di Stefano D'Andrea.
L'attacco speculativo contro i titoli del debito pubblico italiani dovrebbe far sorgere nella mente di ogni cittadino intelligente la seguente domanda: come è possibile per uno Stato sottrarsi ai ricatti posti in essere dai consigli di amministrazione dei grandi intermediari finanziari? Non chiamiamoli più mercati, per favore. Quale disciplina giuridica è necessario introdurre per rendere prevalentemente interno o addirittura esclusivamente interno il debito pubblico dello Stato?
La medesima domanda, prima ancora che da cittadini intelligenti, dovrebbe essere sollevata dai politici italiani, i quali dovrebbero chiedere ai loro tecnici: quali norme possiamo emanare per far sì che il debito pubblico sia prevalentemente o esclusivamente interno? Avete ascoltato un solo politico, sia pure di rifondazione comunista o del partito dei comunisti italiani, solevare la domanda? Credo di no. E questa è la ragione per la quale l'Italia è messa molto male.
I giornalisti economici intelligenti dovrebbero invece segnalare esperienze straniere o nostre esperienze storiche, nelle quali il debito pubblico è o è stato esclusivamente interno; e indagare se si tratta di caso o di moda, ovvero se il carattere interno dei debiti dipende dall'adozione di una o altra disciplina e quindi dalla politica. In questi giorni avete letto articoli e inchieste simili? Credo di no. Sappiamo soltanto che in Italia prima il debito pubblico era in gran parte interno e che tale è ancora oggi in Giappone.
Nessuno che spieghi se la trasformazione del debito pubblico da interno in esterno sia stata l'esito di una incentivazione, anche inconsapevole, derivata dall'adozione di norme giuridiche, magari emanate in attuazione di direttive europee!
In generale dovremmo considerare assurdo che un popolo di grandi risparmiatori, come il popolo italiano, affidi il risparmio, anziché al proprio stato, ai grandi intermediari finanziari (i cosiddetti "mercati"), i quali poi ricattano lo Stato italiano, minacciando di non riconfermare l'acquisto dei titoli del debito pubblico se lo Stato ricattato non legifera per agevolare i licenziamenti dei lavoratori italiani; per consentire che le società di capitali entrino anche nel campo fino ad ora riservato al lavoro autonomo (esercizio delle professioni cosiddette protette); e per svendere i beni pubblici.
La situazione è tanto assurda, che anche un incapace di intendere e di volere saprebbe individuare il problema e suggerire qualche rimedio. Ma la droga dell'ideologia globalista-mercatista-turbocapitalista, che è droga in primo luogo linguistica ("i mercati"), non rende semplicemente incapaci di intendere e di volere, rende gravemente tossicodipendenti. Trattandosi di droga pesante, non si limita semplicemente a viziare la volontà, la estingue.
Sul tema dovremo tornare, trattandosi di tema fondamentale. Un suggerimento tuttavia al prof. Monti lo possiamo dare. Posto che lo Stato può legittimamente ricorrere alla patrimoniale, in questo momento difficile per la nostra nazione, perché non imporre un (più accettabile) prestito forzoso, con interesse del 2,5% a tutti gli italiani che dispongano di una certa quantità di risparmio, in denaro o altri titoli, al fine di acquistare i titoli del debito pubblico italiano che i grandi intermediari finanziari rifiutano?
Molti italiani, sprovvisti di liquidità, sarebbero costretti a vendere quote di fondi o azioni di banche per prestare forzosamente allo stato denaro in cambio di titoli del debito pubblico. Lo stato pagherebbe pochi interessi. Gli italiani, costretti al prestito, otterrebbero comunque un interesse superiore all'inflazione. E i grandi intermediari finanziari, che stanno ricattando il popolo italiano, vedrebbero scendere il valore delle azioni o delle quote. Soddisferemmo il nostro interesse, respireremmo e allo stesso tempo puniremmo i ricattatori.
Adottato il provvedimento suggerito, si dovrebbe perseguire l'obiettivo strutturale di sottrarre il nostro Stato e il nostro popolo ai ricatti dei grandi intermediari finanziari.
Ma il nostro futuro Presidente del consiglio (che è nostro soltanto perché ce lo hanno imposto) è favorevole a perseguire la liberazione dello Stato e del Popolo italiano dalla condizione di ricattabilità da parte dei grandi intermediari finanziari? Esiste un giornalista che abbia possibilità di contattarlo e di porgli questa domanda?
Fonte: http://www.appelloalpopolo.it/?p=4943.
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