
di Giovanna Tinè e Anna Lami - Megachip
"Via il Governo Monti. Non pagheremo il debito". È perentorio lo striscione che apre il partecipato corteo nazionale organizzato dai sindacati di base. Si tratta del primo sciopero generale dall’insediamento del Governo "tecnico" ed ha raccolto diverse migliaia di lavoratori, giunti a Roma da tutt’Italia. USB, SLAI-Cobas, Cib-Unicobas, Snater, USI, S.I.Cobas e Orsa, manifestano uniti il loro dissenso "contro le politiche del governo Monti che penalizzano i lavoratori, i pensionati, i precari e i disoccupati e che, con il ricatto del debito, cercano di far pagare la crisi a tutti, tranne a coloro che hanno generato, speculato e fatto profitti su di essa".
Diversi tra i manifestanti sono gli iscritti alla Cgil. Giorgio Cremaschi, presidente del Comitato centrale della Fiom, afferma: "è stato importante esserci oggi, pur con tutte le difficoltà del caso: di questi tempi, anche perdere una giornata di lavoro è un costo pesante. In tutta Europa le mobilitazioni stanno aumentando. E devono crescere anche in Italia: abbiamo un governo che crede di risollevare l’Italia trasformandola in un paese low-cost".
Cremaschi dà anche una personale lettura del contestato "Movimento dei Forconi", alla nostra domanda a proposito delle considerazioni espresse da alcuni settori della sinistra perbenista per cui si tratterebbe di una protesta simil-cilena, sorride e ribadisce la differenza che intercorre tra un governo di sinistra come quello di Allende ed il Governo Monti: "tra i forconi troviamo alcune categorie che potevano dirsi abbastanza privilegiate fino a pochi anni fa, ma che negli ultimi anni hanno visto peggiorare le loro condizioni di reddito e i loro diritti, ed oggi giustamente reagiscono". Commentando gli arresti di ieri a seguito delle proteste in Val di Susa dello scorso luglio, solidarizza: "si è trattato di un’operazione assolutamente politica e repressiva, inaccettabile e volta a criminalizzare un intero movimento". E, ampliando il discorso dagli arresti dei No Tav alle rivendicazioni di cittadini e lavoratori ingiustamente vessati, sottolinea come paura e intimidazione siano gli strumenti utilizzati di continuo, politicamente e psicologicamente, per disinnescare ogni forma di opposizione da parte della società civile.
Secondo Alessandro Trevisan, di Orsa trasporti, "il decreto liberalizzazioni di Monti distrugge il contratto nazionale lasciando mano libera alle imprese di applicare i contratti più disparati, sino ad accordi ad persona senza alcuna tutela sindacale. Questo genererebbe un dumping sociale fondando una concorrenza tra imprese basata unicamente sul minor costo del lavoro e sulla riduzione dei diritti. I ferrovieri chiedono l’abolizione del comma 2 dell’art 37 del decreto liberalizzazioni, affinchè venga loro riconosciuto il diritto ad avere un contratto collettivo nazionale applicato da tutte le imprese ferroviarie come avviene per tutti gli altri comparti lavorativi".
In piazza anche il Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua: Simona Savini sottolinea l’importanza della campagna di "obbedienza civile" per il ricalcolo delle bollette dell’acqua con una riduzione del 7%, in modo tale che venga rispettato l’esito referendario.”
Altro bene comune sotto attacco: la scuola statale. I lavoratori in corteo denunciano la continuità di un percorso di screditamento del bene-scuola che ha radici lontane e che dalla riforma Berlinguer ha visto complici sia governi di centro-sinistra che di centro-destra, fino alla voce "tecnica" del governo Monti. Un percorso volto da un lato al depauperamento, dall’altro all’aziendalizzazione della scuola, che ha tra i risultati la creazione di istituti di serie a e di serie b e la conseguente "lotta tra poveri" - tutto ciò non esattamente in linea con il compito di formazione di cittadini solidali e consapevoli che la scuola dovrebbe svolgere - e lo screditamento dell’operato del docente. Ci ricorda ad esempio uno dei manifestanti come, attraverso il meccanismo della riconversione professionale, un docente in esubero sulla sua classe di concorso rischi di essere passato forzatamente a diversa mansione.
Tra i partecipanti, anche gli studenti del collettivo "Senza Tregua", che per voce del giovane leader Alessandro Mustillo sottolineano la gravità delle ripercussioni delle politiche neo liberiste del governo: "Ma quale governo tecnico, questo è un governo assolutamente politico". Mustillo ha la determinazione dei suoi vent’anni, e combattivamente dice che, come in Inghilterra l’anno scorso, c’è il rischio concreto che anche da noi le rate universitarie triplichino. "Siamo in piazza con i sindacati di base perché questa è una giornata importante che non riguarda solo i lavoratori, ma anche noi giovani e studenti: infatti si parla di istituzionalizzare il cosiddetto "prestito d’onore" per gli studenti universitari. Praticamente vogliono farci pagare gli studi con un mutuo. È inoltre in pericolo il valore legale del titolo di studio: si tratta di un’ipotesi che se si concretizzasse porterebbe ulteriore discriminazione tra gli studenti appartenenti alle diverse classi sociali".
Tra gli studenti incontriamo anche Petros Kipouropoulos, dirigente della KNE-Gioventù Comunista di Grecia. Secondo lui, "la crisi che sta attraversando anche l’Italia non è che la crisi del capitalismo. E se l’attacco ai diritti è globale, le risposte devono essere globali".
Da segnalare che durante il corteo, che si è concluso a Piazza San Giovanni, sono stati frequenti gli slogan e gli attestati di solidarietà con gli arrestati del movimento No Tav e con tutto il popolo della Val Susa.
Adesso il prossimo appuntamento per continuare il percorso di costruzione dell’opposizione sociale alle politiche liberiste è per l’11 febbraio prossimo con la manifestazione nazionale della Fiom. In attesa del corteo del Comitato No Debito il 10 Marzo a Milano, che dovrebbe concludersi con l’occupazione di Piazza Affari.
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