Giovedì, Maggio 17, 2012
   
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Come inventare un “casus belli” con un agente iraniano casinista

Guerra e verità

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Iranian-alleged-plot-wordledi Juan Cole.
Personalmente non capisco come i media commerciali americani possano riferire le cose che riporterò qui di seguito su Manssor Arbabsiar e poi continuare a ripetere con faccia tosta le imputazioni del governo USA sulla sua partecipazione ad un complotto ordito presso le alte sfere del governo iraniano.  

Sembra semmai piuttosto evidente che Arbabsiar sia molto probabilmente un caso da manicomio.
Ecco qua le 10 principali ragioni per cui costui non può essere la risposta iraniana a 007:

    • 10. Arbabsiar era conosciuto a Chorpus Christi, in Texas, “per essere un ridicolo demente”;
    • 9. Probabilmente a causa di un accoltellamento subito nel 1982, soffriva di un disturbo della memoria a breve termine;
    • 8. Perdeva continuamente il suo telefono cellulare;
    • 7. Non trovava mai le chiavi;
    • 6. Dimenticava continuamente il borsello e i documenti nei negozi;
    • 5. Era “praticamente disorganizzato”, ha sottolineato un suo ex socio d’affari;
    • 4. Nella sua attività di co-titolare di una rivendita di auto usate, perdeva sempre i documenti di proprietà dei veicoli;
    • 3. Arbabsiar, ben lungi dall’essere un fondamentalista islamico sciita, pare sia stato un alcolista; il suo soprannome è “Jack” per la sua passione per il whisky Jack Daniels;
    • 2. Arbabsiar non solo abitualmente beveva all’eccesso, ma si faceva di canne e andava a prostitute. Una volte disse ad alta voce in un ristorante che sarebbe tornato in Iran, dove avrebbe potuto avere una ragazza per soli 50 dollari. Era un uomo rozzo e fu anche sbattuto fuori da alcuni locali;
    • 1. Tutte le sue imprese d’affari sono fallite, una dopo l’altra.

La traiettoria discendente della vita di Arbabsiar, con la recente perdita del mutuo, di tutte le sue imprese e della sua seconda moglie, in linea con il suo evidente difetto cognitivo, mi fa pensare che potrebbe aver avuto un crollo che lo ha portato sino alla follia.

Ho ipotizzato ieri che Arbabsiar e suo cugino Gholam Shakuri abbiano fatto parte di una gang iraniana dedita allo spaccio di droga. Ma dopo che sono emersi certi dettagli riguardo il primo, non credo che possa aver fatto nemmeno questo. Anzi, adesso incomincio a vedere tutta questa storia come pura fantasia.

Che un mentecatto monumentale come Arbabsiar possa aver pensato di essere un agente segreto del governo è perfettamente plausibile. Sono sicuro che lui pensi un sacco di cose. Ma che lo fosse davvero non è minimamente credibile.

Okay, Qasim Soleimani, il capo della Brigata Qods, le forze operative speciali del Corpo di Guardia della Rivoluzione Iraniana, potrebbe non essere uno simpatico. Ma è un uomo così competente che gli ufficiali USA in Iraq credevano senza dubbio che egli fosse riuscito più volte a superarli e a sconfiggerli in quel territorio.

L’affermazione che Solemani abbia assoldato un incompetente ubriacone senza alcuna memoria e completamente disorganizzato come Arbabsiar nella più delicata e pericolosa missione terroristica mai tentata dalla Repubblica Islamica dell’Iran è roba da scompisciarsi.

Inoltre, ci sono tutte le ragioni per ritenere, come suggerito da Jeffrey Toobin, che Arbab sia stato incastrato in questo piano da un criminale, un narcotrafficante, al soldo del governo USA, che ha suggerito nella fase preliminare la maggior parte dei dettagli chiave ad Arbabsiar. Se quest’ultimo era un mentecatto come viene descritto dal rapporto del WaPo, avrebbe potuto essere particolarmente suggestionabile e quindi un soggetto perfetto da incastrare.

Qui non c’è nessuna connessione con l’Iran. Arbabsiar ha ricevuto 100mila dollari in bonifico da un paese terzo su quello che pensava fosse il conto del narcotrafficante messicano. I soldi non arrivarono direttamente dall’Iran. Anche se fossero arrivati da lì, non c’è ragione di pensare che fossero fondi del governo.
Arbabsiar stesso valeva 2 milioni di dollari in Iran; per tutto quel che sappiamo, da quando si era perso nel suo mondo dei sogni, si stava preparando a spendere la sua eredità proveniente da Kermanshah per eseguire il suo folle disegno.

La denuncia del Dipartimento della Giustizia riferisce che Arbabsiar si vantava che suo cugino (Gholam Shakuri) era un “generale” in Iran, ma che lavorava in borghese all’estero e che “era stato alla CNN”.
Dato che due su tre di queste affermazioni sono evidenti bugie, perché dovremmo credere a qualsiasi altra cosa Arbabsiar abbia detto su suo cugino? Si noti come sia solo una congettura del Dipartimento di Giustizia che la descrizione di suo cugino fornita da Arbabsar suggerisca che sia un membro del Corpo di Guardia della Rivoluzione Iraniana. Lui non viene identificato in questo modo da Arbabsar, il quale dice semplicemente che è un generale che si muove in abiti civili. Non esiste un generale di questo tipo.

Dato che Arbabsar in tutta evidenza non afferra solidamente la realtà, accusare la Guardia della Rivoluzione Iraniana con queste affermazioni assurde e vaghe sarebbe cosa assai sconsiderata.

Sono francamente sconvolto dal fatto che Eric Holder (il ministro della Giustizia USA, Ndt) ci abbia apparecchiato questa succulenta cazzata, che ora viene usata per fare politica ai massimi livelli. Che un ex narcotrafficante messicano pagato dai contribuenti americani possa aver pensato di fare carriera intraprendendo giochetti cerebrali con un immigrato iraniano pazzoide non sorprende. Che si possano ficcare nella testa di Arbabsar fantasie di piani mirabolanti, se ci si lavora sopra, sembra quasi ovvio. Che qualcuno al Dipartimento della Difesa o dell’establishment della politica estera statunitense potesse prendere tutto questo sul serio non è plausibile. Ne concludo che sono dei disonesti e che è ora il turno di Obama di confezionare una guerra inventata per evitare di rassegnare la sconfitta, l’anno prossimo in questa stagione, nelle mani fresche di manicure di Mitt Romney.

 

Traduzione per Megachip a cura di Cipriano Tulli e Pino Cabras.

http://www.juancole.com/2011/10/wagging-the-dog-with-irans-maxwell-smart.html

 



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