodopera a
basso costo, abbondante nei paesi asiatici. Le donne di questi paesi
permettono di abbassare ulteriormente il costo del lavoro. Gravidanza e
allattamento rappresentano un ostacolo all’integrazione delle
donne nel mercato del lavoro. Per la gravidanza non esiste ancora un
surrogato, per il latte materno sì. Da cui la pressione
commerciale per i sostituti del latte materno, con la conseguente
competizione tra industria nazionale e transnazionale, con la prima
che, per ridurre i costi, è disposta a violare anche le
leggi sulla sicurezza ed a commercializzare prodotti contaminati. Si
può leggere questo episodio come una battaglia nella guerra
per la conquista dei mercati. Ma si può anche fare un passo
indietro e leggere questa guerra come un capitolo della privatizzazione
dei beni comuni. Il lettore non avrà difficoltà a
ricordare l’Inghilterra della rivoluzione industriale e le
enclosures che, privatizzando la terra, bene comune, costringevano
contadini e contadine ad emigrare in città per lavorare
nelle fabbriche[9]. Un recente libro del filosofo francese Daniel
Bensaid analizza le moderne enclosures che privatizzano gli attuali
beni comuni: l’acqua, il vento, il mare, ma anche
l’energia e le frequenze radiotelevisive, la formazione e la
salute[10].
Anche il latte materno può essere considerato un bene
comune; i suoi sostituti sarebbero quindi delle enclosures usate dal
capitale globale per rendere le donne più disponibili ad
andare in fabbrica a lavorare per un tozzo di pane. Ecco quindi che
anche noi, acquistando a basso prezzo il “made in
China”, contribuiamo a questa espropriazione, e forse
contribuiamo a far diminuire i tassi globali di allattamento, come
sembrano indicare i dati, per quanto di incerta interpretazione,
pubblicati dall’OMS nel suo ultimo annuario statistico
(Figura 2)[11].

Ci chiamiamo mammiferi perché allattiamo. Ma se non mettiamo
in atto, urgentemente, misure per proteggere il bene comune latte
materno, potremmo perdere sempre più questa caratteristica,
con grave danno, oltre che per la salute e la nutrizione di donne e
bambini, per l’equilibrio ecologico del nostro ambiente. E i
campi di questa battaglia sono attualmente in India e in Cina.
Nota: La frase latina Timeo Danaos et dona ferentes si trova
nell’Eneide (Libro II, 49) di Publio Virgilio Marone. Sono le
parole pronunciate da Laocoonte ai Troiani per convincerli a non fare
entrare il famoso cavallo di Troia nella città. La
traduzione più diffusa è “Temo i Danai
anche quando portano doni”; alcuni preferiscono questa
traduzione “Temo i greci e i doni che portano”,
Viene oggi utilizzata per ricordare che non ci si deve fidare dei
nemici, anche se hanno atteggiamenti amichevoli. (Fonte: Wikipedia)
Bibliografia
1. Ibfan. Breaking the rules, stretching the rules 2004. Penang: Ibfan,
2004 [PDF:
5,86Mb]
2. Ibfan Italia. Il Codice
Violato 2008. Romola (FI): Ibfan, 2008 ()
3. Concorso a premi denominato: Vinci Little Tony. Il regolamento [PDF: 63 Kb]
4. Autorità
Garante della Concorrenza e del Mercato. Provvedimento n.
19816. Bollettino settimanale, anno XIX n. 19 del 1 giugno 2009, pag.
89-117
5. Aguayo VM, Ross JS, Kanon S, Ouedraogo AN. Monitoring
compliance with the International Code of Marketing of Breastmilk
Substitutes in west Africa: multisite cross sectional survey in Togo
and BurkinaFaso. BMJ 2003; 326: 127-32
6. Jones G, Steketee RW, Black RE, Bhutta ZA, Morris SS, and the
Bellagio Child Survival Study Group. How
many child deaths can we prevent this year? Lancet 2003; 362:
65-71
7. Babies
and Toddlers: Emerging Opportunities
8. Koletzko B, von Kries R, Closa Monasterolo R, et al, and Grote V for
the European Childhood Obesity Trial Study Group. Can infant feeding
choices modulate later obesity risk? Am J Clin Nutr 2009; 89(suppl):
1S–7S
9. Marx K. Il
capitale.Volume 1, parte 9, capitolo 27, 1867
10. Daniel Bensaid. Gli spossessati: proprietà, diritto dei
poveri e beni comuni. Verona: Ombre Corte, 2009.
11. World Health Statistics 2009. Geneva: WHO, 2009. [PDF:
3,5 Mb]
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