Giovedì, Maggio 17, 2012
   
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La guerra segreta della Francia contro il popolo siriano

Guerra e verità

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francia siria_20120222dalla Rete Voltaire - [Con una nota della Redazione di Megachip]

 

DAMASCO - Nel prendere la roccaforte degli insorti nel quartiere di Bab Amr, a Homs, l'esercito siriano ha fatto più di 1.500 prigionieri, per lo più stranieri. Di questi, una dozzina di francesi hanno chiesto lo status di prigioniero di guerra fornendo la loro identità, il grado e il corpo di appartenenza. Uno di questi è un colonnello del servizio trasmissioni della DGSE (Direction générale de la sécurité extérieure).  Nell’armare la rivolta wahhabita e nel fornirle informazioni satellitari, la Francia ha dunque condotto una guerra segreta contro l'esercito siriano, che ha portato, in dieci mesi di combattimenti, all’uccisione di circa 3.000 militari e oltre 1.500 civili.

 

Queste informazioni erano state già parzialmente rivelate il 13 febbraio 2012 da Thierry Meyssan, durante un intervento sul primo canale della Televisione russa, e poi riprese in un articolo pubblicato il giorno successivo sulla «Komsomolskaya Pravda»; infine, in un video di Voltaire Network TV.

La Francia ha chiesto la collaborazione della Federazione russa per negoziare con la Siria il rilascio dei prigionieri di guerra.

Réseau Voltaire non ha trovato prove per convalidare le accuse in base alle quali120 francesi sarebbero stati fatti prigionieri a Zabadani, una voce che al momento sembra essere una versione esagerata delle informazioni che ci arrivano e apparentemente priva di fondamento.

Tuttavia, lasciano da pensare gli articoli degli inviati speciali a Homs che in questi giorni vengono pubblicati sulla stampa francese: una settimana dopo che l’area insorta è tornata saldamente in mani governative, e mentre si registrano soltanto dei combattimenti di modestissima entità, questi reporter continuano a descrivere scene di una rivoluzione in atto, nascondendo la verità ai loro lettori, e permettendo così ad Alain Juppé di negoziare sotto silenzio la restituzione dei prigionieri di guerra.

Il 17 febbraio, Nicolas Sarkozy e David Cameron hanno firmato una dichiarazione congiunta, dove si legge: «La Francia e il Regno Unito ammoniscono i responsabili delle violenze che si stanno verificando in tutta la Siria a non dubitare che il giorno verrà in cui essi dovranno rispondere delle loro azioni. Francia e Regno Unito riaffermano la loro determinazione a garantire che le prove dei crimini commessi siano adeguatamente raccolte in modo che coloro che hanno ordinato e commesso queste atrocità potranno essere chiamati a renderne conto.»

In assenza di un obbligo previsto da specifici trattati, la guerra segreta guidata dal presidente Sarkozy e il suo governo è un atto senza precedenti, mai verificatosi prima sotto la Quinta Repubblica. Esso viola l'articolo 35 della Costituzione e costituisce un reato punibile dall’Alta Corte (articolo 68).

 

La traduzione dell'articolo è a cura della redazione di Megachip.

 

Fonte: http://www.voltairenet.org/La-guerre-secrete-de-la-France.

 

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Nota della Redazione

A Homs lo scenario è la guerra, e in guerra si muore. Muoiono le persone, le più sfortunate o le più esposte. E muore la verità, come sempre la prima a cadere. O almeno, muore una verità media, netta, lineare, che scontava più facilmente le rimediabili approssimazioni dei tempi di pace. Subentra una verità sfaccettata, prismatica, in cui la ricostruzione degli eventi risulta molto più difficoltosa. Ogni notizia è suscettibile di traiettorie distorte, diffusioni studiate, alterazioni a volte meno studiate.

Lo stesso articolo avverte, quando parla della notizia dei 120 francesi arrestati, che si tratta di«una voce che al momento sembra essere una versione esagerata delle informazioni che ci arrivano.» Cosa significa? Significa che sopra il cielo siriano la produzione di notizie di origine incontrollata è molto intensa, e proviene da svariate fonti abituate a intossicare la sfera informativa, al punto che per i media diventa un groviglio. E forse lo diventa perfino per chi produce le notizie.

Alcuni punti fermi li possiamo lo stesso individuare, con l’esperienza delle guerre degli ultimi decenni.

Se ad esempio la morte di due inviati occidentali a Homs è univocamente interpretata dalla grande corrente dei media come la caduta di due martiri che testimoniano nient’altro che l’eroica resistenza degli oppositori inermi contro il tiranno armato, possiamo pure star certi che si tratta di oppositori armati, e quindi si tratta di una situazione di guerra.

Ormai è un dato di fatto che nelle città calde della Siria operano ufficiali di forze armate e corpi speciali di vari paesi, così come è ormai confermato da più parti che l’esercito siriano ne ha catturati in numero tale da innescare grandi trattative per il rilascio, con prezzi che qualcuno pagherà sottobanco, o con sgambetti perfino fra servizi segreti alleati.

Riassumendo: a Homs non è in corso il tetragono bombardamento dell’ottuso regime siriano contro il popolo democratico dipinto da tutti i big dell’informazione. Si è invece conclusa una battaglia durissima che ha reso non più celabile l’intervento diretto in atto di forze militari esterne, con tutto quel che significa in termini di violazione del diritto internazionale. Sono coinvolte varie potenze, in segreto, non sappiamo ancora in quale misura ciascuna. Probabile che una dose pilotata di rivelazioni imbarazzanti potrà essere uno strumento di pressione in mano a Damasco per influire sulle decisioni dei paesi coinvolti.

Motivo di più, questa reale incertezza, per rifiutare il rumore di fondo che vuole invece portare pseudo-certezze a sostegno di un’altra guerra, stavolta contro la Siria.

 

 

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