di Pino Cabras - Megachip
Le decine di migliaia di partecipanti alla marcia di Bussoleno, in pratica un popolo intero, ancora una volta hanno scrollato di dosso dal movimento No TAV la patina del «problema di ordine pubblico». Una folla come quella del 25 febbraio 2012, la più numerosa nella ormai lunga storia di questo movimento, ha troppi volti e troppe alleanze con le forze più pulite dell’Italia, per poter essere ridotta alla questione dell’inchiesta in corso sugli episodi di violenza.
Qualcuno, però non lo vuole accettare, non si arrende proprio. Come interpretare il grave episodio serale della Stazione di Porta Nuova, a Torino, con i tafferugli che hanno visto scatenarsi centinaia di agenti in tenuta antisommossa?
Centinaia di manifestanti di ritorno dalla Valsusa sono stati affrontati da poliziotti già schierati davanti ai treni. Gli agenti hanno marcato una presenza sproporzionatamente dura rispetto a quanto c'era da attendersi dopo una manifestazione così pacifica. Ecco le insistenti richieste di biglietti, le manganellate, infine qualche ferito in ospedale.
Testimone anche Giorgio Cremaschi: «Ero sul treno delle 19,50 per Milano e ho assistito a delle azioni assolutamente ingiustificate e ingiustificabili delle forze dell'ordine che, a un certo punto, parevano avere perso completamente la testa arrivando a prendere manganellate, oltre che le persone, i finestrini del treno». Aggiunge il Presidente del Comitato Centrale della Fiom: «credo che ci dovrebbe essere un'inchiesta su quanto è accaduto anche perché dopo un'eccezionale manifestazione pacifica e non violenta, questo episodio pare messo lì apposta, e non certo dai manifestanti, per macchiare una giornata splendida».
C’è da essere preoccupati per l’atteggiamento del Potere. È ormai evidente che il movimento No Tav rappresenta l’esperimento di lotta politica e sociale più organizzato attualmente in Italia, capace di alleanze e pronto a cogliere la vastità e i collegamenti necessari alla sua non effimera lotta. È molto significativo che fra i dimostranti in Valsusa siano comparsi cartelli e slogan di solidarietà con il popolo greco, mai visti invece in molte recenti manifestazioni sindacali. I valsusini stanno affrontando di petto molte questioni e stanno unendo i puntini. Tutto ciò disturba i grandi manovratori di miliardi, che vorrebbero impedire l’affermarsi un modello di partecipazione davvero diverso dalla polverizzazione sociale e politica su cui possono contare in altri ambiti. Il modo in cui sono state usate le forze dell’ordine a Torino ha l’aria di non essere un episodio destinato a restare isolato. Se chi ha a cuore la democrazia comprende la situazione, neanche la forza della mobilitazione di Bussoleno rimarrà senza un seguito. Sarà un modo di ricostruire una forza popolare estesa, territorio per territorio.
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